Luce verde per l’acciaio

Roberto Carminati

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Puntare i riflettori sulle esperienze delle imprese siderurgiche alle prese con la transizione green: questo è stato il senso del primo di una serie di appuntamenti organizzati da siderweb e concentrati sia su un’analisi statistica sia sulla narrazione delle iniziative messe in atto dagli attori della filiera.

Il presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha recentemente definito il panorama italiano dell’acciaio come un autentico campione di sostenibilità su scala internazionale. Di come la filosofia della responsabilità ambientale e sociale stia prendendo piede presso le aziende del comparto – indipendentemente dalla dimensione – ha dato dimostrazione uno studio di siderweb.

Con la prima edizione della ricerca inequivocabilmente intitolata Acciaio Sostenibile la community della siderurgia ha raccolto ed esaminato i report di sostenibilità di 28 imprese della filiera corta: produttori, distributori, centri servizio e commercianti di rottame e ferroleghe. Un sondaggio basato su un questionario in 15 domande sulle azioni sin qui compiute e su quelle attualmente in fase di elaborazione ha completato il quadro e ha coinvolto un totale di quaranta partecipanti.

«Acciaio sostenibile», ha chiarito la content manager e consigliera d’amministrazione di siderweb Francesca Morandi nel presentare il rapporto sulla rendicontazione di sostenibilità dei player del settore, «vuole essere un percorso di lungo periodo, per arrivare a un approdo che non soltanto verrà imposto dal regolatore, ma è anzi destinato a esser richiesto come fattore competitivo dal mercato».

Dentro e fuori dalla fabbrica

Come ha riferito il ricercatore dell’Università degli Studi di Brescia Cristian Carini lo scopo del lavoro era quello di «fotografare lo stato dell’arte dei comportamenti responsabili e sostenibili» non già per darne un giudizio bensì «in un’ottica di evoluzione continua» cominciando dal come si redigano e curino le comunicazioni di ordine non-finanziario.

E queste sono necessariamente bidirezionali: interessano cioè sia le società al loro interno sia gli stakeholder esterni e si basano per lo più su survey, interviste ed eventi ad hoc. L’auspicio è che proprio i meeting e i workshop tematici possano prendere sempre più piede col passare del tempo. Le dimensioni dell’ambiente e del cambiamento climatico si sono posizionate in cima alla lista delle priorità per gli intervistati; di pari passo con il controllo delle emissioni in ossequio agli scope 1 e 2 del protocollo Green house gas o GHG.

È però emersa in tutta la sua evidenza anche la centralità delle politiche improntate all’economia circolare, chiave di volta delle attività per un’industria che del forno elettrico e del riuso di rottame ha fatto una delle sue bandiere. E con essa la sensibilità verso le risorse idriche. Sostenibilità e responsabilità sociale sono però quasi dei sinonimi per il business contemporaneo e a dimostrarlo è stata nella fattispecie la descrizione delle iniziative portate a termine per garantire la salvaguardia, la formazione, il benessere e la crescita professionale e individuale della forza lavoro.

Un’industria che ricicla

Parlando di circular economy è importante sottolineare che la propensione al riciclo è stata fra gli indicatori d’impatto ambientale presi in considerazione dagli esperti di siderweb, che hanno registrato una percentuale media di recupero dei rifiuti pari al 70%, ma con diffusi picchi del 90%. Analogamente a quanto fatto con l’analisi dei report, anche con il sondaggio – presentato sempre per l’Università di Brescia da Laura Rocca – si è voluto dare ragione dell’atteggiamento delle imprese siderurgiche nei confronti della transizione ecologica, che spinge verso l’adozione di nuovi modelli di business.

Un 37% delle insegne rispondenti ha dichiarato un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro: segno, questo, che la sostenibilità è tema tale da suscitare generalizzata attenzione. Nel complesso il 93% delle imprese ha riportato un livello di interesse alto o molto alto verso l’ambiente, poi per le risorse umane nonché per la comunità e il territorio.

Ancora: la maggior parte delle interpellate ha approntato progetti di efficientamento energetico e di riduzione sia delle emissioni inquinanti sia dei rifiuti derivanti dai processi industriali. Non a caso, circa la metà dei player ha affermato di essere impegnata tanto sul fronte delle tecnologie innovative di trattamento degli scarti quanto su quello dell’individuazione di nuovi materiali a più basso impatto ambientale.

Il bene più prezioso è il fattore umano

Meno esplorati sono aspetti di nicchia quali la biodiversità, ma in generale si è visto che il 52,5% del campione ha avviato progetti specifici di sostenibilità da oltre tre anni; il 42% da più di cinque. Come si è avuto modo di accennare, la preziosità delle risorse umane è percepita da tutti. Si ritrovano pressoché ovunque le azioni che hanno per finalità la salute e la protezione degli addetti. Al contempo «l’87% degli intervistati ha dichiarato di aver attivato programmi aziendali di formazione sul tema, al di là degli obblighi normativi, e il 68% ha effettuato interventi specifici sugli impianti».

