Il papà di tutti i martinetti

Alessandro Maggioni

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il papà di tutti i martinetti

Più si riesce a guardare indietro, più si potrà vedere avanti

Winston Churchill

Me lo ricordo il primo giorno di lavoro in Unimec: era il 21 marzo 2001 quando vidi l’azienda di famiglia con occhi nuovi. Conoscevo Unimec fin dal suo primo vagito, nel 1981, nel momento in cui mio padre decise di essere il primo a progettare e costruire in Italia il martinetto meccanico, un prodotto la cui produzione moderna era appannaggio esclusivo dell’industria tedesca. Avevo 6 anni nel 1981 e mi ricordo ogni tappa successiva della crescita aziendale: la prima sede ad Arcore, in un appartamento in affitto, e i successivi traslochi in strutture via via più grandi per fare spazio ad un’officina che diventava sempre più complessa e ricca di collaboratori e di macchine utensili. Ogni tanto la domenica mattina mio papà mi portava a fare un giretto in azienda: accendeva la cabina di verniciatura per mostrami una cascata d’acqua, poi andavo a “depredare” l’armadio della cancelleria di mia zia Rita, che gestiva la parte amministrativa. Per un bambino Unimec era solo un grande gioco che, lentamente ed inesorabilmente, perse la sua componente ludica di pari passo con la mia crescita personale.

Terminati gli studi in ingegneria, l’azienda di famiglia si era trasformata in qualcosa che richiedeva attenzione e responsabilità, come dimostrava l’attività svolta da mia sorella Stefania che mi precedeva di qualche anno.

Dopo soli tre mesi da quel giorno di primavera accadde l’inimmaginabile: il 7 luglio del 2001 un tornado di scala F4-F5, il primo mai registrato in Italia, distrusse completamente la sede di Unimec. In pochi secondi, forse un paio di minuti, 20 anni di Storia aziendale furono scagliati in aria, dispersi sulle colline o gettati nel fango. Che strazio ogni volta che si trovava tra le macerie un arredo da scrivania ammaccato o spaccato! Con quanto sgomento si raccoglievano strappi di disegni fatti a mano, a tecnigrafo e ripassati a china, vere opere d’arte rispetto agli anonimi file DWG! La Natura ci ferì ma la nostra determinazione non le permise di abbatterci. Ricostruimmo e in un solo anno tornammo più grandi e più motivati di prima; tuttavia, a dispetto delle apparenze, da quel giorno ci accompagna un vuoto irrecuperabile.

7 luglio 2001, la sede Unimec dopo il passaggio del tornado

La mia passione per la Storia si trasforma quasi in un’ossessione: raccolgo e recupero vecchi cataloghi, foto, pubblicità e gadget, conservandoli gelosamente come una reliquia da esporre, un giorno, in un museo della memoria; tuttavia, se un oggetto può essere conservato, lo stesso non può dirsi per le persone: molti volti storici di Unimec raggiungono la meritata pensione e, poco per volta, spariscono dalla quotidianità. Nel 2011, in occasione del 30° anniversario aziendale, vede la luce “Una spinta verso l’alto”, un libro che racconta la Storia di Unimec attraverso le parole dei protagonisti, una vera pietra miliare che sarà consegnata ad ogni nuova persona che entra a far parte della nostra “famiglia allargata”, perché non si dimentichi nulla di ciò che è stato. “Una spinta verso l’alto” è il racconto di un uomo e dell’azienda che ha creato dal nulla insieme a collaboratori straordinari e recupera in parte quel passato che ci è stato strappato dal tornado.

Passano 13 anni dalla pubblicazione del libro e, in una mattina apparentemente come le altre, riceviamo una telefonata da un cliente storico, Novastilmec S.p.A.. Ci viene chiesto di preparare un’offerta per sostituire un martinetto rotto e riceviamo le foto di quest’ultimo: non sono presenti né matricola né targa, quindi lo analizziamo nel dettaglio. Il tappo di carico del lubrificante è sulla faccia superiore, la vite senza fine sembra più lunga del normale e soprattutto non c’è la scritta “unimec” impressa sul carter in fase di fusione, letteralmente il nostro marchio di fabbrica. Il tutto fa presupporre che sia un prodotto di un concorrente, uno dei tanti che propongono mediocri copie dimensionalmente identiche all’originale.

