Manager e azienda, un connubio difficile

Stefano Vezzelli

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Avere a che fare con un’organizzazione che si definisca “moderna”, sia nel ruolo di titolari-manager che in quello di amministratori incaricati dalla proprietà, oggi non è sempre semplice. Alcuni consigli possono aiutare a gestire al meglio l’azienda e le proprie risorse, specie all’interno di micro o piccole organizzazioni.

Il manager, in estrema sintesi, ha il compito principale di raggiungere gli obiettivi che la società si è prefissata, di organizzare le attività, di gestire l’impresa o un’area della stessa coordinando le varie risorse disponibili, sia quelle economiche sia quelle umane. La figura di un manager in azienda, più volte lo si è sostenuto in queste pagine, è di grande aiuto nelle più disparate situazioni. Ad esempio, quando l’azienda sta crescendo e ha la necessità di organizzarsi in maniera consona rispetto ai propri obiettivi; oppure quando un’impresa ha l’esigenza di riorganizzarsi internamente. Altresì un manager può essere utile anche quando è fondamentale concentrarsi su nuovi progetti, come possono essere quelli legati allo sviluppo di una linea di prodotti o l’implementazione di una rete commerciale, ovvero nel momento in cui si ha l’esigenza di indirizzare le attività in maniera strutturata.

Tuttavia, vi possono essere anche casi più specifici. Uno di questi è sicuramente rintracciabile nel caso in cui l’azienda stia crescendo velocemente e il titolare abbia la necessità di farsi aiutare in determinate attività legate alla pianificazione e gestione dell’impresa. O ancora, quando il vertice della società non ha tutte le competenze necessarie affinché dall’idea embrionale di business si possa poi giungere a organizzare in maniera strutturata la sua gestione. In questo caso il manager potrebbe essere utile sia per gestire il lavoro sia, al tempo stesso, per fare da coach all’imprenditore o a una persona da lui designata allo scopo di apprendere sul campo le competenze necessarie per svolgere in autonomia il lavoro. Rispetto a quest’ultimo aspetto il caso maggiormente emblematico a riguardo, accaduto in tempi recenti almeno, è stato quello che aveva visto reclutare Eric Schmidt da parte di Larry Page e Sergey Brin per la gestione di alcuni aspetti organizzativi legati alla crescita di Google.

In definitiva un manager serve per raggiungere risultati e nel farlo è necessario che esso svolga tutta una serie di attività coordinandole tra loro affinché riesca nel modo migliore a prendere decisioni, programmare attività, allocare risorse mantenendo sempre una visione globale sul progetto che sta portando avanti. In questo caso l’abilità e la capacità del manager sta proprio nell’avere costantemente una visione di ciò che sta accadendo e di pianificare per tempo le azioni da seguire. In questo caso, per semplificare il lavoro, potrebbe risultare utile riuscire a scomporre i problemi in tante piccole parti in maniera tale da affrontarli per gradi, senza lasciarsi scoraggiare dalla mole di azioni o dalla complessità di ciò che si sta tentando di perseguire.

Amore e azienda: piccoli consigli per manager

L’attaccamento all’azienda è un valore che, personalmente, ritengo ancora molto importante, anzi quasi fondamentale. Ha origini arcaiche e viene da lontano; ma anche ai giorni nostri dovrebbe crescere costantemente nei confronti dell’azienda da parte di coloro che ne fanno parte. Se c’è amore verso l’impresa che si rappresenta diventa più semplice portare avanti i progetti e gli scopi che essa si è prefissa. Questo “mantra” deve attraversare trasversalmente tutti i dipendenti della stessa: da chi ricopre i ruoli più semplici a quelli più complessi. Per questa ragione i manager devono essere portatori di questo interesse positivo nei confronti dell’organizzazione che rappresentano. Tutto questo è possibile identificarlo come un concetto semplice, addirittura ovvio, ma che se non applicato e portato avanti costantemente rischia di inficiare i risultati del gruppo, di non creare il giusto ambiente e di non essere il comburente adeguato nei momenti critici o importanti dell’impresa, ovvero quando sono richiesti sforzi o sacrifici.

Non perdere di vista obiettivi e sfide

Tuttavia, amore verso un’organizzazione significa anche non perdere di vista gli obiettivi e affrontare le sfide, sia interne sia esterne, con spirito critico e non solamente con gli occhi di un innamorato incapace di scorgere i difetti e le mancanze della propria amata. Anche per questa ragione, per riuscire a comprendere appieno una situazione o una necessità aziendale, una strategia che tante volte i manager adottano è quella di fare domande alle persone che operano all’interno di un’organizzazione. L’agire in questo modo non va interpretato come una mancanza di comprensione da parte del manager, ma piuttosto manifesta la necessità di capire meglio una posizione, conoscerne tutti i risvolti possibili per poi, successivamente, rielaborare le informazioni in maniera più semplice e chiara, lasciando il minor numero di variabili in gioco. Molti manager esigono dai loro collaboratori l’esposizione del problema e la relativa soluzione a quanto riscontrato. Non sempre ciò è possibile.

