Cambio utensili automatico | Una vera svolta, se correttamente “guidata”

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Il cambio utensili automatico può rappresentare un grande vantaggio in termini di ottimizzazione dei flussi produttivi e quindi di competitività. Tuttavia, se non correttamente affiancata da operatori adeguati, anche la tecnologia più avanzata rischia di portare a risultati grotteschi.

Per chi come me, nonostante l’età non troppo avanzata, è cresciuto con un approccio pratico in piegatura, in cui ogni singola azione era frutto di scelte precise e di esperienza, trovarsi per la prima volta davanti a un sistema di cambio utensili automatico risulta un fatto davvero epocale. Sovente la tipica e intima refrattarietà all’innovazione di chi è venuto su a calcoli e controlli numerici senza grafici alcuni, fa capolino trasformandosi in sottile diffidenza e nella conseguente ricerca morbosa di tutti i difetti che tale sistema può avere.

Fortunatamente il tempo, se la nostra mente resta ancora sufficientemente aperta nonostante tutto, fa crollare uno a uno i preconcetti verso un ritrovato tecnologico che, dal mero lato dell’impresa, è senza ombra di dubbio una potenziale e grandissima conquista.

Tre minuti per restare in silenzio

Ricordo ancora quando, diversi anni or sono, l’AD di una nota marca di macchine per lamiera mi invitò a vedere la loro nuovissima pressa piegatrice dotata di un sistema di cambio utensili automatico.

«Dal punto di vista scenografico… nulla da dire», mi dissi osservando l’armadio a vista a lato della pressa in cui danzavano decine di matrici e punzoni sorretti da un’orchestra di viti a ricircolo, leve, motori e chissà quale altra diavoleria.

«Ma se volessi fare una tramoggia da finire a lato macchina o, banalmente, uno scatolato profondo, come me la potrei cavare?» Mentre mi perdevo nei miei pensieri, un complesso attrezzaggio “a stazioni” degno di una mente sopraffina veniva regolarmente installato sulla macchina ovviamente incurante dei miei pregiudizi e totalmente in autonomia.

Alla fine, mi venne mostrato il tempo impiegato nell’operazione e che campeggiava ben in vista su un controllo numerico con una grafica degna della Disney-Pixar. Tre minuti scarsi: tanto servì a farmi rimanere in silenzio.

Se fossi stato più chiuso e ostinato avrei potuto obiettare che probabilmente, ma senza neanche troppa convinzione a dire il vero, avrei saputo fare meglio una volta compresa la composizione migliore per ottenere il pezzo. Di fatto avrei perso senza dubbio perché non ci sarebbe stato il tempo per avvicinarmi ai pezzi, programmare il CN o neanche solo richiamare un programma già svolto in precedenza.

Il miracolo vero che compresi era che quei tre minuti scarsi diventavano alla portata di tutti, per qualsiasi momento della giornata e della settimana, mentre si poteva benissimo svolgere qualcos’altro come, appunto, avvicinare i pezzi da produrre, leggere e capire il disegno o chissà cos’altro di utile alla produzione.

Questa la mia personale esperienza e, sono sicuro, quella di molti altri operatori che abbiano avuto un percorso simile al mio.

Negli ultimi anni si è assistito a una ricerca, a un affinamento e a una diffusione sempre più massiccia riguardo ai sistemi di carico utensili automatici.

Oggi possiamo senza dubbio affermare che rappresentano un’alternativa importantissima riguardo alla standardizzazione di processo sotto vari aspetti.

Non siamo tutti uguali

Ogni persona e, di conseguenza ogni operatore, è un caleidoscopio di caratteristiche che la rendono unica.

Va da sé che, se il processo di piegatura è per sua natura legato strettamente alla componente umana, nessuno potrà garantire lo stesso risultato di un altro in termini di velocità e di qualità di esecuzione.

Anche a parità di esperienza, supponendola altissima, troveremo operatori capacissimi di svolgere sequenze complesse ma, allo stesso tempo, del tutto inefficaci in caso di produzioni con quantità elevate.

Troveremo altri più adatti a svolgere pezzi in sequenze pressoché illimitate, ma quasi incapaci di immaginarsi un attrezzaggio a stazioni complesso e così via. In quella che risulta una fase critica come il piazzamento degli utensili, l’automazione livella tutti allo stesso modo e… verso l’alto in maniera irraggiungibile o quasi.

Non siamo nemmeno uguali a noi stessi

Alias: un conto è attrezzare la macchina a “mente fresca” magari con una composizione di utensili complessa immaginata grazie all’esperienza.

Un altro farlo il venerdì pomeriggio, oppure se non ci si trova al 100% del benessere fisico o psicologico.

Il cambio utensili automatico, inutile dirlo, non ha mai né linee di febbre né tantomeno pensieri a casa…

Cosa scrivo nel preventivo?

Proprio alla luce di quanto appena scritto, costificare con costanza e precisione articoli che devono essere piegati non è un’opera molto semplice, anzi!

Per quanto si affini la tecnica e l’esperienza in azienda, ci si può ritrovare spesso ad affrontare situazioni di compromesso: una volta va bene, una volta va meno bene.

Qualche volta è un bagno di sangue: pazienza, la volta prossima andrà meglio.

In conclusione

Concludendo, è ovvio che i sistemi di cambio utensili automatico rappresentano una delle più importanti innovazioni degli ultimi anni nella pressopiegatura della lamiera. Ciò significa forse che siano sempre una via miracolosa verso la standardizzazione del processo? Oppure la risoluzione di tutte le casistiche di errore anche a fronte di personale scarsamente o per nulla formato od esperto?

No, non facciamoci illusioni.

O meglio, lo possono diventare, ma solo se a “muovere i fili” sono comunque persone adeguate, sia per quanto riguarda la fase di programmazione via CAM, sia per quanto riguarda il seguire tutti gli affinamenti a bordo macchina.

Talvolta ho visto mettere in pianta stabile davanti a macchine dotate di cambio utensili automatico gli ultimi arrivati in azienda senza che venissero adeguatamente seguiti.

I risultati possono essere grotteschi e dovuti all’inesperienza totale che non permette a loro anche di adottare semplici accorgimenti quali ritardo assi, arretramenti dei riscontri posteriori e così via. Una volta mi ricordo di una sequenza in cui l’operatore, all’oscuro di tutto, doveva lottare contro l’hardware del sistema di controllo dell’angolo che puntualmente andava a collidere con il pezzo prima che riuscisse a estrarlo anche a causa di un punto morto superiore troppo basso…

I cambi utensili automatici possono rappresentare una vera svolta per l’azienda perché offrono potenzialmente indubbi vantaggi che si ripagano nel tempo. A patto però che vi sia il coinvolgimento delle maestranze migliori, condizione grazie alla quale ognuno può donare il meglio di sé.

Emiliano Corrieri

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