Sottoposte per più motivi e da più parti a pressioni senza precedenti, le attrezzerie sono chiamate a divulgare la condivisibile idea che i loro prodotti siano tutto fuorché semplici commodity; anzi sono alla base dello sviluppo industriale.
Per la prima volta la fiera Mecspe, lo scorso marzo, è stata teatro di un’assemblea generale cui hanno preso parte da organizzatrici e protagoniste le sigle di rappresentanza degli stampisti ISTMA World e ISTMA Europe oltre alla padrona di casa UCISAP.
Hanno contribuito poi a dare ulteriore sostanza a un dibattito già di per sé ricco di contenuti alcune voci del mondo accademico – Kay Yu e Thomas Eberius dell’Università di Aquisgrana – e della consulenza strategica (il portoghese Francisco Cudell).
Né è mancata una panoramica sull’indotto automotive fornita dal vicepresidente dell’Associazione dei fornitori dell’industria dell’auto ANFIA.
Ogni anno ha la sua sfida
Che il mood delle attrezzerie non sia dei migliori in questo 2026 lo ha chiarito – ve ne fosse bisogno – in apertura d’incontro il presidente di UCISAP, Andrea Digirolamo.
Il numero uno di ISTMA Europe, Stephan Berz (nella foto) è sceso nei dettagli con la sua relazione sullo scenario presente e le trasformazioni in atto nel comparto.
Da oltre cinque anni ormai le criticità si susseguono e la deflagrazione del conflitto in Medio Oriente è di tutte la più grave e preoccupante. Mentre ISTMA Europe discute dell’ingresso nella sua compagine dei colleghi francesi, austriaci e scandinavi, nessuno dei tradizionali settori-clienti può dirsi in salute.
Non certo i trasporti ma neppure il bianco e il bruno, l’elettronica e persino il packaging, per tacere delle costruzioni: qualche segnale di tenuta giunge solamente dal medicale.
E anche dal punto di vista geografico l’impasse è generalizzata: è stabile e mostra qualche cauto passo avanti l’attività degli stampisti statunitensi; soffre l’Europa e persino la Cina non può dire di godere di una salute di ferro, anzi.
