Digitale, arrivano gli “eurobandi” (ma mancano le sinergie)

Ben 50 miliardi, euro più euro meno, in tre anni. Sono questi i numeri complessivi, assai ghiotti per la verità, dell’impegno europeo nell’investimento sul digitale. E’ il caso di fare il punto: da due rapidi conti, sul piatto ci sono innanzitutto i 35 miliardi dei programmi Ue Horizon 2020 e Cosme, cui si aggiungono altre risorse pubbliche e private. In più ci sono gli investimenti delle regioni sugli “Innovation hub” e altri 10 miliardi di coinvestimenti. La Commissione europea, fra il 2018 e il 2020, ha previsto circa 3.5 miliardi in bandi per ricerca e innovazione, con diverse “call” che si aggirano sul miliardo/anno nell’ambito del programma Horizon. In questo triennio, sono 3.2 i miliardi previsti per lo sviluppo delle tecnologie digitali, mentre una quota di circa 300 milioni andrà a sostenere l’integrazione nelle nuove piattaforme produttive.

Le basi per queste sfide sono poste: tra i primi problemi da risolvere, tuttavia, c’è quello di coordinare le varie azioni, finora intraprese in ordine sparso, dei paesi che guardano con interesse agli investimenti in tecnologie 4.0: fra questi, oltre all’Italia – con il massiccio piano del governo di cui tanto si parla – spiccano Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Spagna, Francia, Ungheria, Lituania, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo e Svezia. Ora è assolutamente indispensabile lavorare per costruire sinergie e fissare obiettivi e prassi comuni e condivisi se si vuole fare il salto di qualità, a livello europeo, in fatto di digitalizzazione industriale.

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