“La figura di un manager in azienda è di grande aiuto, ad esempio, durante le riorganizzazioni interne dovute al cambiamento degli obiettivi aziendali o di fronte alla necessità di sviluppo di nuovi progetti”

Anzi, molte volte si arriva a esporre un caso difficile proprio per confrontarsi, per riuscire a fare valutazioni insieme, al fine di determinare la migliore soluzione da perseguire in un determinato momento. Pertanto in taluni casi, per il bene dell’azienda, su definite criticità sarebbe auspicabile confrontarsi, prendere tempo per le debite riflessioni, se necessario, diffidando di quei dirigenti che pretendono sempre soluzioni immediate. Va inoltre rilevato anche che il più delle volte continuare a fare le cose appellandosi al fatto che “in azienda si è sempre fatto così”, piuttosto che mettersi in discussione per trovare nuove soluzioni a vecchi problemi introducendo un cambiamento nel modo di fare, non garantisce sempre la risoluzione efficace del problema. Dopotutto uno dei compiti principali di ogni manager è prendere decisioni e risolvere i problemi, magari costruendo un approccio e una soluzione diversa dal passato.

Crescita

Un’azienda, per crescere, ha la necessità di delegare. Non tutto può essere accentrato su un’unica figura. I grandi imprenditori che hanno saputo sviluppare e far evolvere rapidamente la propria società, in genere, sono stati in grado di scegliere, o meglio individuare, le risorse necessarie a renderlo possibile. Per il perseguimento di questo scopo molti titolari d’azienda hanno saputo circondarsi di manager capaci nel perseguire in maniera rapida e precisa gli obiettivi da raggiungere rispettando tempi e budget. L’input infatti avviene da parte della direzione o della proprietà, gli obiettivi invece devono essere raggiunti da parte del management il quale deve essere in grado di coordinare le attività del proprio team e di rispettare tempi e costi in completa autonomia, rapportandosi direttamente con la direzione dell’impresa.

Molte aziende scoprono di avere la necessità di un manager perché arrivano a comprendere, durante il loro percorso di crescita, di essere poco organizzate. Ad esempio, nel momento in cui in un’impresa si genera un’eccessiva entropia a livello organizzativo, spesso il personale tende a essere inefficiente, aumentano i ritardi o gli errori produttivi. In determinati casi nasce così l’esigenza di affidare a un manager l’incarico di semplificare e ottimizzare i processi.

Tuttavia, va rilevato che in molti casi anche con l’introduzione di un manager inizialmente possono continuare ad esserci ritardi o inefficienze dovuti alle continue interruzioni, oppure anche distrazioni che possono provenire mentre il manager porta a termine le azioni che si è prefisso di perseguire nel breve termine. La richiesta non prevista da parte di un collaboratore, l’eccessivo tempo dedicato alle mail o altre attività non previste, possono sempre minare l’attenzione e la capacità di concentrazione di chi cerca di rimanere attivo su poche ma strategiche cose da gestire. L’importante è dunque non farsi sopraffare dalle azioni urgenti a scapito di quelle importanti e dare una priorità a ciò che si intende perseguire. Quando si ha una mole di lavoro elevato da portare a termine si potrebbe infatti restare invischiati nei problemi legati al breve o brevissimo termine, trascurando o addirittura non accorgendosi affatto di quelli di entità maggiore.

Oltre a ciò, per aiutare il lavoro del manager in azienda nel momento di crescita di una società, ma anche lungo tutto il suo percorso evolutivo, è necessario farsi carico di ascoltare i consigli e l’opinione di tutti i collaboratori. Per questo è importante instaurare un dialogo costante e, se possibile, paritario con tutte le risorse dell’azienda fornendo adeguato spazio alle varie proposte. Ogni minimo consiglio potrebbe essere fonte di un miglioramento o di uno sviluppo di un nuovo progetto. Ritengo sia finita l’era del ragionare per compartimenti stagni tra le varie risorse presenti in azienda. Nelle opportune sedi, e attraverso specifici canali, dovrebbe essere possibile instaurare un dialogo verso la dirigenza e viceversa e non solamente tra dirigenti.

