Le patologie correlate alla professione, oggi affliggono un lavoratore su cinque.
Enti quali INAIL, OMS, Fondazione Ergo e il britannico NHS hanno, calcolato che il 33% dei professionisti del comparto manifatturiero soffrano di disturbi dell’apparato muscolo scheletrico dovuti alla movimentazione manuale di merci (44%) o a posture incongrue (22%).
Arti superiori (35%) e area lombare o tronco (29%) sono le parti più colpite e in Italia si ritiene che i casi di malattie da sovraccarico biomeccanico dell’arto superiore fossero oltre 5.300 nel 2018.

Una malattia professionale costa, fra spese dirette e indirette mediamente oltre 200.000 euro all’Italia. Il costo totale rappresenta circa uno 0,5% del PIL nazionale. Grazie alla prevenzione, è possibile ridurre i costi dell’assistenza sanitaria, le indennità, l’assenteismo e, di conseguenza, migliorare la produttività.

Il primo esoscheletro nasceva nel 1965 e venne utilizzato in ambito militare, in 55 anni i cambiamenti nel panorama tecnologico sono stati enormi e le potenzialità applicative si sono ampliate fino a raggiungere i comparti dell’automotive e della general industries.
Efficienti, adattabili alle mansioni più varie e caratterizzati da bassi costi di esercizio, gli esoscheletri, sono stati sviluppati con lo scopo di ridurre l’insorgenza di disturbi dell’apparato muscolo-scheletrico correlati con il lavoro, possono quindi rappresentare una risposta a tali problemi. Non a caso il loro tasso di utilizzo sta crescendo.

È stato stimato che nel 2018 ne siano stati venduti 7.000 esemplari ma la loro diffusione, secondo alcune ricerche, dovrebbe aumentare del 50% l’anno sino al 2024.

Da queste premesse, aziende come Comau, multinazionale italiana grazie alla collaborazione di IUVO e ÖSSUR accompagnata dal claim di lancio Fit for workers: su misura, cioè, per chi lavora, ha progettato MATE (Muscolar Aiding Tech Exoskeleton).
MATE è un esoscheletro perfettamente aderente al corpo di chi lo indossa, è in grado di riprodurre con esattezza il movimento fisiologico che è tipico dell’articolazione della spalla. Utilizza un’avanzata struttura passiva e non necessita il collegamento a fonti esterne di alimentazione, né batterie.
La prerogativa più importante dell’esoscheletro MATE non è tanto quella di permettere all’operatore di sollevare pesi importanti, quanto piuttosto di supportare il peso del braccio in attività che comportano l’elevazione o la flesso-estensione delle braccia in un angolo – quello formato tra il braccio e il busto – compreso tra i 30 e i 120 gradi. Così, riesce a scaricare il peso dell’arto superiore a livello lombare, ovvero su una zona molto meno esposta a possibili malattie muscoloscheletriche.

Lo humanufacturing, una manifattura in cui i device robotici vengono in soccorso della componente umana per rendere il lavoro meno gravoso e valorizzare i processi industriali è una realtà sempre più tangibile.

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