Imprenditoria femminile: la nuova misura agevolativa

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Per supportare la nascita e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, il Ministero dello Sviluppo Economico mobilita 200 milioni di euro, provenienti per lo più da Next Generation EU.

Nel mese di maggio ha preso il via il Fondo impresa femminile, con una serie di benefici che favoriranno l’avvio di nuove imprese, costituite da meno di 12 mesi, o realtà già attive da oltre un anno.

La misura si realizza attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, per l’imprenditoria femminile, con la competenza economica del MiSE, e la gestione operativa di Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa.

Gli incentivi vanno colti come opportunità, per dare voce a idee nuove e valide, animate da coraggio e spirito imprenditoriale.

In un momento di ripresa, ognuno può contribuire attivamente, in maniera quanto più consona alle proprie aspirazioni perché, assieme, uniti, indipendentemente dal genere, si può arrivare lontano.

Il Fondo impresa femminile: cos’è?

Il Fondo impresa femminile è un incentivo del MiSE che sostiene la nascita, lo sviluppo e il consolidamento delle imprese guidate da donne.

La misura si realizza attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, destinati ad imprese dove è forte la presenza di donne.

Le agevolazioni serviranno per affrontare le spese relative a programmi di investimento in settori quali industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, servizi, commercio e turismo.

La dotazione finanziaria complessiva è pari a circa 200 milioni di euro: di questi, 40 sono stati stanziati dalla Legge di bilancio 2021 mentre gli altri 160 sono a valere sulle risorse PNRR e precisamente rientrano tra gli interventi prioritari della Missione 5 “Inclusione e coesione”.

I soggetti beneficiari

Il target della misura agevolativa è l’imprenditoria femminile: il sostegno è offerto alle imprese femminili di qualsiasi dimensione, già costituite o di nuova costituzione, attive, con sede in tutte le regioni italiane.

In realtà, la domanda può essere presentata anche da persone fisiche che, però, si impegnano a costituire una NewCo qualora ammesse alle agevolazioni: la stessa persona fisica proponente, poi, dovrà comparire come rappresentante legale, referente o socio della futura compagine.

imprenditoria femminileAttenzione a un dettaglio: a differenza delle già costituite, nelle costituende non è ammessa la presenza di persone giuridiche, tra i soci futuri.

Inoltre, i tempi sono abbastanza serrati: qualora la proponente venga ammessa alle agevolazioni, entro 60 giorni dall’esito positivo dovrà inviare la documentazione che provi l’avvenuta costituzione o, nel caso di attività libero professionali, l’apertura della partita IVA.

Le imprese femminili sono raggruppate in quattro diversi gruppi, ovvero (1) cooperative o società di persone con almeno il 60% di donne socie; (2) società di capitale con quote e componenti degli organi di amministrazione per almeno i due terzi di donne; (3) imprese individuali aventi una donna come titolare e (4) lavoratrici autonome con partita IVA.

Il fatturato annuo o il numero di dipendenti di sesso femminile non sono elementi rilevanti per l’accesso alla misura.

Dunque, come appare evidente, si chiamano imprese femminili ma non è vietata la presenza di soci o amministratori uomini.

Non c’è quindi uno sbarramento ma vige solo il principio della maggioranza.

Le associazioni tra professionisti non sono incluse nella definizione di impresa femminile, mentre le imprese familiari, qualora assumano la forma di impresa individuale, e abbiano una titolare donna, possono presentare domanda.

In tutti i casi, non sono ammesse alle agevolazioni le imprese femminili destinatarie di sanzione interdittiva (responsabilità amministrativa da reato), quelle con legali rappresentanti o amministratori condannati in maniera irrevocabile per reati specifici che li escludono dalla partecipazione a gare, e tutte le altre compagini che, secondo legge, non possono ricevere benefici pubblici.

Requisiti e cumulabilità

Il requisito imprescindibile per l’accesso agli incentivi, ovvero la caratteristica di “impresa femminile”, deve sussistere alla data di presentazione della domanda.

Deve poi essere mantenuto per i successivi tre anni, prendendo come data d’inizio il completamento del programma, ovvero l’erogazione del saldo (quindi, per un minimo di 4/5 anni, considerando che 24 mesi è il termine ultimo per concludere l’investimento).

Nel caso in cui si perda la qualifica di impresa femminile prima dei 3 anni, le agevolazioni potranno essere revocate.

C’è poi da capire la questione afferente alla cumulabilità.

