Il disegno per il piegatore

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Suggerimenti e buone pratiche relative all’importanza del disegno tecnico per abbattere gli errori e rendere più efficace la comunicazione tra gli operatori.

Saper leggere il disegno tecnico è una delle competenze imprescindibili per qualsiasi operatore alle presse piegatrici.

Fortunatamente nella maggioranza dei casi è sufficiente avere ben chiari i princìpi fondamentali quali:

  • le proiezioni ortogonali e sistema di rappresentazione;
  • le quotature con le relative tolleranze;
  • le sezioni.

Negli ultimi anni si è assistito a un certo impoverimento delle competenze di base sulla corretta lettura del disegno tecnico che, ricordiamolo, può essere rappresentato in molti modi, ma interpretato in uno solo.

Ciò è sicuramente dovuto a differenti fattori quali:

  • l’occupazione dei posti di lavoro in produzione da parte di persone che hanno un trascorso professionale molto differente da quello tecnico;
  • la tendenza a una sempre più scarsa “capacità di immaginazione” da parte delle nuove generazioni, sempre più abituate ad avere ogni cosa “a portata di click” più che a mettere in atto sistematicamente anche delle semplici astrazioni.

Il disegno in piegatura, infatti, in un certo senso richiede che si sia in grado di “vedere immaginando” la forma e le fattezze di un pezzo tridimensionale avendo a disposizione delle viste su carta (o a monitor) e una lastra piana.

Sistemi univoci da condividere

Non esistono delle regole unificate per fornire una chiarezza inequivocabile al piegatore che dovrà realizzare un articolo.

Tuttavia ci sono differenti metodi che possono aiutarlo.

È ovvio che, nel caso di un’azienda terzista, è facile doversi imbattere in decine di “stili” e approcci di disegno differenti a seconda del progettista di questo o quel cliente. Non è raro, tuttavia, che qualcuna decida di ridisegnare gli articoli da produrre per renderli fedeli a un proprio standard che faciliti la comprensione. In tale occasione, con una messa in tavola differente, se ne approfitta per eliminare dal cartiglio il logo e le informazioni riconducibili direttamente al cliente e li si sostituisce con i propri.

L’errore è sempre dietro l’angolo

Quando si genera un disegno di un articolo che andrà piegato è fondamentale che sia svolto cercando di renderlo il più comprensibile possibile all’operatore.

Non è banale in quanto la piegatura, essendo una tecnologia in cui l’uomo ha ancora un peso enorme, patisce potenzialmente molto di più gli errori di esecuzione.

In genere gli operatori, infatti, si trovano continuamente nella condizione di dover effettuare delle scelte piccole o grandi, per questo è facile sbagliare ed è necessario che gli vengano fornite indicazioni più chiare possibile su come va fatto un pezzo.

Molti modi per precisare una piega

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Figura 1 – Le stesse linee di piega vengono indicate in maniera differente

È sempre consigliabile fornire anche il disegno del pezzo piano (sviluppo) con precisate le direzioni delle linee di piega.

Su tali linee, inoltre, è necessario specificare la posizione e i gradi di piega utilizzando dei “codici” univoci e riconosciuti da tutti per una standardizzazione di livello.

Se, ad esempio, guardiamo la figura 1, possiamo notare che le stesse linee di piega vengono indicate in maniera differente.

È opportuno scegliere un criterio e renderlo chiaro per tutti, magari con una semplice scheda riassuntiva da affiggere in un luogo facilmente consultabile da chiunque.

I vari casi

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Figura 2 – Up, Down con angoli supplementari: il riferimento è l’angolo supplementare, ossia 180-angolo interno

Linee continue: pieghe verso l’alto, linee tratteggiate: pieghe verso il basso. Con questo criterio è semplice capire immediatamente il senso delle lavorazioni. Per i valori degli angoli, invece, si può far riferimento alla vista corrispettiva.

