Le galvaniche ai tempi del coronavirus

Cortesia Berti Galvanica

A quasi una settimana dalla Fase 2 come stanno vivendo l’emergenza coronavirus le aziende specializzate nei trattamenti superficiali galvanici? Ecco le testimonianze di un loro variegato campione, in rappresentanza di 4 regioni e di 14 province dello Stivale, raccolte dal 20 al 24 aprile.

Interviste a cura di Mario Palmisano

Roberto Zannini – Zincometal S.p.A.

Temo che vivremo tempi brutti, come quelli degli anni ’30 del secolo scorso

Roberto Zannini, amministratore delegato della Zincometal S.p.A. – Inveruno (MI). 20 aprile 2020

«Questa emergenza giunge dopo un fine 2019 e inizio 2020 in contrazione, dovuto a un calo di lavoro registrato, sia nell’automotive che un po’ in tutti gli altri settori. Adesso siamo per aria, abbiamo tenuto l’azienda chiusa per tre settimane, con il personale in cassa integrazione, e dalla metà di quella scorsa stiamo facendo andare gli impianti per due-tre giorni alla settimana per evadere qualche commessa, visto che la maggior parte dei nostri clienti, specie quelli residenti in Lombardia, sono fermi del 10 marzo. Ragionevolmente si dovrebbe andare un po’ meglio dal 4 maggio, quando la totalità delle ditte tornerà in attività. La ripresa comunque non sarà semplice ed è illusorio pensare, come qualcuno sostiene, di poter recuperare quello che abbiamo perso finora, lavorando in agosto. Adesso siamo tutti impegnati a non ammalarci e a cercare di ridurre i danni, ma dopo ci accorgeremo che i danni saranno molto più di quanto pensavamo perché mancherà la liquidità, non solo alle aziende, ma anche alle persone, e senza liquidità i consumi si bloccano. In questo contesto, inoltre, viene a mancare anche l’aspetto positivo della globalizzazione, cioè l’estensione dei mercati.

La situazione è poi aggravata da un governo composto da dilettanti allo sbaraglio, che sta facendo più guai che altro, emanando decreti che tutelano le banche piuttosto che le imprese. Se io alla fine devo solo indebitarmi non ho bisogno di un decreto!  Stiamo tenendo chiuse le nostre aziende e non sappiamo cosa faremo dopo, la sensazione è che stiamo solo perdendo tempo. Ci dicono di prepararci alla riapertura e poi non si trovano i vari dispositivi di protezione, come mascherine e quant’altro. Insomma, sommando tutto ciò, la vedo malissimo, anche perché la crisi è mondiale. Temo che vivremo tempi brutti, come quelli degli anni ’30 del secolo scorso, con tanti fallimenti, tante chiusure e tanta disoccupazione».

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Luca Savoini – R.M.P. Savoini S.r.l.

Anche questa volta ne usciremo più forti

Luca Savoini, direttore generale della R.M.P. Savoini S.r.l. – Galliate (NO). 20 aprile 2020

«Per affrontare l’emergenza il nostro RSPP (responsabile servizio prevenzione e protezione) ha lavorato alacremente una decina di giorni in collaborazione con il medico competente e la Confindustria territoriale per recepire le linee guida per il distanziamento sociale nei luoghi di lavoro. Il risultato è stata la definizione di un protocollo comportamentale interno con obbligo di utilizzo della mascherina, sanificazione quotidiana delle postazioni di lavoro e disinfezione dopo ogni accesso alle aree comuni (spogliatoi, area caffè). Abbiamo attivato lo smart-working per il personale indiretto che era nelle condizioni di farlo (per esempio il commerciale). Questo ci ha permesso di operare fino a quando il Governo non ha decretato il lock-down che ci ha costretto a sospendere l’attività, più che altro a causa della chiusura di primari clienti e del conseguente calo di ordinativi. La produzione ha ripreso la scorsa settimana, ma solo con la linea della plastica in quanto coperta da codice Ateco autorizzato. La linea del metallo riprenderà verso fine settimana su richiesta ed esclusivamente per un cliente facente parte delle filiere essenziali.

Questa emergenza ha comportato e sicuramente comporterà dei cambiamenti nel modo di lavorare. Abbiamo dovuto convivere con la paura e ridurre la nostra socialità anche all’interno del posto di lavoro. Sono state apprese nuove pratiche di igiene che probabilmente conserveremo a lungo. Stiamo imparando a condurre il lavoro diversamente: ho personalmente testato la modalità smart-working trovandola efficiente per alcune mansioni specifiche per le quali non è necessario il contatto diretto con la produzione e ritengo che potrà diventare uno strumento strutturale nelle diverse organizzazioni, in particolare per genitori con figli ancora piccoli. Al contrario, sto soffrendo molto l’impossibilità di spostarmi per lavoro perché lo trovo limitante nell’ottica di costruire relazioni positive che possano portare a nuove opportunità commerciali.

In tale situazione parlare delle istituzioni senza preconcetti dovuti al personale sentimento politico è sempre molto difficile, ma proverò a esprimere il mio punto di vista nel modo più neutro possibile. Un blocco così prolungato rappresenta un grave danno per le aziende di ogni dimensione, ma in particolare per le micro e piccole imprese nel complesso delle quali mi aspetto una forte mortalità. Dalle istituzioni attendo chiarezza in primis: devono comunicare in modo chiaro e con dovuto anticipo chi può riaprire e quando perché, si parli di un bar o di una grande azienda metalmeccanica, la vera cura è fatturare. Per superare questo momento avremo bisogno di un accesso facilitato al credito che però non si trasformi in un cappio per il futuro. Passata la tempesta, verrà il momento di ricostruire per cui, sfogliando la margherita dei sogni, mi piacerebbe veder varate una serie di misure per il rilancio degli investimenti in particolari per quelli in nuove tecnologie. Uno strumento del genere sarebbe utile per il nostro settore che nei prossimi anni dovrà affrontare la riconversione delle linee produttive per eliminare il cromo esavalente dai processi. Pur sapendo che il 2020 sarà complesso e difficile, continuo a essere ottimista per il 2021 e anni successivi e sono convinto che anche questa volta ne usciremo più forti, perché le esperienze più dure sono quelle che aiutano maggiormente a crescere».

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Dario Veneroni – Cromatura Veneroni S.n.c.

Senza interventi decisi rischiamo di non riprenderci più

Dario Veneroni, titolare della Cromatura Veneroni S.n.c. – Vimodrone (MI). 20 aprile 2020

«In 33 anni di attività non avevo mai chiesto la cassa integrazione, neppure durante la grande crisi del 2008. Come centinaia di altri piccoli imprenditori aspetto i 600 euro. Ho quattro dipendenti a tempo pieno più un part-time, siamo completamenti fermi dal 26 febbraio. Un’esperienza stranissima, che rischia di far vacillare tante identità. Il problema è riaprire in sicurezza. Noi piccoli, che poi siamo l’ossatura del sistema produttivo del Paese, dobbiamo essere aiutati a garantire al personale e a noi stessi le condizioni per non correre rischi. Servono test sierologici, mascherine ecc. Abbiamo bisogno di una mano. Non è solo un problema di costi, ma anche di difficoltà nel reperire kit e presidi. Aspettiamo i fondi del Salva Italia, sono convinto che i prestiti del governo saranno una boccata di ossigeno per chi come noi è legato a settori-chiave, come il mobile, ora chiusi. Abbiamo solo uscite, bollette, prestiti, mutui, ma nessuna entrata. I clienti, a propria volta in crisi di liquidità, cominciano a non pagare. Senza interventi decisi rischiamo di non riprenderci più».

