I requisiti per la sostenibilità digitale delle imprese

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Con la nuova prassi le imprese potranno recepire le indicazioni per elaborare e implementare i progetti di trasformazione digitale, rimanendo in linea con gli SDG dell’Agenda 2030.

Nel mese di luglio 2023 è stata pubblicata la UNI/PdR 147:2023, la prassi di riferimento sulla sostenibilità dei progetti di trasformazione digitale. Il documento, primo a livello europeo, rappresenta per l’Italia un traguardo molto importante. Tutte le realtà aziendali che desiderano realizzare i propri progetti di trasformazione digitale, nel rispetto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, potranno ora seguire le indicazioni, procedendo contemporaneamente lungo la via delle transizioni gemelle, green e digital.

L’evoluzione dello scenario

Negli ultimi venti anni abbiamo assistito a un radicale cambiamento del comparto manifatturiero, che ha mostrato una costante e rapida evoluzione, adattandosi alle esigenze del mercato. Le produzioni, sempre più innovative, hanno potuto contare principalmente sull’implementazione di tecnologie e in questo contesto è nato e si è sviluppato il Piano Nazionale Industria 4.0.

Oggi, mentre si inizia già a parlare di Industria 5.0, la quotidianità ci mette di fronte a temi ricorrenti, come automazione, IoT, robotica e produzione digitalizzata, nuovi modus operandi che hanno stravolto il processo delle fabbriche e i rapporti tra clienti e fornitori. In particolare, i sistemi di realtà aumentata e lo sviluppo di soluzioni avanzate sono sempre più presenti nell’ambito produttivo, rappresentando il futuro del comparto, seppur non nell’immediato. Ci stiamo quindi dirigendo verso una ben precisa meta, e se non si procede con eccessiva speditezza non è per volontà imprenditoriale: il rallentamento è dovuto solo a una contratta disponibilità economica, per gli investimenti, e a un graduale cambio generazionale, nel management. Se non ci fossero questi due elementi, il percorso sarebbe già ben che avviato. In tutto ciò, però, bisogna fare i conti anche con le indicazioni che arrivano dall’alto, dalle sovrastrutture politiche a cui si deve dar conto. La digitalizzazione corre veloce, ma non può allontanarsi dai parametri della transizione ambientale e dello sviluppo sociale, sostenibile ed equo. I numerosi benefici che le varie tecnologie offrono alla società e al sistema produttivo – pensiamo al ruolo dell’IA, dei big data e di tutte le altre piattaforme digitali – vanno analizzati funzionalmente all’impatto diretto nei confronti della sostenibilità, intesa a 360 gradi. Per questo motivo, la trasformazione digitale dovrà fungere da abilitatore di un nuovo processo, senza però dimenticare il suo ruolo, in considerazione del forte impatto sulla sostenibilità sociale, economica e ambientale: sempre più spesso, infatti, le decisioni dipendono dall’elaborazione dei dati e degli algoritmi, soprattutto in un’ottica di servitizzazione e di automazione avanzata. Da questa esigenza, nasce la prassi UNI/PdR 147:2023, attraverso la quale è possibile valutare la sostenibilità digitale dei progetti di innovazione, per la prima volta in assoluto, a livello europeo.

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