Made in Italy: non solo le “3F”

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Pur non essendo noto nel mondo come le 3F simbolo del Made in Italy (Fashion, Food, Furniture), il comparto dei costruttori italiani di beni strumentali ha raggiunto nel 2022 risultati degni di nota.

Una realtà resiliente e che continua a crescere nonostante un contesto globale sempre più complesso e competitivo. Questo è il quadro del settore dei beni strumentali che Maurizio Marchesini, Vice Presidente di Confindustria, ha delineato durante l’Assemblea annuale di Federmacchine. Commentando i dati relativi al 2022, Marchesini ha sottolineato come questo comparto, pur non essendo “famoso” come le 3F simbolo del Made in Italy (Fashion, Food, Furniture), abbia raggiunto risultati ragguardevoli lo scorso anno. Lo mette bene in evidenza anche il saldo commerciale positivo (+50,3 miliardi di euro) della categoria Macchine e Apparecchi meccanici (al cui interno trovano collocazione i macchinari di Federmacchine), che supera i circa 40 miliardi di surplus di Abbigliamento e Arredamento considerati insieme. Marchesini ha rimarcato anche che il contributo del settore della meccanica strumentale al Pil (quasi il 3% nel 2022) mostra chiaramente il suo peso nell’economia italiana. In particolare, lo scorso anno le vendite di macchinari all’estero hanno rappresentato il 5% del totale delle esportazioni del Paese, percentuale che sale al 5,7% se si considera il solo export di merci.

Maurizio Marchesini, Vice Presidente di Confindustria

Le ragioni della resilienza                          

Uno degli aspetti che emergono dall’analisi dell’evoluzione del settore dei beni strumentali è la sua capacità di superare le crisi, cosa non comune a tutti i comparti. Marchesini ha sottolineato alcuni punti di forza che hanno permesso al settore di essere resiliente nei momenti critici, inclusa la pandemia. In primis la sua particolare struttura produttiva, organizzata in filiere, in cui un insieme di imprese si riuniscono attorno a un prodotto o un servizio, guidate da uno o più capi filiera. Il Vice Presidente di Confindustria ha evidenziato come l’essere un Paese fondamentalmente caratterizzato da Piccole-medie imprese non sia di per sé un vantaggio, tuttavia le aziende italiane sono riuscite a trarne anche dei benefici, facendo leva su alcuni plus: la flessibilità (che permette di coprire quelle nicchie che diventano importanti se sono a livello globale), l’anima esportatrice e la capacità di costruire prodotti su misura. Marchesini ha rimarcato come quest’ultima caratteristica sia tutt’altro che semplice ma rappresenta un fattore differenziante rispetto ai competitor, che consentirà alle imprese italiane di crescere anche in futuro.

Il peso della meccanica strumentale nel 2022

Tutti questi aspetti hanno permesso al settore dei beni strumentali di superare le numerose crisi che il mondo economico ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Il Vice Presidente di Confindustria ha anche messo in luce alcune rilevanti conseguenze di questi eventi critici, tra cui il caro energia e un nuovo concetto di globalizzazione. Vi è una tendenza all’accorciamento delle filiere come reazione alle difficoltà di approvvigionamento che hanno impattato sulle imprese. Marchesini ha accennato a una ricerca del Centro Studi di Confindustria, volta a esaminare come si stia sviluppando questa nuova globalizzazione, quali siano le problematiche e le dipendenze strategiche. Il Vice Presidente ha affermato che non si tratterebbe di un vero e proprio reshoring ma di un “reshoring di fornitura”, ovvero la ricerca, da parte delle aziende europee (incluse quelle italiane), di fornitori che consentano loro di non incorrere nelle difficoltà di approvvigionamento sperimentate. Questo si traduce, per esempio, nella scelta di fornitori più vicini (near shoring) o anche di fornitori che operano in contesti più affidabili politicamente (friend shoring).

Come sottolineato da Marchesini, tutto ciò presenta aspetti positivi ma anche situazioni a cui prestare attenzione. Il Vice Presidente di Confindustria ha citato l’esempio della carenza dei chip, che ha portato le istituzioni europee alla definizione del Chips Act con l’obiettivo di raddoppiare la produzione di questi componenti in Europa da qui al 2030. Marchesini ha evidenziato che nel Vecchio Continente si produrranno non solo chip ad tecnologia, ma tutti i tipi di chip. Se da un lato questa iniziativa creerà nuovi posti di lavoro e porterà attività produttive nel territorio europeo, dall’altro non si concentrerà esclusivamente sullo sviluppo di tecnologie che consentirebbero di creare dipendenze strategiche di altri Paesi nei confronti del Vecchio Continente.

Aumentare la capacità di produrre alta tecnologia è fondamentale in un mondo dove la competizione è sempre più forte. Proprio guardando a un futuro non privo di sfide, Marchesini ha accennato a un progetto di integrazione che riguarderà tre associazioni aderenti a Federmacchine: Ucima, Acimac e Amaplast. Il Vice Presidente di Confindustria ha messo in evidenza come il contesto in cui dovranno muoversi le imprese nel prossimo futuro richiederà una preparazione diversa anche dal punto di vista associativo. A questo scopo, la nuova realtà che dovrebbe nascere si focalizzerà sulle relazioni con le istituzioni, gli stakeholder e le altre realtà associative, sull’offerta di migliori e nuovi servizi e su attività settoriali (come fiere, iniziative di promozione e studi di settore) che verrebbero – queste ultime – gestite dalle singole associazioni.

Il contributo alla bilancia commerciale

I temi “caldi” da affrontare

Transizione tecnologica e ambientale sono le principali questioni su cui concentrarsi nel presente e nel prossimo futuro per poter continuare a crescere. Marchesini ha affermato che Confindustria si sta interfacciando con il Governo perché si porti avanti la trasformazione digitale iniziata con il Piano Nazionale Industria 4.0, allargando gli orizzonti anche al tema della sostenibilità.

Tra le opportunità da non perdere per le imprese italiane, il Vice Presidente ha anche ricordato l’Intelligenza Artificiale (come applicazione nelle macchine o per quanto riguarda l’assistenza, ecc.) e il supercalcolo. Quest’ultimo non è utile solo in contesti accademici ma anche in ambito aziendale: Marchesini ha citato l’esempio di un’impresa che produce caschi, la quale, grazie a questa innovazione, ha potuto ridurre il time to market, validando il prodotto direttamente sul gemello digitale senza dover realizzare prototipi.

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