In realtà, questa misura risulta cumulabile con le altre attualmente gestite da Invitalia, ma con alcune peculiarità: l’impresa già beneficiaria di altri incentivi – come ad esempio ON – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero o Resto al Sud – potrà presentare un ulteriore progetto sul Fondo impresa femminile a condizione che sia un ampliamento di quanto già in programma, e quindi risulti diverso da quanto già finanziato.

Inoltre, le agevolazioni potranno essere cumulate con altri aiuti di Stato, anche de minimis, entro i limiti indicati dalla normativa europea.

Si chiamano imprese femminili ma non è vietata la presenza di soci o amministratori uomini

La misura agevolativa

Gli incentivi finanziano programmi di investimento per l’avvio o lo sviluppo delle imprese femminili, con progetti di investimento che dovranno essere realizzati entro 24 mesi. La misura agevolativa varia a seconda delle caratteristiche del richiedente.

Nel caso sia una NewCo costituita da meno di 12 mesi, o una libera professionista intenzionata a diventare imprenditrice titolare di una società, i progetti di investimento dovranno avere un valore non superiore ai 250 mila euro.

Il beneficio assume la forma di contributo a fondo perduto, variabile in base alla dimensione del progetto.

I progetti con un valore fino a 100 mila euro potranno ricevere un’agevolazione non superiore a 50 mila euro che copre fino all’80% delle spese o, nel caso di donne non occupate, fino al 90%.

Diversamente, per progetti da 100 a 250 mila euro, il contributo sale fino a un massimo di 125 mila euro, corrispondente al 50% delle spese.

Qualora, invece, il richiedente appartenga a un’impresa attiva da più di 12 mesi, sarà possibile presentare progetti d’investimento fino a 400 mila euro, impiegabili sia nello sviluppo di nuove attività d’impresa che nell’ampliamento di quelle già esistenti.

L’agevolazione, però, non è concessa totalmente come contributo a fondo perduto ma diventa “mista”, con una parte non restituibile (50%, a fondo perduto) alla quale si affianca un finanziamento a tasso zero (50%) con una copertura massima di 320mila euro, fino all’80% delle spese ammissibili, da rimborsare in otto anni.

imprenditoria femminileL’IVA e la restante parte delle spese, non coperta dalle agevolazioni statali, saranno a carico dello stesso beneficiario.

La peculiarità della misura, a differenza di altre, è che non prevede un valore minimo dell’investimento, e questo non crea sbarramenti, offrendo anche alle piccole realtà la possibilità di partecipare.

Un ulteriore servizio concesso alle aziende, che diventa uno strumento particolarmente utile e può essere richiesto nel momento in cui si compila la domanda, è il servizio di assistenza tecnico-gestionale.

Questo quid pluris comprende un voucher di 2 mila euro utilizzabile dalle imprese per servizi di marketing o comunicazione strategica, che abbiano un valore minimo non inferiore a 4 mila euro.

Comprende altresì un tutoraggio, nella fase iniziale del progetto, che servirà da supporto alle imprese, per l’utilizzo delle agevolazioni, per la richiesta delle erogazioni o per la predisposizione della documentazione con il trasferimento, alle imprese richiedenti, delle necessarie competenze specialistiche, sia in presenza che attraverso incontri on line.

Le spese ammesse

Tutte le spese devono essere connesse al progetto e alla sede di svolgimento dello stesso; nella compilazione della domanda, le spese dovranno essere descritte analiticamente e quantificate, e risultare conformi al principio DNSH, come richiesto per tutti gli investimenti a valere sulle risorse PNRR.

Gli acquisti – che andranno pagati esclusivamente con un metodo tracciabile, tramite conti corrente ordinari intestati all’impresa femminile – vanno fatti a condizioni di mercato, da soggetti che non hanno relazioni con l’acquirente.

In caso contrario, potrebbero non essere ammesse.

È possibile l’acquisto di beni in e-commerce, a condizione che sia ammesso il bene.

In tutti i casi, le spese dovranno risultare sostenute successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione o, nel caso di persone fisiche, alla data di costituzione dell’impresa o dell’apertura di partita IVA.

Le spese ammissibili riguardano gli investimenti e il costo del lavoro. L’Allegato 2 del Decreto direttoriale 30 marzo 2022 riporta, nel dettaglio, le spese ammissibili al finanziamento.

