Secondo l’Osservatorio MECSPE, queste imprese integrano la sostenibilità nei propri modelli industriali, ma circa la metà è preoccupata per i dazi e il 55% ritiene insufficienti le nuove misure.
L’industria manifatturiera, con le sue più di 486mila imprese attive [1] a fine 2025, si conferma uno dei pilastri dell’economia nazionale e affronta il 2026 con un quadro complessivamente stabile, pur in un contesto segnato da nuove pressioni competitive. In questo scenario, il manifatturiero conferma la propria tenuta grazie a un’imprenditorialità che sa adattarsi e mantenere la rotta.
Nell’industria manifatturiera, la sostenibilità, intesa sempre più come efficienza produttiva oltre che, come riduzione dell’impatto ambientale, è diventata un elemento strutturale delle strategie di crescita delle aziende italiane.
Per sostenere la crescita non bastano gli incentivi
Malgrado le incertezze legate all’impatto dei dazi, che preoccupa circa la metà delle imprese, e alla valutazione delle nuove misure previste dalla Legge di Bilancio 2026, ritenute insufficienti dal 55%, per le aziende resta centrale la capacità di guidare le scelte industriali in base alle priorità del mercato e tradurre competenze e innovazione tecnologica in competitività. In questo quadro, gli incentivi rappresentano un supporto possibile, ma non l’unica leva per sostenere la crescita.
E’ quanto emerge chiaramente dall’Osservatorio MECSPE, realizzato in collaborazione con Nomisma [2], presentato a BolognaFiere in occasione dell’apertura della 24ª edizione di MECSPE, la fiera di riferimento per il manifatturiero e le innovazioni per l’industria.
Secondo l’Osservatorio, che in generale evidenzia come nove imprese su dieci dichiarino l’andamento della propria azienda coerente con gli obiettivi prefissati per l’anno, con un buon livello di soddisfazione (circa il 30% esprime una soddisfazione alta o molto alta), la sostenibilità è considerata parte integrante dei modelli industriali di quasi il 90% delle aziende del campione.
Sono soprattutto gli ambiti della fonderia, della manifattura additiva e dell’alluminio a porremaggiore attenzione a questo tema, meno integrato nel settore plastica e metalli non ferrosi.
Operatività e gestione delle risorse
Come si traduce concretamente questa attenzione? Le azioni messe in pratica dalle imprese toccano soprattutto l’operatività e la gestione delle risorse: sei imprese su dieci attuano un’ottimizzazione dei processi produttivi (57%), mentre il 44% mira ad abbattere i propri consumi energetici.
Una quota significativa, pari al 37%, interviene anche sulla riduzione degli scarti e sul recupero dei materiali, a conferma di un approccio sempre più orientato all’uso efficiente delle risorse. Restano invece più limitati, pur presenti, gli investimenti in macchinari più efficienti (34%) e nella digitalizzazione per il monitoraggio e il controllo dei consumi (21%).
Non è un caso che alcuni dei principali trend del settore manifatturiero individuati dall’Osservatorio MECSPE riguardino proprio l’implementazione di sistemi di automazione e robotica per l’efficienza produttiva (39%), l’applicazione di processi a basso impatto ambientale (24%) e la transizione energetica (23%). Il percorso verso una manifattura più sostenibile passa, quindi, da scelte che combinano miglioramento operativo, innovazione tecnologica e attenzione all’energia e ai materiali.
Guardando al biennio 2026-2027, il 56% degli imprenditoriindica una fiducia moderata nell’evoluzione del mercato del proprio settore e il 26% una fiducia alta o molto alta, a conferma della solidità delle imprese e della loro capacità di continuare a costruire il proprio percorso di crescita anche in uno scenario in evoluzione.
Un orientamento che si riflette anche nelle valutazioni operative: il 35% delle imprese considera il proprio portafoglio ordini adeguato o superiore rispetto alla capacità produttiva e agli obiettivi economici aziendali, mentre il 30% lo reputa stabile. Il settore continua a puntare su competitività e resilienza, investendo sulle leve di efficienza, automazione e digitalizzazione, e puntando sulla capacità imprenditoriale di tradurre queste scelte in un vantaggio concreto, e in seguito su trasformazioni strutturali come personalizzazione, transizione energetica e sostenibilità ambientale.
Misure a sostegno degli investimenti
Accanto a questi elementi, nel III quadrimestre 2025 le imprese segnalano alcune criticità che hanno inciso maggiormente sull’attività: l’incertezza legata al contesto internazionale, l’andamento dei prezzi delle materie prime e la difficoltà nel reperire risorse umane, un tema che richiama l’attenzione sulle competenze necessarie per sostenere i percorsi di crescita.
