UCISAP Stampi & Co: a mali estremi, il rimedio è la conoscenza

Un’affluenza di pubblico pressoché senza precedenti ha contrassegnato il recente evento Stampi & Co, assise nazionale degli stampisti organizzata dalla sigla di settore UCISAP, tornato in presenza dopo la forzata interruzione dei periodi più caldi della pandemia da Covid-19. Fra rincari energetici e distorsioni della supply chain delle materie prime il momento è tanto critico quanto forse ideale per fare il classico punto della situazione. In questo senso ha proceduto la presidente associativa Cristina De Rosso della veneta Dioma sottolineando a un tempo la resilienza delle attrezzerie ma anche le loro difficoltà presenti e sollecitando le istituzioni a non lasciarle sole in tempi di burrasca

Un denso programma

Al di là del grido d’allarme del(la) numero uno, ad attrarre i 180 partecipanti è stato senz’altro il ricco e prestigioso rostro dei relatori intervenuti rispondendo alla chiamata del (soddisfattissimo) direttore generale Giovanni Corti. Se il docente di Storia economica, saggista ed editorialista Giulio Sapelli s’è addentrato in una analisi meticolosa del concatenarsi dei fatti che hanno condotto sino al conflitto russo-ucraino (con quel che ne è seguito) diverso è stato il tenore della relazione di Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategy & Entrepreneurship della SDA Bocconi. Sullo sfondo di una galoppante inflazione questi ha invitato gli stampisti a mantenere più che mai i nervi saldi, poiché la recessione non è alle porte e la crescita del Pil italiano oltre le medie Ue (+3,3% contro il +3,1%) sarebbe stata in altri tempi da celebrare come un risultato da record. Guardando poi al tema dell’energy e al di là della vulgata, Carnevale Maffè ha osservato come lentamente i prezzi del gas si stiano riposizionando su livelli vicini a quelli di fine 2021. Ma anche che in nome del principio del NIMBY e della retorica l’Italia ha erroneamente finito per ridurre la sua produzione di gas del 75%, quando avrebbe potuto ampliarla. E ha dato addio al nucleare mentre le centrali hanno proliferato in tutti gli Stati vicini e quelle di nuova generazione hanno già ricevuto il via libera del Parlamento e della Commissione europea. Tornano in Occidente, secondo lo speaker, i grandi flussi di investimento e il tema chiave oggi è quello, ben noto ai soci UCISAP, della carenza di competenze, testimoniata dal 39% delle proposte occupazionali disertate a giugno 2022.

C’è da fare

Peccato, perché l’innovazione chiama e con essa quel ritorno di parti e attività della manifattura in precedenza delocalizzate in Asia verso il territorio italiano o, casomai, europeo etichettato sotto il termine di reshoring. È stato questo il leitmotiv della trattazione del docente dell’università di Bergamo Matteo Kalchschmidt, già noto come protagonista di studi sulla rilocalizzazione produttiva per conto di enti locali e università di tutta la Penisola. Altresì necessario è prepararsi per tempo e adeguatamente alla transizione che interessa il mondo auto, al quale tante imprese sono legate fortemente e che sotto l’impulso della politica si orienta sempre più verso l’elettrificazione. Che l’industria sia cambiata e recentemente non per il meglio lo dicono le stime di ANFIA, cioè l’associazione che rappresenta le aziende della filiera, il cui portavoce nell’occasione è stato il vicepresidente Marco Stella. Quest’anno il mercato italiano è sceso del 9,5% e rispetto a vent’anni orsono i volumi prodotti si sono più che dimezzati mentre gli investimenti (esteri) si dirigono tipicamente là dove si produce. Se ANFIA ha cercato sin qui senz’essere ascoltata di ridefinire e rimodulare di concerto con le istituzioni tempistiche e modalità del piano continentale Fit for 55, promuovendo tecnologie alternative sostenibili, ora qualcosa sembra essere cambiato: le autorità si sono mostrate più aperte al dialogo su alimentazioni a idrogeno, combustibili sintetici e plug-in. Cosicché il passaggio al trasporto a impatto zero possa risultare a sua volta più sostenibile, per l’industria. Quest’ultima, per finire e per quanto attiene agli stampisti, deve però a sua volta cambiare passo – o marcia – scommettendo ancor più fortemente sul concetto di produzione anziché di costruzione degli stampi e sulle multi-tecnologie integrate, la qualità e misurabilità dei processi, infine e in una parola, sulla digitalizzazione. Ad argomentarne in occasione di Stampi & Co tenutosi a Pozzolengo (Brescia) è stato il managing director di GF Machining Solutions Marco Colombo.

di Roberto Carminati