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Tiziano Bottoni – Zincogalv S.n.c.

Ognuno dovrà badare a sé stesso

Tiziano Bottoni, contitolare della Zincogalv S.n.c. – Bergamo. 20 aprile 2020

«Questa pandemia non ci voleva, è giunta proprio nel momento in cui, a fatica, eravamo riusciti a riprenderci bene dopo le “bastonate” ricevute dalla crisi del 2008. Ora stiamo adempiendo a tutte le prescrizioni del decreto emesso dal governo: abbiano fornito i vari dispositivi di protezione ai dipendenti, ai quali, inoltre, attraverso un termometro laser, misuriamo la temperatura corporea nel momento in cui, scaglionati, entrano, in azienda. Inoltre sono stati sanificati tutti gli ambienti comuni, come gli spogliatoi, le docce e i bagni. Per quanto riguarda il distanziamento fra gli operatori il problema non sussiste dato che ognuno segue solo il proprio impianto. Al momento la forza lavoro in campo è pari al 30% del totale, percentuale che contiamo di portare al 100% dal 4 maggio. A mio avviso la ripartenza evidenzierà un calo forte dell’attività e temo che si entrerà in una seconda fase di crisi profonda.

Dalle istituzioni c’è da aspettarsi poco visto che non sono mai riuscite ad aiutare nessuno. Ognuno, dunque, dovrà badare a sé stesso. Fortunatamente noi bergamaschi siamo gente che lavora sodo e siamo riusciti a creare imprese solide».

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Simona Sacchi – Galvano Stampi S.a.s.

Non possiamo perderci d’animo

Simona Sacchi, contitolare della Galvano Stampi S.a.s. – San Giuliano Milanese (MI). 20 aprile 2020

«La situazione è critica, il nostro non è un codice abilitato, ma dal 6 aprile, dopo due settimane di stop in totale, abbiamo riaperto, lavorando in tre, come prosecuzione di attività, dato che un cliente, con codice Ateco ammesso, era fermo a causa della nostra chiusura. Poi abbiamo notato che, pian piano, altri hanno riaperto per lo stesso motivo. Dal 14 aprile abbiamo ripreso a pieno organico, però non c’è molto lavoro, quindi è probabile che ci si alterni ancora. Abbiamo aperto la CIGO, unico strumento tangibile di sostegno, anche se la riduzione dello stipendio è notevole. Fra l’altro se non avessimo scelto noi di anticiparlo, i dipendenti non lo avrebbero ancora percepito.

Osserviamo tutte le disposizioni di prevenzione previste. Speriamo siano disponibili a breve test attendibili per monitorare i contagi, in modo che si possano effettuare a livello aziendale (e personale) e quindi capire meglio come muoversi. Purtroppo la reperibilità delle mascherine sta diventando un grosso problema, a noi servono le FFP3 per il cromo, ma sono praticamente introvabili. Abbiamo pagato 6 € cadauna le FFP2, una follia se si considera che fino a gennaio le FFP3 costavano € 1,94 cadauna, ma nessuno si preoccupa che questo settore stia diventando vittima dell’ennesimo sciacallaggio di chissà chi!

Dalle istituzioni mi aspetterei di non pagare i cari F24 almeno per i mesi in cui non ho lavorato, mentre li fanno solo slittare. Mi aspetterei contributi a fondo perduto, non altri finanziamenti, che si aggiungerebbero ad altri debiti. Queste sono cose che sento dire da tutti, e chi ci governa sa benissimo cosa serve. Il petrolio è ai minimi storici, ma la benzina non scende, come mai?! La ripresa ci sarà, ma sarà lenta e faticosa. Non possiamo perderci d’animo, non avendo altre risorse se non il nostro lavoro, dobbiamo darci da fare».

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Roberto Ronchi – La Zincrom S.n.c.

Ce la stiamo mettendo tutta per salvare il salvabile

Roberto Ronchi, titolare de La Zincrom S.n.c. – Truccazzano (MI). 20 aprile 2020

«Penso che questa brutta esperienza cambierà ognuno di noi, spero in meglio. La nostra situazione aziendale non è, per il momento, disperata. Siamo riusciti quasi da subito a lavorare per un cliente ritenuto essenziale e poi se ne sono aggiunti altri, il che almeno ci ha permesso di pagare le spese.

L’investimento che avevamo in corso, relativo ad un piccolo impianto di passivazione di alluminio, è stato momentaneamente sospeso, sperando di poterlo ultimare nei prossimi mesi.

In merito alla riorganizzazione del lavoro ci siamo attivati subito già dal 26 febbraio. Sulla linea di produzione statica cerchiamo di mantenere solo due persone per le operazioni di carico/scarico, le quali operano con mascherine e guanti, stando affiancate da una parte del telaio e non di fronte. Quando siamo presenti tutti e la tipologia del lavoro ce lo permette, un operaio lo dedichiamo allo scarico e l’altro, con le dovute distanze, al carico. Per quanto riguarda l’impianto roto è sufficiente una persona con adeguati dispositivi di sicurezza.

Per il ricevimento delle merci, gli automezzi entrano uno alla volta in cortile con il divieto assoluto di introdursi nel capannone; dopo averli serviti i documenti di trasporto vengono spediti tramite mail, evitando così contatti anche in ufficio.

Guardando al futuro, ci auguriamo che i nostri governanti prendano atto che non siamo pronti per affrontare emergenze economiche di tale portata, già eravamo in affanno prima figuriamoci ora! Certo, una realtà simile non è facile da affrontare, ma almeno snellire le procedure e avere delle direttive più precise sarebbe d’aiuto. Insomma, noi ce la stiamo mettendo tutta per salvare il salvabile e confidiamo che tutti facciano la loro parte».

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Philipp Ebner – Collini S.r.l.

Dobbiamo accettare le sfide future con lo spirito giusto

Philipp Ebner, amministratore unico della Collini S.r.l. – Civate (LC). 20 aprile 2020

«In questo contesto senza precedenti anche noi, come penso le altre aziende, abbiamo cercato prima di tutto di proteggere i dipendenti, adottando tutte le misure prescritte (distanziamento, dpi, temperatura corporea, ingresso scaglionato, smart working ecc.). Ma siamo andati anche oltre, stiamo, infatti, cercando di eliminare le superfici che vengono utilizzate da più persone, quali maniglie e interruttori, in modo da ridurre ulteriormente la possibilità di un eventuale contagio.

