Le attese per un 2024 migliore

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Sebbene investimenti e occupazione risultino stabili o in crescita, la quarta indagine congiunturale di Assofluid fotografa situazione non brillante, con la contrazione di fatturato e ordinativi. Intanto le previsioni per il primo semestre in corso appaiono positive.

Condotta da Assofluid, con la partecipazione di 48 aziende, la quarta indagine congiunturale trimestrale del comparto oleodinamico evidenzia una serie di dati non propriamente positivi, in relazione all’anno 2023. Era nell’aria già da settembre ma, poi, a fine anno, è apparso evidente il rallentamento della crescita, sia in termini di fatturato che di ordini. Già dal I semestre dello scorso anno i dati avevano mostrato una contrazione nelle vendite e nella domanda, dopo un 2022 molto positivo e un 2021 da record.

Alla fine, la frenata è arrivata, e anche in maniera decisa. Superate le problematiche esogene – dalla crisi energetica a quella logistica, senza dimenticare i conflitti bellici in corso – il mercato ha dovuto fare i conti con una serie di questioni endogene, nell’incertezza generata da un’inflazione elevata e da una politica monetaria penalizzante per le imprese. Non possiamo parlare di un tracollo, perché sarebbe esagerato: riferiamoci piuttosto a una fase di stallo che potrebbe durare fino a giugno 2024. Nel frattempo le aziende non sembrano intenzionate a frenare investimenti e assunzioni, e non appaiono preoccupate dall’aumento dei prezzi delle materie prime, che, presumibilmente, dovrebbero rimanere stabili. E questo è un dato innegabilmente incoraggiante.

Fatturato e ordini, la contrazione del mercato

Il report di Assofluid offre una visione completa dell’andamento per l’intero 2023, comparando anche i diversi semestri dello scorso anno. I dati, espressi in percentuali, evidenziano una variazione (crescita o decrescita) rispetto al medesimo periodo del 2022.

Partiamo dal settore oleodinamico, analizzando il fatturato e gli ordini: i dati relativi al primo semestre del 2023 avevano rivelato un lieve rallentamento rispetto ai primi 3 mesi dell’anno, sia nel fatturato che negli ordini. In particolare, se il primo a giugno 2023 mostrava comunque una crescita, i secondi rispetto al 2022 risultavano contratti. Analizzando infatti i dati comparati del primo semestre 2023 con il medesimo periodo del 2022, risulta palese una spaccatura tra il fatturato e gli ordini: la variazione del fatturato nei primi sei mesi del 2023 restava tuttavia positiva (Italia +7,4%, export +7,0%, import +3,6%, mercato nazionale +6%, produzione nazionale +7,1%), mentre iniziava a preoccupare la contrazione generalizzata degli ordini (Italia -8,1%, export -1,2%, import -12,7%, mercato nazionale -9,9%, produzione nazionale -3,4%).

Nel III trimestre la situazione non è migliorata e il fatturato ha continuato a mostrare una crescita modesta rispetto al periodo gennaio-settembre 2022. Nel mentre, gli ordini sono rimasti inferiori a quelli in comparazione (forse in leggero miglioramento, ma sempre negativi). In un discorso d’insieme, quindi, analizzando l’intero anno 2023, si evidenzia una frenata generalizzata: il fatturato della produzione nazionale cresce di 3,3 punti, più all’estero (export +4%) che in Italia (+1,9%), mentre rallenta il fatturato dell’import (-4,7%), un dato che tange a latere le nostre aziende, sebbene influisca sul valore
relativo al mercato nazionale (-0,6%). Per gli ordini, l’anno 2023 termina in forte calo, con un valore della produzione contratto del 22,5%: la “cifra” è frutto di una forte decrescita degli ordini provenienti dall’estero (export -25,2%) e della richiesta nazionale (Italia -16,7%).

Analogo discorso anche per il settore pneumatico: dopo un I trimestre positivo per il fatturato (meno per gli ordini), i valori sono diminuiti, risultando negativi a fine 2023, in entrambi i casi. Il fatturato della produzione nazionale si è contratta del 3,6% (-4,9% Italia e -2,7% export) mentre gli ordini relativi alla medesima voce hanno segnato un -4,7%, con la richiesta di made in Italy pneumatico in calo di 12 punti sul mercato nazionale (-8,9% Italia, -14,7% import, -1,7% export).

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