Si tratta, in linea di massima, di immobilizzazioni materiali (impianti, macchinari e attrezzature nuovi di fabbrica), comprese le spese di installazione, opere edili, mobili e prefabbricati; immobilizzazioni immateriali, necessarie alla realizzazione dell’investimento, tra cui l’acquisto di brevetti, programmi informatici e soluzioni tecnologiche; servizi in cloud per la gestione aziendale e spese per il personale dipendente, assunto successivamente alla presentazione della domanda, con contratto a tempo indeterminato o determinato, e impiegato appositamente per la realizzazione del programma oggetto dell’agevolazione.

Il capitale circolante

Sono previsti benefici anche per le spese di capitale circolante, a seconda che l’impresa sia costituita da più o meno di 36 mesi.

Nel primo caso, il limite per il capitale circolante è del 20% dell’intero programma di spesa; per le imprese costituite da oltre 36 mesi la percentuale sale al 25% (ma il totale non potrà essere superiore all’80% della media del circolante degli ultimi tre esercizi) e il beneficio assume la forma di contributo a fondo perduto.

Ma quali sono le esigenze di capitale circolante? Queste comprendono una serie di spese specificate dal decreto, tra cui quelle per servizi di carattere ordinario, strettamente necessari allo svolgimento delle attività dell’impresa, il godimento di beni terzi – come le spese di affitto, i canoni di leasing e i costi di noleggio per impianti e macchinari – ed eventuali oneri di garanzia, per fideiussioni et similia.

Come e quando presentare la domanda

La presentazione della domanda è esclusivamente on line, e prevede una prima fase di compilazione e un successivo invio.

Gli sportelli per le imprese giovani, costituite da meno di 12 mesi, sono stati aperti alle ore 10 del 19 maggio 2022, mentre la compilazione era già possibile dal precedente 5 maggio; diversamente, le imprese femminili costituite da oltre 12 mesi hanno iniziato a compilare la domanda dalle ore 10 del 24 maggio, potendola presentare a partire dalle ore 10 del 7 giugno.

La piattaforma di Invitalia è raggiungibile solo nella fascia oraria 10/17 dei giorni feriali (lunedì/venerdì): l’accesso si ottiene attraverso l’identità digitale (SPID, CNS, CIE) e sarà necessario essere in possesso di una firma digitale e un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) del legale rappresentante della società o della persona fisica dell’impresa costituenda.

Per le imprese non residenti nel territorio italiano è prevista una procedura diversa, che presuppone un contatto ex ante con Invitalia, per una richiesta speciale di accreditamento.

Per poter presentare la domanda on line è importante essere in regola con gli adempimenti burocratici nel Registro delle Imprese perché si rischia di non poter inviare la richiesta: infatti, qualora i dati societari risultino incompleti o non aggiornati, la piattaforma bloccherà la compilazione, di seguito a controlli incrociati.

Questo perché il sistema acquisiste automaticamente i dati dal Registro delle imprese, con un controllo in tempo reale, impendendo il proseguimento dell’iter.

Pertanto, eventuali difformità vanno sanate subito, onde evitare di perdere ulteriore tempo prezioso, dopo.

È sempre disponibile un team di esperti che offrirà supporto, dirimendo eventuali dubbi e guidando il richiedente nella presentazione della domanda.

Variazioni ed eccezioni

Le variazioni al programma di spesa sono ammesse a condizione che siano prima comunicate a Invitalia, con una documentazione che ne illustri la necessità di modifica, e sempre che non comportino stravolgimenti al progetto.

Sono anche ammesse le spese di marketing, considerate immobilizzazioni immateriali, ma possono comunque rientrare nel computo delle spese per il circolante o essere sostenute con il voucher di assistenza tecnico-gestionale.

Non sono ammesse le spese di avviamento e licenza commerciale, e quelle per l’acquisto di immobili e terreni; in quelle di opere edili rientrano gli interventi edilizi su un immobile già esistente, utilizzato come sede operativa.

imprenditoria femminileL’acquisto di automezzi è ammesso solo se il bene risulti strettamente necessario al processo produttivo.

Non sarà ammesso l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature usati, così come le spese mediante il cosiddetto “contratto chiavi in mano”.

Gli acquisti inferiori ai 500 euro non saranno rimborsati, così come gli oneri previdenziali e assistenziali, le imposte e le tasse; a tal proposito, l’IVA non è un costo ammissibile, neppure per le imprese che operano in regime forfettario.

di Marianna Capasso