Up, Down con angoli interni di piega. È un sistema molto interessante che indica sia il verso (su o giù rispettivamente per pieghe verso l’alto e verso il basso) e il valore dei gradi interni della piega, ossia quelli che vengono impostati nel controllo numerico e misurati dall’operatore.

Up, Down con angoli supplementari. È un sistema simile a quello precedente dove, però, gli angoli riportati non sono quelli interni, ma piuttosto “quelli da far compiere al lembo partendo da piatto”. In pratica il riferimento è l’angolo supplementare (figura 2), ossia 180-angolo interno. Sembra essere una complicazione per l’operatore ma si tratta solo di una questione di abitudine.

Dove metto lo sviluppo?

In un disegno complesso non è detto che vi sia spazio anche per la rappresentazione dello sviluppo piano con tutte le indicazioni.

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Figura 3 – Molte aziende utilizzano una sorta di “licenza” che, se spiegata, accettata e condivisa, rende il lavoro degli operatori migliore: si tratta di inserire lo sviluppo come elemento centrale con tutte le indicazioni del caso e riportare a lato e/o in alto o in basso le relative proiezioni ortogonali del pezzo finito

Per questo molte aziende utilizzano una sorta di “licenza” che, se spiegata, accettata e condivisa, risulta essere molto valida per rendere il lavoro degli operatori migliore.

In pratica si tratta di inserire lo sviluppo come elemento centrale con tutte le indicazioni del caso e riportare a lato e/o in alto o in basso le relative proiezioni ortogonali del pezzo finito (Figura 3).

Questo criterio, quando applicabile, fornisce immediatamente le informazioni necessarie all’operatore che potrà contare su un aiuto reale nella “visione” del pezzo finito partendo dalla rappresentazione del pezzo piano che ha tra le mani.

Il tutto in una tavola pulita e chiara da un punto di vista grafico.

Cosa evitare?

Ci sono molti aspetti che andrebbero evitati il più possibile quando si genera un disegno di un articolo che dovrà passare dal reparto di piegatura.

Facciamo un rapido elenco:

1. Non rappresentare pezzi grandi in fogli piccoli.

Sembra banale, ma tutto deve essere perfettamente leggibile, a maggior ragione se il supporto è la carta.

Preferibili fogli in formato almeno A3 a prescindere dalle dimensioni dei pezzi.

Questo perché il piegatore per programmare il controllo numerico è costretto a distogliere continuamente la vista dal disegno: se i riferimenti si fanno troppo minuti, fitti e ravvicinati si amplifica la possibilità di errore.

Oltre a ciò, vi è una componente fisiologica che è quella dell’età.

Tutti sanno che a un certo punto diventa sempre più complesso mettere a fuoco le cose piccole e vicine!

2. Evitiamo le cose inutili.

Figura 4 – Un caso emblematico di informazione inutile è quella che riguarda l’inizio o la fine del raggio di piega che, di fatto, fornisce elementi che creano confusione, specie se vi sono molte quote e il foglio è piccolo

Spesso capita di trovare quote riguardanti geometrie che non servono a nulla, né sono interessanti per l’operatore.

Un caso emblematico è l’inizio o la fine del raggio di piega (figura 4) che, di fatto, fornisce elementi inutili e che creano confusione, specie se vi sono molte quote e il foglio è piccolo.

3. Pensare alla realizzazione del pezzo inserendo con armonia tutte le informazioni utili.

Ad esempio, quando possibile, inserire le quote tutte allo stesso modo anziché con riferimenti differenti quali: esterno-interno, interno-interno e così via…

Per concludere, il consiglio spassionato è semplice quanto efficace:

per disegnare nel modo migliore un pezzo piegato è sufficiente calarsi nel ruolo di chi dovrà realizzare tale lavorazione.

Per questo passare del tempo utile davanti a una pressa piegatrice aggiunge alle competenze del progettista o del disegnatore un valore inestimabile a tutto vantaggio della riduzione degli scarti.

di Emiliano Corrieri