A questo scenario si aggiunge il tema delle misure a sostegno degli investimenti introdotte con la Legge di Bilancio 2026, che si inseriscono dopo la conclusione del Piano Transizione 5.0, già oggetto di valutazioni non pienamente positive da parte degli imprenditori.
Secondo la precedente rilevazione dell’Osservatorio MECSPE [3], quasi la metà degli imprenditori riteneva che gli incentivi non fossero sufficienti, pur riconoscendone l’importanza per l’innovazione, o li giudicava del tutto inadeguati a supportare il settore.
Anche le nuove misure per il 2026, come l’iperammortamento e il rifinanziamento degli incentivi per Industria 4.0, ricevono una valutazione prudente: più della metà delle imprese le considera poco o per nulla sufficienti a sostenere la propria strategia di crescita.
Coerentemente con questo quadro, oltre la metà degli imprenditori non ha ancora deciso se avvalersi degli strumenti previsti e solo 1 su 5 prevede di presentarne richiesta. Tra i principali ostacoli emergono il mancato rispetto dei requisiti richiesti e la complessità delle procedure, seguiti dalla percezione di una limitata adeguatezza rispetto alle esigenze aziendali.
In alcuni casi emerge anche la scelta di investire senza ricorrere a strumenti pubblici, a conferma di un approccio imprenditoriale che mette al centro l’investimento quando necessario, anche in assenza di misure straordinarie.
Prospettive di stabilità sull’export per il biennio 2026-2027
Sul fronte internazionale, il tema dei dazi continua a incidere concretamente sull’attività delle imprese: oltre la metà dichiara di aver già registrato o di stare registrando impatti, con 2 imprenditori su 10 che segnalano effetti negativi significativi e 3 su 10 impatti più contenuti.
Non a caso, circa la metà del campione si dichiara molto o abbastanza preoccupata rispetto all’evoluzione del quadro commerciale. In linea con la recente analisi del Centro Studi Confindustria [4], che rileva un calo dell’export italiano nel IV trimestre 2025 (-1,9%).
Tuttavia, l’Osservatorio MECSPE evidenzia prospettive di stabilità sull’export per il biennio 2026-2027: oltre la metà delle imprese prevede un andamento stabile, mentre circa il 28% si attende una crescita.
Creare valore nei nuovi scenari globali
In questo contesto, il convegno inaugurale della 24ª edizione della fiera MECSPE è stato dedicato alla competitività manifatturiera, mettendo a confronto istituzioni e imprese su tecnologie, competenze e imprenditorialità come leve per creare valore nei nuovi scenari globali, oltre la sola misura dell’incentivo, valorizzando la capacità delle imprese di trasformare l’innovazione in risultati concreti.
Al convegno hanno partecipato Rosa Grimaldi, Delegata alla promozione economica e attrattività, innovazione, imprese e start up, industrie culturali e creative, impatto del Tecnopolo del Comune di Bologna, sono intervenuti Vincenzo Colla, Vicepresidente e Assessore allo sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione della Regione Emilia-Romagna; Raffaele Spallone, Dirigente Divisione II – Politiche per la digitalizzazione delle imprese, l’innovazione e analisi dei settori produttivi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT); Stefano Cattorini, CEO del BI-REX Competence Center; Gianpiero Calzolari, Presidente BolognaFiere; Ivo Nardella, Presidente Senaf / Gruppo Tecniche Nuove.
Gli interventi
Raffaele Spallone
In un contesto caratterizzato da grandi fragilità degli equilibri internazionali, dove la spinta al rialzo sulla competitività può mettere in grande difficoltà il nostro comparto produttivo, nel momento in cui la doppia transizione impone un cambiamento radicale nelle nostre fabbriche, la politica industriale si trova ad affrontare una sfida complessa.
E proprio per rispondere a questa sfida Il MIMIT sta operando una profonda trasformazione della sua politica. Il libro Bianco “Made in Italy 2030 – Per una nuova strategia industriale“, presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) a inizio 2026, rappresenta la roadmap strategica per rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano entro la fine del decennio.
Il documento è un piano d’azione concreto, basato sulla riscoperta del manifatturiero come pilastro centrale dell’economia italiana. Il Piano si fonda su tre grandi trasformazioni (“triplice sfida“) e sul ritorno di un ruolo attivo dello Stato per garantire autonomia energetica, sovranità tecnologica e sicurezza economica.
Vincenzo Colla
Quello che sta succedendo nel mondo alimenta la paura e l’incertezza e al tempo stesso terremota un sistema di relazioni internazionali, economiche, politiche, valoriali. In questo scenario, dove gli investimenti rischiano di andare in sofferenza, dobbiamo attrezzarci da subito per rendere sempre più resiliente il nostro ecosistema economico e sociale.
