L’iperammortamento e il decreto correttivo per il Made in UE

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Per modificare la regola del Made in UE applicabile all’iperammortamento, come stabilito dalla Legge di Bilancio, è necessario uno strumento normativo di primo livello. E mentre si attende il Decreto-legge, sperando che sia questione di giorni, gli investimenti faticano a decollare.

Formazione, digitalizzazione e sostenibilità sono stati i tre pilastri tematici sui quali si è sviluppata la 24ª edizione di MECSPE a Bologna dal 4 al 6 marzo 2026. Il tutto, però, con una lettura in chiave 5.0, in un momento storico-economico di grande trasformazione per il sistema degli incentivi alle imprese, con il ritorno dell’iperammortamento.

Le novità introdotte dall’ultima Legge di Bilancio, con l’addio al credito d’imposta 4.0, non sembrano infatti ancora concretizzarsi. E le imprese attendono di capire come agire, per poter beneficiare degli incentivi. Se ne è parlato ampiamente durante l’incontro “Industria 4.0 – nuove opportunità e regole”, promosso da Corporate Studio, alla presenza del MIMIT, nella seconda giornata bolognese.

Dal Piano Transizione al nuovo iperammortamento: quali nuove?

Su tutto c’è una certezza: la conclusione del Piano Transizione 5.0, il 28 febbraio 2026. A consuntivo, sono state 19mila le imprese che hanno avuto accesso all’agevolazione, con un impiego di risorse per 4 miliardi e 250 milioni. Ora, quindi, il MIMIT è pronto a concentrarsi sul nuovo incentivo, l’iperammortamento, misura già nota alle aziende, ma accantonata nel 2020, con l’introduzione del credito d’imposta.

Intanto, però, l’agevolazione – nella forma di deduzione fiscale – prenderà sì il posto del credito d’imposta 4.0, ma dopo quasi tre mesi dalla pubblicazione della Legge di Bilancio resta ancora lettera morta. E lascia nel limbo le numerose aziende che, nelle dubbiose more, non sanno come agire. E, dunque, non puntano sugli investimenti.

Durante l’evento a MECSPE, il Ministero ha provato a dare una risposta, attraverso le parole di Marco Calabrò – dirigente del Dipartimento per le politiche per le imprese. È questione di giorni. Intanto, però, tutto tace. Serve un decreto direttivo per capire operativamente come agire. Servono poi tempi tecnici per dare avvio al nuovo ingranaggio. Ma, soprattutto, bisogna ufficializzare la nuova disciplina del local content.

La regola del Made in UE e la modifica della norma primaria

La norma primaria ha stabilito la regola del Made in UE. I beni, oggetto dell’investimento agevolabile, dovrebbero essere prodotti in uno degli Stati membri dell’UE o in uno degli Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio Economico Europeo. La ratio? Tutelare l’industria europea, favorendo la sua operatività. Tuttavia, a conti fatti, la realtà è diversa. Il Made in UE non soddisfa totalmente la domanda, e si rischia lo stallo.

Come soluzione a questa “svista normativa”, MEF e MIMIT fanno un passo indietro e decidono di correggere il dettaglio del “local content”. C’è però un problema tecnico. La modifica di una legge statale è possibile solo con uno strumento legislativo di pari grado. Non basta un semplice decreto ministeriale: c’è bisogno almeno di un Decreto-legge. Intanto il MEF, prima a febbraio e, da ultimo, con un comunicato stampa del 12 marzo, ha ufficializzato l’intenzione di rimuovere il vincolo.

Si attende quindi la pubblicazione del DL per riordinare le idee e dare finalmente il via alla macchina degli incentivi – sebbene il rodaggio non sarà immediato. Bisogna infatti tener conto anche degli aspetti relativi alle certificazioni, con una struttura costruita sul Made in Europe ma nuovamente da modificare. Qualora tutto procedesse secondo i progetti, il prossimo aprile potrebbe sbloccarsi l’ingranaggio, con un’applicazione retroattiva agli investimenti dal 1° gennaio 2026. Vedremo.

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