Il riciclo dei vestiti usati attraverso uno spettrometro da smartphone

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Per dare una spinta all’economia circolare del settore tessile potrebbe bastare una foto. I ricercatori del Fraunhofer Institute hanno sviluppato infatti uno spettrometro del vicino infrarosso ultracompatto integrabile in uno smartphone, che è in grado di riconoscere e analizzare i tessuti semplicemente dalla superficie. La tecnologia potrebbe essere utilizzata per ottimizzare il riciclo dei vestiti usati, in modo che i vecchi indumenti possano essere separati in base alla fibra di cui sono fatti. Una tale innovazione potrebbe essere adottata perfino dagli utenti comuni nella vita di tutti i giorni. Ad esempio, potremmo controllare nei negozi la composizione dei vestiti quando facciamo shopping. Allo stesso modo, le autorità potrebbero usarlo per rilevare prodotti contraffatti.

Uno spettrometro del vicino infrarosso (NIR) misura l’interazione tra luce e materia nella regione del vicino infrarosso dello spettro elettromagnetico Quello del Fraunhofer opera nell’intervallo di lunghezze d’onda compreso tra 950 e 1900 nm. Rappresenta un potente strumento di misura e, combinato con l’imaging e l’intelligenza artificiale, permette di analizzare con precisione i tessuti.

Tutto inizia con la cattura di un’immagine dell’indumento ad opera di una fotocamera. L’intelligenza artificiale poi seleziona un punto specifico dell’immagine e lo passa all’esame dello spettrometro, che cattura la luce riflessa dal tessuto. Qui un sistema di specchi prima trasforma la luce in fasci luminosi paralleli, poi la proietta su una grata. A seconda dell’angolo di incidenza e di uscita, il reticolo suddivide i fasci luminosi in diverse lunghezze d’onda. La luce riflessa dal reticolo viene diretta verso un rilevatore che la cattura come segnale elettrico. A questo punto, un convertitore analogico-digitale digitalizza questi segnali, che vengono successivamente analizzati da un processore. Ne risulta un profilo spettrometrico del tessuto, che rivela di quali fibre è composto confrontandolo con un database di riferimento. Tutto il sistema misura solo 1 centimetro quadro, così che potrebbe essere inserito abbastanza facilmente in uno smartphone.

In proiezione

Applicare questa tecnologia al riciclo dei vestiti usati consentirebbe alle aziende di separarli in modo più efficiente e veloce. La spettroscopia, infatti, identifica e smista i tessuti in modo più accurato e molto più veloce di quanto possa fare un essere umano. Quelli ancora integri, ad esempio, potrebbero finire al mercato dell’usato. I tessuti danneggiati, invece, verrebbero selezionati per il riciclo e le fibre di cui sono costituiti troverebbero nuovi impieghi.

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