Giurgola, automatizzare il processo di produzione degli stampi

Durante la crisi del 2008 Giurgola Stampi non è stata a guardare, anzi, ha progettato e attuato un programma di trasformazione tecnologica e strutturale incentrato sull’automazione che ha valorizzato ancora di più l’elemento umano.

Tutti ancora ricordano la crisi del 2008. Molte attività hanno visto una caduta di volumi senza precedenti. Alcune hanno attuato una strategia d’attesa, tipica delle piccole imprese, aspettando di verificare come sarebbe andato il mercato per seguirne la scia; altre, invece, hanno deciso di anticiparlo, impostando un programma di investimenti, scelte e strategie.

Lino Pastore, direttore commerciale e socio di Giurgola Stampi.

Giurgola Stampi è una di queste. La sua è stata una vera sfida per i rischi, gli investimenti e le tecnologie messe in campo: “Abbiamo deciso di non temporeggiare, ma di agire, perché l’attesa ci avrebbe portato alla chiusura: quando il mercato non è propenso a dare lavoro, bisogna differenziarsi, altrimenti si è uno dei tanti – racconta Lino Pastore, direttore commerciale e socio di Giurgola Stampi. Così abbiamo steso un progetto di automazione del lavoro che avrebbe comportato un’evoluzione totale della nostra impresa: da piccola azienda artigianale a realtà industriale. Un progetto ambizioso per un periodo di crisi”.

Per Giurgola Stampi la crisi è arrivata con un anno di ritardo, perché aveva giovato dell’onda lunga di un lavoro iniziato a fine 2007 e completato nell’arco di tutto il 2008 e parte del 2009. “Per attuare il nostro programma, in primo luogo dovevamo trovare lo spazio necessario, perché la sede di allora non era adatta ad effettuare alcun tipo di politica di crescita tecnologica e strutturale – continua Pastore. In secondo luogo, dovevamo trovare i finanziamenti, l’appoggio degli istituti di credito. Infine, dovevamo realizzare un cambiamento dal punto di vista tecnologico e di immagine”.

Un sistema di automazione complesso

Giurgola Stampi è quindi partita con la ricerca di un nuovo edificio che potesse diventare uno spazio adatto a una piccola industria, con un’officina e una palazzina dedicata agli uffici. Nella seconda metà del 2010 ha trovato la soluzione che faceva al caso suo, una struttura che si sviluppa su oltre 2.000 metri quadrati, e durante la pausa natalizia ha trasferito i macchinari. Nel frattempo la dirigenza ha trovato un fornitore flessibile e aperto di mentalità con cui progettare le tecnologie da inserire nel nuovo spazio: “Quello che chiedevamo era applicare un sistema di automazione complesso ma versatile e funzionale per la produzione di stampi – aggiunge Pastore. Ai tempi non c’era ancora il 4.0; si parlava di automazione”.

La società ha così fatto costruire un’isola robotizzata con robot antropomorfo montato su rotaia che serve due tecnologie di lavorazione, la fresatura e l’elettroerosione, con cinque macchine collegate. “L’obiettivo era rendere efficiente l’ora produttiva e di sopperire ai picchi di lavorazione – spiega Pastore. L’isola robotizzata permette di lavorare più ore, potenzialmente 24 ore su 24, sette giorni su sette. Le nostre lavorazioni tipo sono molto brevi i pezzi non rimangono in macchina molte ore ma minuti, di conseguenza rendere efficiente ed automatico il cambio pezzo ci ha permesso di essere competitivi nei tempi di consegna. È stato necessario modificare il modo di progettare portandolo verso una standardizzazione delle dimensioni, fissaggi e punti di riferimento; il tutto per sfruttare al meglio l’automazione mantenendo una buona parte di flessibilità produttiva. Quindi siamo passati da un sistema produttivo tradizionale di tipo artigianale a un sistema industriale in grado di garantire efficienza e ripetibilità nel tempo. Il cliente sa che se richiede il prodotto anche dopo diversi anni, ottiene lo stesso standard qualitativo, perché si riesce a mantenere nel tempo compatibilità tra più commesse. Ora lavoriamo in maniera organizzata, perché abbiamo cambiato totalmente il mind setting a livello produttivo”, sottolinea Pastore.

Comunicare il cambiamento

Una volta costruita la nuova sede e installato la tecnologia innovativa, Giurgola Stampi ha dovuto fare un altro passo decisivo, cioè comunicare questa evoluzione: “Abbiamo realizzato un nuovo sito e steso un nuovo piano di comunicazione che prevedeva, tra le altre cose, di essere presenti alle fiere in modo più assiduo, ma anche ospitare i clienti in visita, con l’obiettivo non solo di concretizzare ordini, ma anche mostrare loro il nostro percorso di crescita – prosegue Pastore. In questo modo alcune grandi imprese, con notevoli potenzialità a livello di volume di acquisto, che prima non ci prendevano in considerazione, hanno cominciato a valutare l’idea di lavorare con noi”.

L’automazione come plus qualitativo

Giurgola Stampi ha quindi cominciato a crescere anche dal punto di vista progettuale, grazie a lavori più importanti e allo spazio maggiore. Nel frattempo, si sono poste altre sfide, come quella del personale. L’inserimento dell’automazione ha prodotto un aumento dell’organico che in questi dieci anni è raddoppiato, passando da 13 a 30 persone: “Al contrario di ciò che spesso si pensa, l’automazione non ha portato alla riduzione del personale, almeno nel nostro caso – fa notare Pastore. Nel momento in cui l’automazione è orientata all’efficienza e non alla velocità, diventa un plus qualitativo, non quantitativo. Abbiamo aumentato il personale attorno all’isola per efficientare il sistema, perché l’elemento umano è importante, anzi, con l’automazione, l’uomo è diventato sempre più centrale: meno mani e più testa. Successivamente abbiamo cominciato a incrementare l’organico nel comparto organizzativo in ufficio, ultimamente nella post-produzione e nella logistica, cioè nei servizi di collaudo e commerciali. Stiamo investendo in persone che devono svolgere compiti diversi dal robot, come coloro che controllano e gestiscono il risultato della produzione”.

Ora Giurgola è una realtà florida e la priorità dei prossimi anni è un’evoluzione gestionale, in senso sempre più manageriale: “Questo comporta di avere più responsabili, a livello di area di produzione e commerciale e cominciare a fare pianificazione strategica avendo sempre i numeri a disposizione per attuare le relative scelte di sviluppo. Siamo in 30 persone e, nel nostro comparto, iniziamo a essere una realtà complessa da gestire”, conclude Pastore.

L’azienda: Giurgola Stampi

La persona: Lino Pastore, direttore commerciale e socio
Anno di fondazione: 1983
Settore: stampi per materie plastiche per cosmesi e detergenza, farmaceutica, aerosol e alimentare
Servizi e attività: progettazione, produzione e collaudo di stampi ad iniezione multi-cavità per packaging in materiale plastico
La sfida: automatizzare il processo di produzione degli stampi, attuando un piano di sviluppo tecnologico e strutturale che ha trasformato l’azienda in una realtà manageriale

di Giulia Gorgazzi

www.semprepresenti.it

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