Sicuramente avremo mesi difficili davanti a noi, ma c’è una grande voglia di ripartire insieme ai nostri clienti e fornitori, e dunque dobbiamo accettare le sfide future con lo spirito giusto».

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Angelo Bettinzana – Zincover S.n.c.

La “normalità” non credo potremo aspettarcela presto

Angelo Bettinzana, contitolare della Zincover S.n.c. – Coccaglio (BS). 20 aprile 2020

«Dopo una prima chiusura totale, siamo rientrati al lavoro gradualmente, previa comunicazione in Prefettura, operando a ritmo ridotto, cercando di soddisfare le richieste dei clienti che appartenessero alle filiere ammesse alla continuazione delle attività. Credo che sentiremo più avanti le vere ripercussioni economiche e organizzative di quanto sta succedendo a livello sanitario, sperando che il tutto rientri in tempi brevi; la “normalità” non credo potremo aspettarcela presto.

Contando sugli ammortizzatori sociali, per quanto riguarda l’integrazione al minor reddito, per minori ore lavorate dai dipendenti, più preoccupante ed impellente è la parte che riguarda la gestione sanitaria del personale.

Quello che trovo assurdo è tuttora la mancanza o carenza di dispositivi di protezione primari sul mercato se non a prezzi da speculazione sulle disgrazie altrui.

Sulla base del “protocollo condiviso” tra aziende/presidenza del consiglio/parti sociali abbiamo, in collaborazione con il medico del lavoro competente e il servizio tecnico che ci segue per la parte sicurezza, redatto un documento contenente le linee guida che dovrebbero consentire la prosecuzione delle attività solo in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. La gestione sanitaria del personale rende evidente però alcuni paradossi burocratici, primo tra tutti la gestione della privacy, la non possibilità di testare la positività o meno delle persone, senza contare i rischi e responsabilità connessi alla gestione sanitaria, dovuta ad un evento che già di per sé presenta per molti versi lati oscuri, e probabilmente non subito gestito con le migliori scelte. Mi chiedo, per esempio, come si possa stabilire, e dimostrare o meno, che un lavoratore si sia infettato sul posto di lavoro se contrae l’infezione e pertanto dichiarare che si tratti di infortunio sul lavoro.

Riguardo la parte finanziaria mi ha chiamato proprio oggi un funzionario della banca, che stava effettuando una rilevazione telefonica delle situazioni aziendali. Da quanto mi ha spiegato, facendo parte di quanti siano considerati finanziabili, si potranno chiedere aiuti finanziari in quantità e modalità diverse, ma sempre di prestiti bancari si tratta, garantiti dallo Stato o con interessi incamerati dalla Regione, ma non si tratterà certo di finanziamenti a pioggia a fondo perduto, dato che le banche devono essere garantite. Comunque ciò di cui abbiamo bisogno, principalmente, sono semplificazione, velocità di decisione, chiarezza, sburocratizzazione, cose di cui sentivamo il bisogno anche senza che arrivasse il virus».

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Giorgio Pavesi – Galvanica Fenoglio S.r.l.

Che fatica reperire le mascherine!

Giorgio Pavesi, contitolare della Galvanica Fenoglio S.r.l. – Torino. 20 aprile 2020

«Noi non ci siamo mai fermati in quanto il nostro principale cliente si occupa di allestimenti ospedalieri e più precisamente costruisce raccorderia per gas medicali. Per ridurre il rischio, per prima cosa, è stato messo parte del personale in cassa integrazione, mantenendo attivo solo quello sufficiente ad evadere le commesse, poi abbiamo distanziato i posti di lavoro in modo tale che ci fossero almeno 2-3 metri fra una persona e l’altra. Inoltre, nel cortile è stata attrezzata un’area di stazionamento dei corrieri stabilendo che i giorni di consegna/ricezione materiale fossero unicamente il martedì ed il venerdì, questo per poter organizzare il lavoro e, nel caso, chiudere per qualche giorno, durante la settimana, l’attività produttiva.

Ovviamente le mansioni di ufficio sono svolte da casa collegandosi ai PC da remoto.

Il principale problema che abbiamo dovuto affrontare è stato il reperimento di idonee mascherine: nei primi giorni ci si è dovuti arrangiare con qualcosa di autocostruito, poi, finalmente, dall’inizio della settimana scorsa, sono arrivate le prime mascherine monouso, mentre oggi ho potuto ritirare delle PPF2 lavabili e riutilizzabili (per ben due volte sono state requisite dalla la sartoria incaricata ed i tempi di approvvigionamento sono diventati lunghissimi).

Fortunatamente, grazie ad una buona gestione finanziaria, non abbiamo problemi di liquidità e quindi non saremo costretti ad utilizzare il prestito bancario a tasso agevolato, però ho dovuto constatare che le maestranze in cassa integrazione non hanno ancora ricevuto nulla e non è nemmeno stato richiesto l’IBAN ove fare direttamente il versamento delle competenze, e contrariamente ad altri tipi di cassa integrazione i relativi importi non sono anticipabili dalle ditte, quindi se la situazione si protrae a lungo le famiglie potrebbero avere problemi di liquidità. Purtroppo la burocrazia in Italia è sempre peggio e non ci consente margini di manovra, due esempi in tal senso sono le fatture elettroniche e il pagamento delle imposte che complicano assai la vita.

Cosa si potrebbe fare per risollevare la situazione? Io suggerirei quanto segue: consentire la possibilità di assumere a tempo determinato (tramite voucer, agenzie interinali, ecc.) con preavviso di poche ore (quelle necessarie per avvertire la persona) in modo tale da poter affrontare punte produttive; ridurre la ferruginosità del pagamento delle imposte (legare le tasse al fatturato e non all’utile in modo tale che uno possa sapere fin da quando fa un preventivo quanto sarà il suo “guadagno”); pagamento dell’IVA per cassa e non anticipato» .

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Fabio Grassi – Fosfantartiglio L.E.I. S.p.A.

Se tutti i bullonieri riapriranno, pian piano, potremo risollevarci

Fabio Grassi, amministratore delegato della Fosfantartiglio L.E.I. S.p.A. – Rho (MI). 20 aprile 2020

«Dopo un mese di chiusura, da mercoledì 15 aprile abbiamo parzialmente ripreso l’attività con due soli impianti, impiegando 10 dipendenti, sui 130 totali, che lavorano su due turni. Ciò è stato necessario, dopo aver chiesto l’autorizzazione alla prefettura, per servire un cliente che opera in un comparto considerato di vitale importanza. Noi, comunque, ancor prima di chiudere, abbiamo iniziato a fornire ai nostri dipendenti mascherine e guanti, nonché ad effettuare, una volta alla settimana, la sanificazione dello stabilimento e, due volte alla settimana, quella degli spogliatoi. Ora, a tali provvedimenti abbiamo aggiunto la misurazione della temperatura.