Poiché il PNRR sta terminando, è fondamentale guardare all’Europa e stringere alleanze per accedere ai prossimi finanziamenti. Come Regione continueremo, dunque, a sostenere gli investimenti delle imprese e delle nostre filiere in innovazione tecnologica e sostenibilità come leve competitive per una manifattura di qualità. Non a caso faremo presto anche un bando per le certificazioni, così come continueremo a investire sulla formazione e sulle competenze. Ma prima di tutto, dobbiamo puntare sulle relazioni: quelle internazionali, favorendo l’accesso a nuovi mercati, e quelle domestiche, che consentano la nascita di piattaforme innovative di filiera.
Da questo punto di vista MECSPE, evento di riferimento per le filiere manifatturiere e con un numero di espositori in continua crescita, rappresenta un momento di networking internazionale di grande rilevanza per il futuro del nostro sistema industriale.

Rosa Grimaldi
I dati dell’Osservatorio confermano che la manifattura italiana sta attraversando una fase di maturità: le imprese investono quando il mercato lo richiede, selezionano con attenzione le priorità e puntano su tecnologia e competenze per creare valore.
In questo scenario Bologna non è soltanto sede di MECSPE, ma anche un ecosistema integrato in cui manifattura avanzata, Tecnopolo, supercalcolo, università e ITS lavorano insieme. Il nostro impegno come Comune è rafforzare questa connessione tra ricerca, imprese e talenti, perché la competitività oggi nasce dalla capacità di fare sistema. MECSPE rappresenta un acceleratore strategico: concentra relazioni, visione e opportunità e rafforza il posizionamento internazionale del territorio come hub europeo dell’innovazione applicata all’industria.
Stefano Cattorini
La fotografia che emerge dall’Osservatorio Nazionale MECSPE conferma la resilienza e la capacità di tenuta del sistema produttivo italiano, anche in uno scenario internazionale sempre più instabile e imprevedibile da un punto di vista geopolitico e commerciale.
La stabilità del fatturato, il portafoglio ordini e livelli di soddisfazione sostanzialmente in linea con il 2024 ne rappresentano una dimostrazione. Nonostante le legittime preoccupazioni legate ai dazi, l’export continua a rappresentare un pilastro della competitività nazionale, confermando la forza delle filiere italiane sui mercati esteri.
In una fase in cui il tessuto industriale chiede stabilità è essenziale rafforzare la competitività, sostenendo innovazione, investimenti tecnologici e competenze: il nostro Competence Center, che ha avuto un ruolo cruciale nell’attuazione delle politiche legate al PNRR, continuerà a configurarsi come punto di riferimento per le imprese che guardano a digitalizzazione, automazione, formazione continua e trasferimento tecnologico come leve di efficienza e driver di crescita e sviluppo.
Gianpiero Calzolari
MECSPE conferma BolognaFiere come piattaforma strategica al servizio dell’industria manifatturiera italiana. In un contesto internazionale segnato da nuove pressioni competitive e da un quadro geopolitico complesso, le imprese dimostrano che la leva decisiva resta la capacità imprenditoriale: investire in tecnologia, competenze e filiere, oltre alla sola dimensione dell’incentivo. MECSPE è il luogo in cui l’innovazione incontra il mercato e in cui il sistema industriale può fare sintesi tra visione, territorio e competitività. BolognaFiere lavora perché questa “casa della manifattura” sia ogni anno più internazionale, più connessa e più orientata alla crescita concreta delle imprese.
Ivo Nardella
La manifattura italiana sta attraversando una fase di trasformazione profonda, in cui innovazione tecnologica e scenari internazionali ridisegnano le regole della competitività. In questo quadro, gli strumenti di sostegno agli investimenti restano importanti, ma non possono essere l’unica leva: serve un’industria capace di camminare “senza stampelle”, investendo perché la tecnologia crea valore reale e migliora i processi.
È proprio questo l’obiettivo che MECSPE mette al centro, offrendo alle imprese un luogo dove vedere soluzioni concrete, confrontarsi con la filiera e trasformare l’innovazione in scelte industriali guidate dal business. MECSPE si conferma così una piattaforma strategica per rafforzare produttività, qualità e competenze del manifatturiero.
1 Dati Movimprese anno 2025 – Industria manifatturiera.
2 Osservatorio MECSPE sull’industria manifatturiera relativo al III quadrimestre 2025 condotta da Nomisma su un campione di 391 aziende manifatturiere italiane, utilizzando il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) effettuato a gennaio-febbraio 2026.
3 Osservatorio MECSPE sull’industria manifatturiera relativo al II quadrimestre 2025 condotta da Nomisma su un campione di 350 aziende manifatturiere italiane, utilizzando il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interviewing) effettuato a ottobre-novembre 2025.
4 Confindustria Centro Studi: Congiuntura Flash Febbraio 2026.