Biofertilizzante usato come trattamento di superficie

Semi trattati con biofertilizzante.

Un team di ingegneri del MIT di Boston ha scoperto che rivestire i semi con una protezione, in grado di rilasciare i nutrienti necessari alla pianta germinativa, potrebbe consentire la produzione di colture anche in aree poco fertili. Nello specifico, questo tipo di biofertilizzante consiste in una copertura di seta adeguatamente trattata con l’aggiunta di batteri capaci di fornire, naturalmente, una sostanza a base di azoto. Dopo numerosi test e sperimentazioni sul campo, i ricercatori hanno mostrato come i semi dotati di questo tipo di rivestimento biofertilizzante siano in grado di crescere con successo anche su terreni poco produttivi e, nello specifico, troppo salati per consentire naturalmente ai semi non trattati di svilupparsi normalmente. Questi biofertilizzanti sono composti da microbi che vivono simbioticamente con alcuni tipi di vegetali e convertono l’azoto per farlo assorbire prontamente dalle piante. L’azione di questi microbi, noti come rizobatteri, non solo assicura un fertilizzante naturale alle colture, ma evita i problemi associati ad altri tipi di fertilizzanti, specie se azotati, che hanno un grande impatto ambientale sulla qualità del suolo.

Una scoperta ad alto valore aggiunto

L’aspetto innovativo della ricerca risiede, però, proprio nell’aver trovato un modo per conservare i batteri. Sebbene essi siano diffusi nei terreni di tutto il mondo, sono molto difficili da preservare al di fuori del loro ambiente naturale, vale a dire il suolo. Tuttavia, la seta usata dai ricercatori del MIT per completare quel processo di trattamento e di finitura superficiale riesce a mantenerli in vita, grazie all’aggiunta di un particolare tipo di zucchero noto come trealosio, che alcuni organismi usano per sopravvivere in condizioni di acqua bassa. In questo modo, i semi trattati superficialmente con questa particolare miscela biofertilizzante di seta, batteri e trealosio hanno sviluppato piante migliori rispetto a quelle nate da semi non trattati, crescendo su campi addirittura improduttivi da un punto di vista agricolo.

Ma il vero punto di forza di questa tecnica consiste nell’essere molto economica e nel non richiedere particolari attrezzature e competenze. Infatti, i ricercatori del MIT affermano che il trattamento è rapido, facile e potrebbe essere scalabile, per consentire alle grandi aziende agricole e ai coltivatori non qualificati di farne uso. Come passo successivo, i ricercatori stanno lavorando sullo sviluppo di nuovi rivestimenti bioferlizzanti che potrebbero non solo proteggere i semi dal terreno salino, ma anche renderli più resistenti alla siccità, utilizzando coperture adatte ad assorbire e conservare l’acqua dal terreno.

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