Se tutti i bullonieri riapriranno definitivamente, pian piano, potremo risollevarci. Questo avverrà se le case automobilistiche, che stanno riaprendo un po’ dappertutto, tranne che da noi, a loro volta riprenderanno a pieno regime l’attività. In tal caso ci aspettiamo un mare di ordini per recuperare il tempo perso. Per adesso di certo c’è solo il mese di fatturato perso. Questa pandemia giunge dopo un anno importante per noi nel quale avevamo aggiunto al parco macchine un nuovo impianto per lo zinco-nichel costatoci 6 milioni di euro.

Guardando al futuro dobbiamo continuare ad essere, come sempre, positivi, confidando nella coscienziosità di tutti, altrimenti non sarà possibile andare avanti. Speriamo di ricevere presto buone notizie dal presidente del consiglio e di poter avere tutta la nostra forza lavoro presente il 4 maggio».

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Federico Becchetti – Chino Color S.r.l.

Anche in questo frangente la Germania ci è stata superiore

Federico Becchetti, titolare della Chino Color S.r.l. – Lumezzane S. Apollonio (BS). 20 aprile 2020

«Seppur con un numero di dipendenti molto ridotto, l’emergenza l’abbiamo affrontata in fabbrica fin dal primo giorno per rifornire società multinazionali che realizzano valvole per le bombole di ossigeno. Poi via via che la situazione è migliorata abbiamo integrato sempre più personale, arrivando fino al 70% della forza lavoro totale. In questo momento c’è un po’ di euforia pensando alla prossima, auspicata, ripartenza del 4 maggio.

La considerazione che ho fatto in questo difficile periodo è che l’Italia ha pagato a caro prezzo gli incauti tagli alla sanità effettuati da troppi governi a questa parte, diversamente da quanto hanno fatto, invece, altre nazioni, tipo la Germania, ad esempio, la quale anche in questo frangente ha dimostrato di esserci superiore. Ce l’hanno tutti con i tedeschi, ma da loro dobbiamo solo imparare su come gestire un Paese. Inoltre sanno farsi rispettare e sono sempre pronti, noi italiani, invece, non lo siamo mai. L’Italia è un grandissimo Paese, ha delle enormi risorse, ma purtroppo, da parecchio tempo, non ha politici di un certo spessore, e ne paga le conseguenze. Stando a quello che sento da più parti, poi, parecchie persone, compresi alcuni dipendenti messi in cassa integrazione, questa pandemia l’hanno presa un tantino alla leggera, pensando di essere quasi in ferie e non in prima linea in una guerra un po’ occulta!».

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Paolo Crippa – La Nuova Galvanica S.r.l.

Se lo Stato non ci darà ossigeno sarà davvero dura restare in piedi

Paolo Crippa, contitolare de La Nuova Galvanica S.r.l. – Cornate D’Adda (MB). 21 aprile 2020

«Grazie ad alcuni clienti facenti parte di codici Ateco considerati di primaria necessità siamo riusciti a lavorare quasi sempre con un impianto di zincatura statica e, talvolta, anche con un impianto di zincatura a rotobarile, coprendo il 20% della nostra capacità produttiva.

In questa emergenza coronavirus il problema maggiore è lo Stato, che ci sta solo creando debito in quanto è impensabile riuscire a pagare Iva e contributi dopo 60 giorni se poi non fatturiamo il doppio per far fronte ai pagamenti. La soluzione ottimale sarebbe stata annullare l’Iva almeno per tre mesi e azzerare le tasse, stando così le cose, invece, il 30% delle galvaniche come la nostra rischia di non sopravvivere.

Altro grosso problema è l’energia elettrica, di cui le galvaniche sono forti consumatrici, basti pensare che una galvanica di medie dimensioni ha bollette mensili che vanno dai 10.000 ai 18.000 € il cui 40% sono oneri, trasporto e addizionali varie. Anche qui si potrebbe intervenire tagliando i costi del gestore, lasciando solo pagare l’effettivo consumo con il trasporto.

All’interno di un reparto galvanico non sempre è facile mantenere la distanza di 1 metro quando bisogna caricare i telai. Noi ci siamo dotati di mascherine e caschetto con visiera, ma in tal modo è difficile lavorare e la produzione viene rallentata.

Nell’immediato futuro effettueremo la sanificazione di tutto lo stabilimento, inoltre dovremo dotarci dei nuovi cartelli legati all’emergenza, nonché riorganizzare uffici e gestione del magazzino con nuovi orari.

È necessario ripartire il prima possibile per evitare ulteriori danni. Negli ultimi anni siamo passati da 15 a 12 operai e dal secondo semestre 2019 la produzione è diminuita per tutto il nostro settore di un 10-15% a causa, soprattutto, del rallentamento dei settori automotive ed edilizia. Se non ci sarà una ripresa e lo Stato non ci darà ossigeno la vedo davvero dura. È una mia idea: se nel mese di marzo 2019 io fatturavo 100, tu Stato devi darmi 100 per farmi rimanere in piedi, o attraverso un voucher fiscale da utilizzare per decurtare tasse, contributi e fornitori da pagare, oppure azzerando ogni adempimento fiscale del mese e dei prossimi mesi, altrimenti mi costringi a chiudere».

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Lorenzo Dinale – G.DZ S.r.l.

Dal governo nessun supporto economico

Lorenzo Dinale – Contitolare della G.DZ S.r.l. – Bulgarograsso (CO). 21 aprile 2020

«Siamo chiusi fino a nuovo ordine e molto delusi da questo governo che non ci dà un supporto economico. Dobbiamo anticipare lo stipendio ai dipendenti ed i clienti non pagano. Non ci sono direttive chiare su possibili riaperture e vengono emanati decreti incomprensibili. Non voglio dire altro!».

 

 

 

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Giuseppe Bettinsoli – Eurogalvano S.r.l.

Crediamo che dovremo darci da fare da soli

Giuseppe Bettinsoli, responsabile laboratorio qualità della Eurogalvano S.r.l. – Lodrino Val Trompia (BS). 21 aprile 2020

«Noi siamo stati chiusi, come da disposizioni, non rientrando nei codici Ateco dell’allegato del Decreto.

Abbiamo lavorato con 5/10 persone, solo qualche ora, per alcune aziende della filiera autorizzata, processando per esse particolari sanitari e di arte funebre, ovviamente con il permesso del prefetto. Da due giorni sto lavorando anch’io per organizzare la riapertura. Ci stiamo dando da fare, con nostre risorse economiche, per procurare i dpi necessari; inoltre, effettueremo la sanificazione degli ambienti di lavoro, installeremo postazioni protette da barriere in plexiglass e creeremo punti provvisti di detergenti sanificanti.

Abbiamo attivato la cassa integrazione per non lasciare scoperto il personale a cui teniamo molto.

Naturalmente speriamo di ripartire al più presto a pieno regime con tutte le cautele previste al fine di preservare la salute di tutti. Dal governo ci aspetteremmo tanto, ma crediamo che dovremo darci da fare da soli. Per il futuro, chi vivrà vedrà, passo, passo cercheremo di aggiustarci in base alle necessità dei mercati».

