Fonderie, segnali di ripresa: il settore respira ottimismo

Fonderie, Assofond: «Il 2020 si è chiuso con segnali di ottimismo per il futuro, pur con l’incognita legata ai costi delle materie prime». Bene fatturato, utilizzo capacità produttiva e visibilità degli ordini. Aumenta l’ottimismo per i prossimi sei mesi. Soffrono le fonderie di acciaio.

«Negli ultimi mesi siamo ripartiti con buono slancio, e i risultati dell’ultima rilevazione del nostro Centro Studi lo confermano». Roberto Ariotti, presidente di Assofond, l’associazione di Confindustria che rappresenta le fonderie italiane, guarda con ottimismo ai prossimi mesi, in linea con il giudizio positivo dei colleghi imprenditori sulle aspettative per il 2021: «Il quadro, complessivamente, è positivo, anche se permangono una serie di incognite: penso in particolar modo alle dinamiche dei prezzi delle materie prime che, nelle prime settimane dell’anno hanno fatto segnare aumenti pesantissimi, anche se ora sembrano essersi stabilizzati».

«Ora – prosegue Ariottiabbiamo bisogno di un periodo di stabilità e di rilancio: è quello che tutto il mondo industriale, che ha saputo in questi mesi contenere le perdite tenendo di fatto a galla il paese, chiede al nuovo governo. Mi auguro quindi che si possa aprire una stagione nuova in occasione della quale, alla prudenza che tutti dobbiamo ancora avere in attesa che i vaccini sconfiggano il virus, si affianchi invece più coraggio nelle scelte economiche che devono essere prese per ridare fiato alla nostra economia».

Contesto economico e fiducia: migliorano le aspettative per i prossimi mesi

Nel quarto trimestre del 2020 i valori rilevati dal Centro Studi Assofond su un campione rappresentativo di fonderie associate restituiscono valori in netto miglioramento rispetto ai periodi precedenti, sebbene il giudizio sulla situazione contingente, ovvero sull’ultimo quarto del 2020, sia definita ancora difficile dalle imprese.

L’indice ACT, che misura il giudizio su come le attività abbiano trascorso il trimestre
di riferimento, è infatti in crescita, ma non va oltre i 36 punti (su un massimo possibile di 100). Diversi, del resto, sono i riscontri dei singoli comparti. Se le valutazioni delle fonderie di ghisa e di quelle non ferrose sono in miglioramento, il giudizio delle fonderie di acciaio è invece in controtendenza: l’indice arretra infatti a 20 punti dai 25 del terzo trimestre.

L’indice SIX, invece, che sintetizza le risposte sulle aspettative dei sei mesi successivi alla rilevazione è in crescita per tutti e tre i comparti: l’ottimismo aumenta e lo fa per il terzo trimestre. Nello specifico, il 39,4% delle fonderie ha risposto che il quadro economico sarà migliore, mentre il 54,5% crede che rimarrà stabile.

Fatturato 2020 e budget stimato per il 2021

Dal punto di vista del fatturato, la variazione ponderata rimbalza al +12%, rispetto al trimestre precedente, dinamica fortemente crescente rispetto alla variazione nulla del terzo trimestre sul secondo e al valore di minimo assoluto del -19% del secondo quarto dell’anno sul primo.

Anche in questo caso, tuttavia, l’analisi per comparto rivela scenari differenti: se il dato è positivo per le fonderie di ghisa (+12%) e per quelle di metalli non ferrosi (+16%), continua invece a essere difficile la situazione delle fonderie di acciaio, per le quali peggiora ulteriormente il differenziale con il trimestre precedente, passato dal -15% del terzo trimestre sul secondo al -16% del quarto sul terzo.

Il valore medio ponderato dello scostamento fra il fatturato 2020 e il valore stimato a budget per l’anno 2021 è invece pari al +19% (a livello di comparti: +15% per la ghisa, +17% per l’acciaio, +23% per i non ferrosi). Per quanto in termini macro, ciò significa che le fonderie non si aspettano di recuperare del tutto il pesante negativo del 2020.

Il contributo della domanda estera si riduce complessivamente al 57% del totale del fatturato del quarto trimestre 2020, facendo così declinare anche la linea di tendenza degli ultimi quattro periodi (che partiva dal 65% del primo trimestre). Le fonderie che hanno una maggiore propensione verso l’estero, ovvero quelle che hanno indicato una quota superiore al 50%, hanno però fatto registrare un recupero più significativo sul fatturato del terzo trimestre 2020, pari al +23% contro il +12% del risultato generale. Questa dinamica si conferma per tutti e tre i comparti e fa segnare un dato particolarmente significativo per le fonderie di acciaio: le aziende che hanno una maggiore propensione all’export hanno incrementato il proprio fatturato del +25% rispetto al trimestre precedente, evidenziando una performance in forte controtendenza rispetto al dato generale del comparto (-16%).

Utilizzo di capacità produttiva, visibilità degli ordini, ricorso ad ammortizzatori sociali

Il quarto trimestre si è caratterizzato anche per un recupero sia dell’utilizzo di capacità produttiva, che finalmente supera quota 70% (73,6%) sia della visibilità degli ordini (2,8 mesi). Prosegue anche la discesa della curva del ricorso complessivo agli ammortizzatori sociali: nell’ultimo quarto la percentuale di fonderie che ha fatto ricorso ad almeno uno strumento di ammortizzatore sociale si riduce al 51,5%, contro il 93,9% del picco massimo di due trimestri precedenti.

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