Edge computing e industria

Edge computing e industria. Nei prossimi anni questo binomio è destinato a crescere e a offrire interessanti opportunità di sviluppo in numerosi settori produttivi: dall’automotive alle energie green e a tutti quei comparti che punteranno su un modello di fabbrica intelligente.

«L’egde computing è una componente delle infrastrutture IoT che sta divenendo sempre più importante soprattutto nei casi in cui è necessaria una risposta tempestiva e autonoma dei dispositivi, sulla base degli input ricevuti. Il suo ruolo è destinato a crescere soprattutto in comparti come l’automotive o in altri settori del manifatturiero, dove la capacità delle macchine di agire autonomamente in base alle circostanze è uno degli aspetti principali dell’Industria 4.0». È quanto emerge nell’ultimo numero dell’osservatorio sull’industria italiana dell’automazione realizzato da Anie che ha dedicato un approfondimento a questo tema intitolato “L’Edge computing e i benefici per l’industria”. La ricerca riporta i dati di un recente studio di Business Insider Intelligence secondo cui i dispositivi IoT arriveranno a essere 40 miliardi entro il 2023: «Partendo da questi dati diventa difficile ipotizzare che ci possa essere un’infrastruttura cloud in grado di processare in tempo reale la quantità di informazioni che tali dispositivi genererebbero, a causa sia delle limitazioni di banda che del tempo di latenza. Da qui la necessità di spostare quanta più intelligenza possibile dal cloud verso la parte periferica dell’infrastruttura IoT, vale a dire l’edge».

Gartner ha fatto il punto sulle evoluzioni di questo mercato. In particolare, enumerando quelli che erano i dieci trend tecnologici strategici per imprese e organizzazioni nel 2018, pone il fenomeno “Cloud to the Edge”, ovvero soluzioni che facilitano l’elaborazione dei dati nella o vicino alla fonte della generazione di dati, in quinta posizione. Le aziende, secondo la società di analisi, dovrebbero cominciare a utilizzare schemi di progettazione improntati sui paradigmi dell’edge computing nelle proprie architetture infrastrutturali, specie quelle che sono contraddistinte da una significativa presenza di componenti IoT. Nello specifico, Gartner stima che entro il 2022 la metà delle grandi organizzazioni avrà integrato questa tecnologia nei propri piani.

Le caratteristiche

Inizialmente pensata come strumento per ridurre i costi di banda associati al trasporto di dati, la tecnologia edge ha trovato nella necessità di gestire applicazioni in tempo reale il suo vero ambito di applicazione. Gartner la definisce come parte di una topologia distribuita, nella quale la componente elaborativa si trova vicino al punto in cui gli oggetti o le persone producono e utilizzano le informazioni. Si tratta quindi di una architettura IT distribuita e decentralizzata che non fa affidamento a un sistema centrale, magari distante centinaia di chilometri, per la gestione dei dati raccolti, e che dunque consente di evitare problemi di latenza che potrebbero avere un impatto negativo sulle performance di una applicazione, riducendo allo stesso tempo anche il quantitativo di informazioni che devono essere processati centralmente o in cloud.

L’edge computing ben si colloca anche in scenari nei quali la copertura delle reti fisse e mobili è limitata e quindi la connettività tra centro e periferia e viceversa non garantisce adeguate prestazioni.

In ambito produttivo, invece, può risultare la soluzione ideale soprattutto quando, ad esempio, in una linea produttiva con più macchine che trasmettono dati simultaneamente. L‘hardware e i servizi di edge computing diventano di fatto una fonte locale di elaborazione e archiviazione: l’infrastruttura IT è decentrata e distribuita, formata da centri di elaborazione dati minori, i cosiddetti micro datacenter, posti in prossimità dell’utente e deputati all’erogazione dei servizi internet a distanze nettamente inferiori.

 

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