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Alessandra Manzetti – Figli di E. Cavalli S.p.A.

Abbiamo riaperto seguendo tutte le direttive

Alessandra Manzetti, amministratore delegato della Figli di E. Cavalli S.p.A. – Quinto Stampi, Rozzano (MI), 21 aprile 2020

«Abbiamo riaperto seguendo tutte le direttive che finora sono state pubblicate in merito alla minimizzazione del contagio, mantenendo distanze interpersonali adeguate, fornendo dpi, sanificando, misurando la temperatura e contingentando l’accesso agli spazi comuni. Non penso che il settore galvanico presenti differenze con altre realtà produttive; noi in particolare siamo abbastanza agevolati dagli spazi che comunque sono ampi».

 

 

 

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Gianni Franzosi – Gruppo Gaser

Ci auguriamo una ripresa a V e non a U

Gianni Franzosi, amministratore delegato del Gruppo Gaser – Caravaggio (BG). 21 aprile 2020

«Abbiamo riaperto tutti gli impianti, anche se con l’organico ridotto al 30-35%, per poter seguire i nostri clienti facenti parte della filiera Ateco autorizzata a produrre. Nella fase 2, che inizierà il 4 maggio, non è detto che avremo tanto lavoro. Verificheremo in che misura si riattiveranno i clienti, se, come ci auguriamo, con un rimbalzo forte, e cioè con una ripresa cosiddetta a V, oppure con un rimbalzo più lento nel tempo, e dunque con una ripresa a U. Poi, in base a quello che sarà lo scenario del mercato, da buoni contoterzisti quali siamo, ci adegueremo di conseguenza.

Ora quello che mi aspetto fortemente dalle istituzioni è che mantengano le promesse fatte per quanto riguarda la liquidità alle aziende, sperando che tali promesse non vengano rallentate da interferenze di carattere burocratico. Auspico che nel post Covid-19 si possano definitivamente togliere un po’ di lacci e lacciuoli legati alla burocrazia lasciando spazio all’iniziativa industriale, ovviamente nel rispetto delle regole per poter salvaguardare la salute di tutti. Dobbiamo ritrovare la possibilità di fare industria con serenità. L’imprenditoria italiana ha solo bisogno di poter agire senza essere disturbata».

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Cesare Papetti – Gi.Zeta S.r.l. 

Ma qual è l’aiuto che ci sta dando lo Stato?

Cesare Papetti, contitolare della Gi.Zeta S.r.l. – Omegna (VB). 21 aprile 2020

«Mi fa piacere che questa rivista dia la possibilità di ricordare che esiste un comparto, quello delle galvaniche, senza il quale buona parte delle industrie manifatturiere non sarebbero in grado di vendere i propri prodotti, mancando il completamento della filiera.

Nel nostro caso specifico stiamo operando a ritmi alquanto bassi servendo quei pochi clienti che possono produrre in quanto collegati al comparto dei trasporti, sia su gomma che su rotaia. Lavorando così facciamo degli orari ridotti ed abbiamo attivato la cassa integrazione a rotazione per i nostri dipendenti. Non nego che siamo veramente preoccupati in quanto la contrazione del fatturato si fa e si farà sentire in modo notevole e quindi non sarà facile onorare tutti i pagamenti (salari, contribuzioni, spese di gestione) e poter sopravvivere noi con le nostre famiglie.

Il governo, se vogliamo anche giustamente, ha deciso di chiudere tutto continuando a dire che lo Stato penserà a tutti, ma personalmente a 63 anni comincio a dubitare di ciò. Seguitano a comunicarci che la situazione migliora, ma i numeri dei decessi fanno paura, sta sparendo una generazione di persone che ha letteralmente ricostruito questo Paese e fa rabbrividire il pensiero che se ne vadano da soli senza nessun conforto dei figli a cui hanno dedicato l’esistenza. Senza entrare nel merito pesantemente, ma qual è l’aiuto che ci sta dando lo Stato? Usufruire di un prestito? Non sappiamo cosa succederà fra 2/3 mesi, come si può pensare di far fronte ad un nuovo debito. Scusate lo sfogo».

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Cristina Clerici – Clerici S.r.l.

Covid-19: un fallaccio a gamba tesa da cartellino rosso

Cristina Clerici, responsabile qualità e planning della Clerici S.r.l. – Baranzate di Bollate (MI). 21 aprile 2020

«Se dovessi definire il Covid-19 con una terminologia sportiva, direi che è stato un fallaccio a gamba tesa degno di cartellino rosso. La nostra azienda era in piena attività: una rinascita ripartita nel 2018 e che continuava a segnare un più, più, più … poi il coronavirus. Il 23 marzo per etica, per paura, per mancanza di dpi abbiamo deciso di chiudere per alcuni giorni per cercare di riorganizzarci. In seguito, finalmente, il governo e le Regioni hanno approvato il DPCM con la chiusura delle imprese in tutta Italia. Siamo riusciti, tramite contatti di Assolombarda, a reperire sul mercato cinese le mascherine FFP2. Questo ci ha permesso di riprendere il lavoro anche se il nostro codice Ateco non era presente nell’elenco degli autorizzati perché in tale elenco figuravano però i nostri clienti produttori di articoli medicali (basi porta flebo, cestini per sterilizzazione, valvole per ossigeno) e di macchinari per l’industria alimentare, i quali hanno iniziato a mandarci lettere facendoci presente che eravamo parte della loro filiera. E così ci siamo rimessi in moto, dopo aver chiesto l’autorizzazione alla prefettura, orgogliosi di servire la Lombardia nell’emergenza Covid-19 con ordinativi diretti agli ospedali San Raffaele e Sacco. Lo abbiamo fatto con personale ridotto, con gli uffici in smart-working, con le pulizie triplicate ecc. cercando di interpretare al meglio le misure di contenimento.

Attualmente stiamo producendo al 50/60%, visto che mancano i settori dell’arredamento, dell’automotive degli accessori moto, che confidiamo possano ripartire a breve.

Sapevamo quanto il nostro trattamento fosse importante per la produzione e ora ci auguriamo che anche le autorità comprendano che senza le galvaniche tantissimi comparti industriali si fermerebbero. Speriamo, altresì, che questa crisi serva a far capire dove bisogna investire per rinascere tutti insieme e che i finanziamenti e le assistenze “generose” del governo vengano fornite a chi realmente è stato investito dalla crisi, non come il reddito di cittadinanza. Bisogna, infatti, passare da un sistema assistenzialistico ad un sistema attivo che consenta la ricostruzione di questo benedetto Paese».  

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Marco Gentile – Galvanica Gentile S.r.l.

