La plastica vergine produce bioplastiche biodegradabili

Condividi

Trasformare le plastiche derivate dal petrolio in bioplastiche biodegradabili. Sembra impossibile, invece un progetto finanziato dall’Unione europea sta studiando il modo più efficace per realizzare quest’innovazione potenzialmente deflagrante. Si chiama BioICEP (acronimo di Bio Innovation for Circular Economy in Plastic) ed è stato supportato dal programma Horizon 2020. Si basa sulla sperimentazione di una combinazione di metodi chimici e biologici per trasformare i rifiuti di plastica in bioplastiche biodegradabili.

Il contributo spagnolo

Particolarmente interessante è il lavoro portato avanti dall’istituto tecnologico di Valencia, AIMPLAS, che sta lavorando su diverse tecnologie di pretrattamento della plastica. Un metodo sperimentato si basa sulla degradazione termochimica assistita da microonde. AIMPLAS ha utilizzato con successo questa tecnica per convertire i rifiuti plastici non biodegradabili, come il polietilene a bassa densità (LDPE), in materiali facilmente biodegradabili. Nei test, il degrado completo si è verificato in meno di 28 giorni.

Un’altra tecnologia si concentra sulla depolimerizzazione delle poliammidi per ottenere monomeri, degradando di volta in volta la superficie. Alcuni microrganismi vengono utilizzati per degradare i monomeri, che possono infine essere convertiti in bioplastiche.

Il terzo metodo esplorato dai tecnici dell’istituto utilizza tecnologie di estrusione reattiva ossia un processo industriale mediante il quale si sintetizzano i materiali polimerici partendo dai rispettivi monomeri che modificano le strutture della catena polimerica in modo da aumentare la biodegradazione della plastica.

Le tre diverse applicazioni vengono utilizzate in quello che viene chiamato dal consorzio processo a cascata.

Articoli correlati