Consapevolezze e progettualità: il rilancio del settore meccanico

Mentre sono al vaglio nuove linee guida, cresce la consapevolezza della necessità di innovazione e formazione per il rilancio del comparto meccanico, dove sono essenziali un alleggerimento delle procedure burocratiche e l’adozione dello strumento associativo.

L’innovazione apportata dalle necessità di questi ultimi mesi ha modificato, e modificherà, il modus operandi del substrato industriale italiano, anche in un settore – come quello meccanico – che sembrava ancorato a una serie di certezze, e che invece si è dimostrato pronto, veloce e intelligente nell’adeguamento e nel miglioramento.

Le crisi esistono e sono sempre esistite: a volte sono cicliche, a volte straordinarie, come in questo ultimo caso. Nel bel mezzo del buio da lockdown, in pieno sconforto, gli ottimisti continuavano a ripetere la frase “una crisi è un’opportunità”, facendo riferimento ai due kanji giapponesi (ideogrammi) che compongono la parola “crisi”. Intanto, i cultori del Sol Levante storcevano il naso sulla veridicità dell’interpretazione.

Senza andare troppo lontano, pensiamo all’etimologia di “crisi”, che deriva dal verbo greco “krino”, ovvero separare, scegliere. Una situazione di crisi ci mette di fronte a una scelta, che potrebbe essere effettivamente una opportunità, come dicono ad Est. Tuttavia biso- gna capire come agire, affinché lo diventi davvero. Perché nessuno ci assicura che la scelta sia quella giusta, attenzione.

Quindi, dopo aver accettato di essere soggetti passivi dell’evento, oggi per trarne dei vantaggi capiamo come affrontare attivamente lo stesso avvenimento, trovando le giuste soluzioni.

Come stanno agendo le realtà del comparto meccanico? In questo scenario “post bellico”, come lo hanno definito i più pessimisti, cosa stanno facendo le officine? E, soprattutto cosa devono fare? Qual è la migliore strategia per rilanciare il settore? La risposta arriva dai dati: le aziende si stanno muovendo, stanno collaborando, si stanno confrontando, con l’obiettivo di rilanciare il comparto, alla luce di nuove consapevolezze, ma con una sola e unica certezza: la meccanica non si può fermare, e non si fermerà, grazie all’expertise e al grande potenziale delle nostre imprenditorie. E ora bisognerà agire sotto due diverse direttrici, spingendo sull’acceleratore governativo – chiedendo maggiori interventi statali – ed operando individualmente o, ancor meglio, in gruppo.

Lo scenario

Dai dati, sappiamo che il 50% del PIL nazionale italiano è destinato all’export verso Germania, Francia e USA, paesi che si sono trovati in una condizione economica simile a quella italiana nell’ultimo periodo. Quindi, nell’ottica del “mal comune mezzo gaudio”, troviamo un aspetto positivo. Il fatto che tutti i paesi si siano fermati (con qualche eccezione) ci fa pensare, e sperare, in un sincronismo della ripartenza, una ripresa graduale per tutti, anche grazie ai meccanismi di sostegno.

Pensiamo all’intoccabile Regno Unito, che nella crisi del 2009 sembrava immune dall’ondata travolgente dei subprime, e che in questo 2020 ha mostrato le stesse difficoltà italiane. Pensiamo alla fortissima Germania. Oggi siamo tutti un po’ meno ricchi, ma domani saremo tutti “ugualmente” meno ricchi: si abbasserà l’asticella dei traguardi, e l’obiettivo sarà quindi più vicino, per tutti. Non dobbiamo temere la ripresa dei nostri competitor, né la nostra temporanea immobilità, perché la loro ripartenza coinciderà con la nostra, indissolubilmente, in quello che gli esperti definiscono uno “scenario simmetrico”. I mercati esteri non dimenticheranno l’importanza della componentistica meccanica made in Italy, perché risulta fondamentale anche per la loro stessa sopravvivenza. E l’Italia risulta complementare a numerosi mercati, molto più di quello che si possa pensare. Ci sono poi nazioni, come il Giappone, che sono già in una fase avanzata di sblocco, soprattutto nel comparto automotive. Ci sono, sempre in Asia, realtà che hanno ripreso a pieno la pro- duzione, così come branch italiane che già risultano operative quasi al 100%. Ma i nostri mercati specchio, ovvero Germania, Francia e USA, si stanno mettendo in moto, e lo faranno tutti in contemporanea a noi. Intanto proviamo quindi a capire, indipendentemente dai nostri partner, come rilanciare il settore.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here