Grazie allo stabilimento in Romania attività al 100%

Marco Gentile, CEO della Galvanica Gentile S.r.l.- Nova Milanese (MB). 21 aprile 2020

«Nonostante il periodo, non ci lamentiamo, in quanto, grazie al terzo stabilimento che abbiamo in Romania riusciamo a produrre al 100% come prima, sebbene il “polmone” che avevamo in magazzino si stia assottigliando ogni giorno di più. Praticamente nei due stabilimenti italiani portiamo avanti la produzione per quei codici Ateco ritenuti di vitale importanza, pari al 70% del totale, mentre il restante 30%, che al momento in Italia non potremmo prendere in considerazione, la destiamo alla sede rumena, visto che in quel Paese le aziende non sono state chiuse, benché anche lì vi siano delle limitazioni, quali il distanziamento sociale e il divieto di transito. A proposito di quest’ultimo inizialmente c’è stato qualche problema perché si volevano mettere in quarantena gli autisti dei mezzi di trasporto provenienti dall’Italia, ma poi tutto si è risolto per il meglio. Di fatto, quindi, seppur con le dovute riorganizzazioni, da ché è iniziata l’emergenza coronavirs tutto è rimasto inalterato a livello produttivo, abbiamo chiesto solo cinque giorni di cassa integrazione, fra l’altro anticipata da noi. Insomma, dobbiamo dire grazie alla sede rumena, la quale si è rivelata ben più di una terza gamba, ma un vero e proprio pilastro, per la gioia, soprattutto, di clienti svizzeri, francesi, belgi e cechi, i quali ci avrebbero “ammazzato” se non avessimo continuato a servirli. Ora attendiamo fiduciosi l’apertura di tutte le attività nel nostro Paese, sperando di ritornare presto alla normalità, ma sempre pronti a fronteggiare nuove sfide, forti della nostra solidità ed esperienza».   

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Roberto Bonansea – ATS S.r.l.

La maggior parte della forza lavoro è in cassa integrazione

Roberto Bonansea, contitolare della ATS S.r.l. – Garzigliana (TO). 21 aprile 2020

«Attualmente siamo operativi con il 40% del personale con il quale serviamo alcune filiere produttive autorizzate, mentre, purtroppo, la restante forza lavorativa è in cassa integrazione. Per fortuna siamo rimasti completamente fermi solo per una settimana e mezza. Già da fine febbraio avevamo adottato dei protocolli di sicurezza: distanziamento delle postazioni lavorative, divieto di ingresso a tutti gli esterni, utilizzo dei gel disinfettanti, sanificazione dei locali mensa-spogliatoio-uffici, scaglionamento delle pause mensa e (da quando è stato possibile reperirle) utilizzo obbligatorio delle mascherine.

Purtroppo temo che superata, almeno in parte, la crisi sanitaria, ci troveremo di fronte ad una crisi notevole di liquidità; già questo mese stiamo riscontrando ritardi nei pagamenti da parte dei nostri clienti. Non crediamo poi che arriveranno cospicui sostegni dalle istituzioni. Pure con i tanto decantati prestiti garantiti dallo Stato (ad esempio quelli “semplificati” da 25.000 €), a quanto ci risulta, ci sono dei problemi: quasi tutte le banche non hanno ancora preparato la modulistica e per ottenerli ci si scontra con i soliti ostacoli burocratici. Anche il differimento di alcune tasse-contributi, se saranno solo di un paio di mesi, non ci sarà di grande giovamento. Spero, comunque, di sbagliarmi e che il lavoro in generale riparta».

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Maurizio Tobaldini – Tobaldini S.p.A.

Per il momento il futuro è il presente

Maurizio Tobaldini, presidente della Tobaldini S.p.A – Altavilla Vicentina (VI). 21 aprile 2020

«In questa emergenza la priorità è continuare a servire i nostri clienti lavorando in piena sicurezza. I cancelli sono sempre stati aperti perché siamo nella filiera di aziende autorizzate a produrre. Gli impianti lavorano a giorni alterni e a singhiozzo. Il fatturato di marzo rispetto allo stesso mese dell’anno scorso è stato di

– 27%, mentre aprile si avvia a fatturare il 25/30%. A fronte di ricavi per € 250/300.000 avremo una perdita probabile di € 300/400.000, in base a quanto nel mese riusciremo a ridurre una parte dei costi fissi.

Nei vari reparti abbiamo adottato il protocollo sanitario governativo del 14 marzo, quindi controlli, mascherine, guanti, distanza, disinfezioni, scaglionamento degli orari. Questo comporta situazioni di disagio dei lavoratori costretti all’uso della mascherina, spese aziendali per pulizie e disinfezioni, maggior costo della manodopera per orari a turno e anche notturno, e, soprattutto, una riorganizzazione produttiva che aumenta la fatica del personale e riduce la produttività degli stessi e nonché degli impianti. Nella realtà odierna non ci sono più momenti di relax e socialità nella pausa caffè e pausa pranzo, anche le due chiacchiere lavorando sono impossibili per la distanza e l’uso della mascherina: è un lavorare un po’ “schiavitizzato”.

Lavorare, come stiamo lavorando, rispettando le indicazioni del ministero, è anti produttivo, complicato e non confortevole. Progettare postazioni lavorative diverse richiede spazio, e spesso non c’è, e modifiche impiantistiche non facilmente applicabili. Per il momento il futuro è il presente, in qualche modo ci riusciamo, ma lavoriamo al 25%, altra musica sarà quando la produzione riprenderà, anche se ci aspettiamo una forte contrazione.

Che aiuti mi aspetto dalle istituzioni per poterci risollevare? Se per istituzioni intendiamo il Governo attuale e la maggioranza dei politici non mi aspetto niente di buono. Da tanto tempo c’è la volontà politica di deindustrializzare il paese. In questa situazione di emergenza non c’è equilibrio e sensibilità verso l’impresa, e neanche conoscenza delle problematiche. Questa quarantena, che è diventata, per il momento, una “sessantena”, è la dimostrazione di decrescita… felice?

Trovo fuorviante, rispetto a quanto e come annunciato, il decreto liquidità. Chi è al governo probabilmente pensa che la gente non fa i conti e sbandiera come un aiuto 400 miliardi elargito alle imprese. Se, infatti, andiamo ad analizzare il provvedimento ci accorgiamo che:

1) Il governo non tira fuori neanche 1 €, da solo garanzia alle banche sul buon fine del debito, che è una buona cosa.

2) Il finanziamento costa il 4,2% del debito, come spese di istruttoria, rateizzato in 6 anni, cioè lo 0,70% annuo. Presumo che siano commissioni che vanno alle banche. 16,8 miliardi in 6 anni è un bel regalo alle banche e un colpo basso alle imprese!

3) A che tassi verranno concessi i finanziamenti? Ogni banca andrà per la sua strada e applicherà condizioni diverse per singola azienda? Essendo a rischio zero, perché garantito, il rating dovrebbe essere il migliore con i tassi minimi.

4) È credito nuovo in più di quello in essere, oppure le banche chiuderanno le posizioni a rischio e poi concederanno il credito garantito? Vedremo come si comporteranno.