Il 64% «ha previsto giornate formative o eventi sui temi della sostenibilità rivolti al personale» e nell’ambito del welfare si distingue il ricorso a premi di produzione sulla base delle performance (82%). Forse sulla scia delle sperimentazioni compiute in coincidenza con le fasi più calde della pandemia da Covid-19 stanno guadagnando terreno la gestione flessibile del lavoro e lo smart-working, segnalati rispettivamente dal 74 e 63% delle risposte.

Appare ragionevolmente consolidata la proposta di piani di assistenza sanitaria specificamente dedicati ai dipendenti (61%). Resta come fanalino di coda la mobilità sostenibile; e per quel che attiene alla scelta dei fornitori «su criteri etici e sociali» essa riguarda il 60% circa delle realtà che hanno aderito al sondaggio. Nel 15% dei casi sono i clienti a richiedere certificazioni mirate, in questo senso. Secondo Rocca, il Bilancio di sostenibilità e la comunicazione non finanziaria sono percorsi destinati a durare nel tempo ed evolversi di continuo; e le certificazioni possono esserne il punto di partenza.

Né sono i soli strumenti per parlare di sé e di quel che si fa, poiché in molti si affidano efficacemente ai siti web istituzionali piuttosto che ai social, non di rado a entrambi i canali. Essenziale è che i dati e i traguardi raggiunti siano presentati in maniera comprensibile, semplice e diretta poiché anche così si corrobora l’immagine di un acciaio made in Italy come primatista europeo per la responsabilità.

La sostenibilità, tradotta in pratica

È stato un parterre di imprenditori e manager a offrire, a margine del lancio di Acciaio sostenibile, una serie di casi applicativi pratici di successo e tali da poter diventare altrettanti esempi per altre aziende e le comunità che le ospitano. L’amministratore delegato della friulana ABS Stefano Scolari ha ricordato il miliardo di euro stanziato per tecnologie ed efficienza negli ultimi 10-15 anni e l’idea di investire altri 750 milioni. Data a due anni fa il varo di QWR, impianto per la produzione di vergella di qualità alimentato con i semiprodotti provenienti dall’acciaieria di ABS in Croazia il cui forno è dotato di un trasformatore digitale, Danieli Q-One, che permette di ridurre consumi ed emissioni usando fonti rinnovabili.

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Di comunicazione ha parlato la responsabile delle relazioni esterne e sustainability manager di Feralpi Group, pronta alla quarta rendicontazione non finanziaria, Isabella Manfredi. Per Manfredi innovare è (anche) gestire i dati integrandoli in un modello collaborativo digitale e verificabile, ma il cambiamento deve partire dai vertici, forieri di nuovi ed efficaci modelli organizzativi, e abbracciare sempre più la supply chain e gli skill esterni. Al servizio della comunità, con progetti di vasto respiro che coinvolgono anche le partner Tenova, A2A e Turboden, si è messa anche ORI Martin, il cui membro del comitato esecutivo Roberto de Miranda ha evidenziato i frutti raccolti con i-Recovery, ove si recuperano i fumi di acciaieria trasformandoli in vapore e acqua calda per la rete di teleriscaldamento della città di Brescia; e Heat Leap, complementare, che genera per la collettività energia termica sfruttando una pompa di calore.

Altra sustainability manager, ma per Marcegaglia Holding, è Barbara Gervasoni, pronta a ribadire la centralità della formazione – prerogativa di Marcegaglia Academy – in vista della crescita a 360 gradi delle persone. Ma anche l’importanza di iniziative come quella approntata con Snam e altri partner del polo petrolchimico di Ravenna, per la cattura e lo stoccaggio delle emissioni di CO2. La recente acquisizione di una acciaieria per la produzione di inox a Sheffield in Inghilterra, e la partecipazione al progetto di H2GS, svedese, per la prima vera acciaieria green d’Europa, sono funzionali poi all’obiettivo del gruppo di un approvvigionamento a pieno titolo responsabile.

Divenuta dal 2021 società benefit la modenese Socfeder, rappresentata dall’amministratore unico Claudio Testi ma dove quattro dei sette membri del comitato direttivo sono donne, ha tenuto a portare l’attenzione su alcuni pilastri della sua strategia responsabile e sostenibile. Da 40 anni offre case ad affitti calmierati agli addetti che ne hanno bisogno; dal 2022 eroga un bonus bebè da 1.200 euro a figlio per dipendente; con un progetto insieme all’Università di Modena e Reggio ha misurato il grado di felicità prodotta in clienti, fornitori, territorio e dipendenti. E tutti hanno dato maggiore rilievo alla creazione di un clima positivo nei reparti, che non agli aspetti economici.

È anche dai documenti di rendicontazione, oltre che dal successivo piano di decarbonizzazione, che Arvedi ha tratto ispirazione – lo ha detto la responsabile per la sostenibilità Alessandra Barocci – per le sue politiche green, fondate sulla selezione e valorizzazione del rottame post-consumo e su un ampio utilizzo di energie rinnovabili, che hanno portato alla riduzione delle emissioni scope 1 & 2.

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