Comunichiamo le nostre impressioni al cliente che ci risponde che non può che essere nostro in quanto compra da sempre solo prodotti Unimec. Di fronte a tanta fermezza decidiamo di approfondire: chiediamo la misura dell’asta e altri dettagli per restringere il campo di ricerca: 40×7, modello TP, forma B… decidiamo di entrare nell’archivio storico, quello dei disegni strappati, delle eliocopie che odorano di ammoniaca ed iniziamo a spulciare a mano le carte… non ci sono motori di ricerca, solo polvere e frammenti del passato. Ci passa distrattamente tra le mani la fotocopia di un disegno che era troppo rovinato per essere conservato, la mettiamo tra quelle scartate; poi un ripensamento, la si riprende in mano e la si guarda con attenzione: il dettaglio del tappo di carico stimola la curiosità… in effetti il disegno appare coerente con le foto inviate dal cliente… puntiamo lo sguardo sul cartiglio: codice 1.1.01.0002. Ci guardiamo allibiti: rifiutiamo di credere di aver trovato la Stele di Rosetta di questo problema… progressivo 0002 vuol dire “alba dei tempi”, vuol dire… mettiamo a fuoco la data sul cartiglio: 21.12.1981, firmato “A”. “A” come Adolfo Marchini, prima disegnatore e poi responsabile di produzione e fedele spalla di mio padre fino alla meritata pensione di fine 2019! È un disegno di quando Unimec contava solo 3 persone!

il papà di tutti i martinetti
Il disegno 1101.0002 del 1981

Stupore e incredulità guidano i passi successivi a questa scoperta, che ci portano a identificare meglio questo dinosauro meccanico: è un prodotto che ha il sapore di un prototipo, poi raffinato in quella che è nostra serie, è probabilmente antecedente alla creazione della nostra officina, ingegnerizzato da mio padre, disegnato da Marchini, prodotto e poi assemblato da terzisti esterni.

Sono affascinato da questa scoperta, ho la testa piena di similitudini: Lucy l’australopiteco, i Rotoli del Mar Morto, la Numero Uno di zio Paperone. Queste fantasticherie si infrangono sui rocciosi scogli della realtà, dato che questo reperto è di proprietà del cliente. Lo chiamiamo, confermando che sì, aveva ragione, che quel martinetto era proprio nostro e che potevamo fornirgli un’alternativa valida ed intercambiabile; a valle delle informazioni operative ne chiediamo l’esatta applicazione e soprattutto se possiamo tenerlo in Unimec. Novastilmec si dimostra estremamente gentile, acconsente alla richiesta e ci invita a vedere l’impianto che stanno revisionando.

Dopo qualche giorno, consegniamo personalmente in Novastilmec il martinetto in sostituzione e abbiamo l’occasione di vedere l’impianto su cui era installato: un impilatore di fogli di lamiera. È l’ultima sorpresa che ci riserva questo straordinario antenato: un impilatore non è una macchina statica, adatta costantemente l’altezza della zona di scarico dei laminatoi: il Numero Uno non solo ha più di 40 anni, ma ha lavorato costantemente per questo lasso di tempo, affidabile, simbolo di quella qualità che da sempre perseguiamo come obiettivo primario.

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Il martinetto che ha lavorato per oltre 40 anni, il Numero Uno

Tornato in Unimec lo guardo e lo ammiro e non riesco a non pensare a mio papà: entrambi hanno lavorato per anni, insieme e distanti, uno così ben progettato da non fermarsi mai, l’altro costruendo migliaia di simili che si trovano in ogni parte del pianeta. In modi diversi sono entrambi i “papà di tutti i martinetti” e sono felice di averli entrambi al mio fianco.

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