Questo decreto liquidità, spacciato per aiuto, è un aggravio di debiti e di interessi a chi ha già il fiato corto. Può essere un aiuto per tanti, ma, per favore, chiamiamolo con il suo giusto nome. Mi ricorda tanto l’uso improprio del termine “Reddito … di cittadinanza”.

Due mesi di fermata significa il 20% in meno di fatturato in un anno, senza contare la contrazione che avremo da maggio in poi. Con tale riduzione e costi in aumento la mia ditta non produce reddito e il futuro diventa molto incerto … ciò nonostante stiamo investendo».

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Oreste Anelotti – Anelotti Oreste

Lavoriamo quasi solo per l’alimentare

Oreste Anelotti, titolare della Anelotti Oreste – Cailina di Villa Carcina (BS). 21 aprile 2020

«Siamo stati chiusi un mese, adesso, facendo parte di una filiera autorizzata ad operare, abbiamo ricominciato a produrre adottando scrupolosamente tutte le misure di contenimento. L’emergenza viene affrontata creando apposite procedure come previsto dai vari decreti con l’appoggio di consulenti.

Come al solito non possiamo fare previsioni lavorative, sicuramente quello che arriverà sarà valutato al meglio. Il nostro lavoro lo abbiamo quasi tutto dedicato ai trattamenti per il settore alimentare, sostituendo linee con impianti più innovativi secondo la Industry 4.0.

Delle istituzioni abbiamo poca fiducia, perché c’è troppa confusione e mostrano di essere molto impreparati nello svolgimento dei loro incarichi e di non essere quindi in grado di salvaguardare la nostra salute e l’economia».

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Marco Agazzi – Doratura Manerbiese S.n.c.

Distanze di sicurezza garantite

Marco Agazzi, titolare della Doratura Manerbiese S.n.c.- Manerbio (BS). 22 aprile 2020

«Stiamo monitorando la situazione e mettendo in atto tutti i comportamenti necessari per la sicurezza dei lavoratori. Ci stiamo altresì attivando per la sanificazione degli ambienti. Per quanto riguarda le protezioni noi adottavamo già quelle previste dalla nostra valutazione rischi ed ora forniremo anche mascherine e igienizzanti.

Lavoravamo con squadre di due operatori per impianto galvanico (uno addetto all’impianto e l’altro al carico e scarico telai), pertanto le distanze di sicurezza sono garantite.

Dal governo ci aspettiamo responsabilità, coordinamento ed attenzione al mondo del lavoro così provato da questa pandemia».

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Aldo Bordiga – Micron S.r.l.

Ora i piedi di piombo pesano più di prima!

Aldo Bordiga, contitolare della Micron S.r.l. – Soncino (CR). 22 aprile 2020

«Noi trattiamo quasi esclusivamente pezzi di meccanica di precisione. Al momento stiamo “lavoricchiando”,

impiegando il 40% del personale, solo per alcuni clienti che producono componenti destinati all’industria medicale, ritenuta essenziale. Il nostro futuro, ovviamente, dipende da come si riprenderà la meccanica in generale, nella quale un importante comparto come l’automotive è abbastanza in crisi. In considerazione di dell’attuale realtà delle cose per l’anno in corso prevediamo un calo del 20%. L’emergenza coronavirus ci ha indotto a modificare il piano dei possibili investimenti; è chiaro, infatti, che se prima, con un trend abbastanza normale, pensavi positivo adesso, in una situazione di blocco mondiale dell’economia, sei molto cauto riguardo ai nuovi investimenti e ti muovi con i piedi di piombo, ora più pesanti di prima!».

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Alberto Giambarini – Olfez S.r.l.

Si potevano lasciare accesi al minimo i motori delle aziende

Alberto Giambarini, amministratore delegato della Olfez S.r.l. – Seriate (BG). 22 aprile 2020

«Nel nostro gruppo di aziende da fine febbraio inizio marzo abbiamo subito attuato le prime disposizioni di sicurezza, usando, quindi, mascherine, guanti, igienizzanti ecc. Ora sono stati introdotti anche i termo scanner per la misurazione della temperatura corporea. Nel corso di questa pandemia siamo rimasi chiusi un mesetto e sicuramente non ci ha giovato. Adesso stiamo lavorando con il 50% delle nostre risorse umane, dedicandoci ai clienti che operano nelle filiere del medicale e dell’agricoltura e speriamo di poter riprendere a pieno organico dal 4 maggio.

Ci rendiamo conto che la situazione non era certo facile da gestire, però, senza voler mettere in croce nessuno, riteniamo che si poteva fare meglio, specie in merito alla chiusura delle aziende. Se è stato consentito ai supermercati di restare aperti, non capisco perché non si è lasciata la stessa libertà alle imprese, nelle quali, fra l’altro, il rischio di contagio è minore, visto che non entra continuamente gente e chi ci lavora è salvaguardato. Almeno poteva essere valutata una ripresa anticipata, rispetto ai termini attuali, anche per mantenere i motori delle aziende accesi, anche al minimo, al 30-40%, ma accesi!». 

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Raffaella Oneta – Galvo S.r.l.

Ad aprile solo 5-6 giorni di lavoro

Raffaella Oneta, titolare della Galvo S.r.l. – Moscazzano (CR). 22 aprile 2020

«Stiamo lavorando pochissimo, solo per i clienti con deroga, che a nostra volta abbiano dovuto richiedere. Per ottimizzare i costi cerchiamo di raggruppare in alcune giornate quel minimo che c’è da fare impiegando il 50% delle maestranze. Per rendere l’idea, nel mese di aprile, facendo i conti, lavoreremo in tutto 5-6 giorni.

L’unica cosa a cui penso adesso è che questo 2020 passi velocemente e che, soprattutto, ci lasci vivi. Ho la fortuna di avere un’azienda sana e di aver già pagato gli importanti investimenti compiuti e ciò mi garantisce una certa tranquillità, cosa che il governo non ci sta dando; di sostegni alle imprese, infatti, da quanto mi risulta, non ne sono arrivati. Non credo che prima di settembre/ottobre il mercato potrà, seppur pian pianino, ricominciare a muoversi con regolarità, e speriamo che non sia vero quanto si dice a proposito di un nuovo probabile picco della pandemia proprio in quel periodo. Ora è tutto un grosso punto di domanda».  

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Sharon Oneta – Cromatura del Seveso S.r.l.

Se alla fine della pandemia saremo ancora in piedi avremo spalle più forti

Sharon Oneta, responsabile tecnico della Cromatura del Seveso S.r.l. – Bovisio Masciago (MB). 22 aprile 2020

«È un momento in cui è necessario riprendere in mano la nostra funzione come se fossimo una start-up, riorganizzando il tutto, dal modo di lavorare all’utilizzo dei dispositivi di protezione. Ora siamo operativi, anche se non al 100%, e stiamo lavorando per i settori ospedaliero ed elettrico. Questa sicuramente è un’emergenza temporanea, ma con un orizzonte di risoluzione completa di molti mesi, per riprenderci bisognerà adeguare comportamenti e schemi che consentano la sostenibilità su un periodo non breve per la nostra azienda al fine di evitare che l’equilibrio che eravamo riusciti a creare venga distrutto.

Ci aspettiamo che il Governo Italiano e la Commissione Europea agiscano in modo rapido ed efficace con interventi mirati a dare aiuti alle realtà imprenditoriali uscendo per una volta da logiche corporative.

Se alla fine della pandemia saremo ancora in piedi e uniti avremo spalle molto più forti e faremo grandi cose».

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Andrea Ganzerli – Cromoduro S.r.l.

Sono molto preoccupato della situazione futura

Andrea Ganzerli, general manager della Cromoduro S.r.l. – Modena. 22 aprile 2020

«Abbiamo lo stabilimento chiuso dal 24 marzo e cominciamo ad avere richieste di riapertura da clienti della filiera autorizzata a produrre. Benché la mia azienda sia molto solida finanziariamente e sul mercato da molto tempo sono molto preoccupato della situazione futura. I prossimi mesi saranno caratterizzate da una ripartenza graduale e da costi crescenti… sarà dura!»

 

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Mauro Fantini – Galvanica Parmense

La fidelizzazione di alcuni clienti ci consente ancora di lavorare

Mauro Fantini, titolare della Galvanica Parmense – Torrile – Frazione San Polo (PR). 23 aprile 2020

«Il momento che il Paese sta attraversando penalizza certamente pure il mondo produttivo e il nostro settore non fa eccezione, anche se, per quanto ci riguarda, la fidelizzazione di alcuni importanti clienti ci consente ancora di lavorare. Le misure precauzionale prese per tutelare la salute dei nostri dipendenti sono le seguenti: obbligo di mascherine (abbiamo un approvvigionamento notevole), guanti usa e getta, vestaglie a protezione ulteriore della tuta da lavoro, distanziamento di almeno un metro fra un operatore e l’altro, arieggiamento dell’ambiente di lavoro più volte al giorno, sanificazione una volta al giorno dei locali di lavorazione e degli uffici.

In questi casi di emergenza nazionale non è immaginabile ipotizzare che l’iniziativa, pur geniale, del solo imprenditore risolva una congiuntura così negativa, perché la negatività operativa si esprime su due fronti.

– I clienti committenti, a loro volta vittime della diminuzione degli ordini, non partecipano a quelle iniziative che prosperano nei momenti di euforia economica. Stentano a credere nel nuovo e mantengono, prudentemente, una produzione ordinaria e in minor quantità.

– Le istituzioni, pur comprendendo lo stato di calamità nazionale, non possono o non vogliono adottare un “Piano Marschall” per le aziende (l’unica vera e utile operazione finanziaria) che manterrebbe il prodotto made in Italy nella qualità che lo caratterizza, salvando tanti settori».

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Carlotta Mengoli – Zincatura Persicetana S.r.l.

Ci siamo trovati in mano una risorsa di cui non si dispone mai: il tempo

Carlotta Mengoli, contitolare della Zincatura Persicetana S.r.l. – San Giovanni in Persiceto (BO). 23 aprile 2020

«Inutile premettere quanto questa crisi globale abbia colto di sorpresa tutti, compresa la nostra azienda. Mai avremmo pensato di poter esser messi in ginocchio da un virus. Dopo i primi momenti di incredulità, abbiamo reagito. Ogni crisi, anche se ora serve coraggio ad affermarlo e il tempo ci dirà se anche questa volta è vero, porta con sé qualcosa di buono. Da un lato abbiamo dovuto districarci tra strumenti sconosciuti, come la cassa integrazione, l’organizzazione del lavoro con personale ridotto e addirittura con una fase di sospensione delle attività; dall’altro ci siamo trovati in mano una risorsa di cui non si dispone mai: il tempo.

Non metto in dubbio che non ci sia nulla da festeggiare, ma a volerla girare a proprio favore quante volte ci diciamo “Eh, lo farei, ma avessi il tempo”. E, così sfruttando il tempo a disposizione, abbiamo lavorato all’implementazione del sistema di gestione per la qualità, rivisto i nostri processi e fatto formazione in e-learning. Quanto alla gestione dell’emergenza in senso stretto, e in particolare alle misure di contenimento e di sanificazione degli ambienti, abbiamo adottato tutte le misure prescritte, ovvero il distanziamento sociale, le mascherine, i gel igienizzante nei reparti, l’invio dei documenti di trasporto esclusivamente vie e-mail, il divieto di accesso allo stabilimento da parte di terzi.

In merito alla riorganizzazione produttiva, è stato complesso, a fronte delle richieste di alcuni clienti facenti parte della filiera autorizzata ad operare, decidere quando, come e quanto riaprire per garantire loro il servizio. Come si immaginerà gli impianti galvanici hanno bisogno di manutenzioni specifiche per il loro arresto così come per un riavvio dopo una sosta importante. La difficoltà è quella di decidere la strategia migliore per rispondere all’esigenza di fornitura del proprio cliente, senza trovarsi poi con l’impianto avviato e vuoto. In attesa della Fase 2 stiamo lavorando con impianti attivi per due o tre giorni a settimana e con organico ridotto, cercando di accorpare quanto più possibile i materiali provenienti dai clienti facenti parte delle filiere essenziali.

Alla domanda su cosa ci aspettiamo dal futuro, cosa faremo e cosa non faremo più, rispondo che è un quesito molto interessante perché mi spinge a pensare ad un “prima” e ad un “dopo”. Vorrei poter dire che lo smart-working è il domani, ma sappiamo benissimo che per alcune funzioni è impossibile. Certamente incentiveremo la formazione via e-learning (per le materie applicabili) e magari, perché no, la maggiore digitalizzazione di alcuni processi. In verità, devo dire che, in un momento in cui tutti si professano più smart che mai, non è stato così semplice reperire corsi di formazione di pertinenza erogati in modalità e-learning.

Purtroppo in occasioni di eventi senza precedenti non si possono formulare previsioni precise e questo destabilizza un po’ tutti, oggi virologi e domani economisti.  La speranza è che il mondo guarisca e riprenda presto a “fare”».

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Erminio Checchin – Checchin S.r.l.

Lavoro calato del 90-95%

Erminio Checchin, presidente della Checchin S.r.l. – Cambiano (TO). 24 aprile 2020

«Con l’attività di zincatura siamo praticamente fermi visto che il lavoro è calato del 90-95%, quel poco che abbiamo messo nei bagni c’è giunto da clienti della filiera agricola e alimentare. Ora ci stiamo preparando alla riapertura del 4 maggio mettendo in atto tutte le procedure prescritte per salvaguardare la salute dei nostri dipendenti.

Per quanto riguarda le distanze fra i vari operatori il problema non sussiste in quanto ognuno segue la propria macchina, e nel caso di mansioni dove gli operatori stessi devono avvicinarsi le mascherine faranno la loro parte. Ovviamente ci siamo attivati per sospendere mutui in corso con le banche e chiedere la cassa integrazione, di cui per ora abbiamo anticipato la metà».

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