Va inoltre rilevato come molte imprese, specie se di piccole dimensioni, hanno saputo individuare durante il loro iter di sviluppo persone capaci già al proprio interno, avviandole a un percorso di crescita che, attraverso l’acquisizione sia di competenze sul campo sia teoriche, hanno portato queste risorse ad essere manager efficienti. Dunque, trovare le persone adeguate all’interno di un’organizzazione non è solamente una questione di fortuna, piuttosto sta nell’abilità di un imprenditore sapere individuare una o più figure su cui riporre la propria fiducia e avviarle verso un percorso di crescita che veda coinvolte sia le persone sia l’azienda stessa. Un altro problema che i manager si trovano a dover affrontare è quello di far crescere il giusto team di lavoro all’interno del quale poi riuscire a esercitare uno stile di leadership in grado di favorirne lo svolgimento delle attività in maniera efficace ed efficiente.

manager

Non è più possibile gestire la propria squadra di lavoro impartendo ordini che devono poi essere eseguiti in maniera rigida. Nel caso in cui ciò ancora avvenga, si potrebbero creare effetti negativi sul personale come la mancanza di motivazione, il rallentamento produttivo, le rilavorazioni e la ripetitività di determinate attività. Oltre alla leadership, chi gestisce e vuole far crescere un team di lavoro deve tenere in debita considerazione altresì il modo di comunicare e cosa comunicare. Anche in questo caso gli obiettivi devono essere chiari e condivisi, altrimenti si rischia di non andare nella direzione corretta. Il management che non vuole comunicare gli obiettivi, nemmeno quelli minimi, rischia sempre più di rimanere asserragliato dentro un fortino che a lungo andare lo vedrà prigioniero delle proprie inefficienze e colpevole del mancato raggiungimento dei risultati.

Imprenditori, manager e passaggio del testimone

Molte volte, specie nelle piccole e medie aziende italiane, l’imprenditore è anche il manager. Come già accennato sopra, non sempre però ha le competenze necessarie per ricoprire quest’ultimo ruolo. Spesso l’idea imprenditoriale e lo sviluppo di un prodotto non sono accompagnate anche dalle competenze specifiche per attuarlo in maniera organizzata e instaurare una prassi tale che porti alla crescita strutturata dell’impresa. Il saper dare delle priorità, risolvere i problemi, fare le giuste pianificazioni e metterle in pratica non sempre è una dote insita in ogni imprenditore.

Molti, specie quelli di seconda o terza generazione sono preparati anche su questo, ma quando non è presente una specifica conoscenza meglio affidarsi a risorse esterne che possano aiutare il titolare d’azienda nell’implementazione della propria organizzazione, non sostituendolo ovviamente, ma mettendo in pratica gli obiettivi da lui prefissati. Facendo ciò, sarebbe auspicabile avviare anche un percorso di crescita dell’imprenditore stesso che possa fornirgli alcuni strumenti da mettere in pratica nella sua organizzazione proprio per essere sempre più attento su ciò che accade, nonché porlo nella condizione di lavorare in sinergia con i manager che ha scelto per coadiuvarlo nello sviluppo della propria azienda.

Un altro problema che può presentarsi in azienda è quello del tanto temuto passaggio del testimone. In tanti casi le micro imprese rischiano di non sopravvivere al loro fondatore proprio per disinteresse dei figli o mancanza di competenze specifiche che possano far proseguire l’attività di famiglia e, possibilmente, svilupparla ulteriormente rendendola maggiormente competitiva sul mercato. Trovare un manager in famiglia, che voglia assumersi le proprie responsabilità e crescere non sempre è facile, ma a volte è possibile.

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Fu così, ad esempio, per Giovanni Rana – leader nel mercato della pasta fresca con uno svariato numero di prodotti – quando dopo diversi anni dalla costituzione della propria società, sovraccarico di impegni, aveva bisogno di individuare una risorsa che lo potesse affiancare. Senza nemmeno pensarci troppo trovò questa figura nel figlio Gian Luca il quale inizialmente entrò in azienda per aiutare il padre poi, negli anni a venire, a mano a mano che questa cresceva, è riuscito a trasformarsi in un capace manager, per poi diventare l’imprenditore che oggi tutti conoscono e apprezzano per la sua professionalità.

Conclusioni

Fare il manager non è affatto semplice. Esserlo in maniera lungimirante e con professionalità ancor meno. Molti si ritengono tali solamente perché qualcuno li ha designati, oppure perché sono stati formati attraverso percorsi specifici. Il più delle volte, specie nelle piccole imprese, un manager deve dimostrare sul campo di esserlo. Deve essere in grado di portare avanti progetti, assumersi responsabilità, condividere i traguardi raggiunti, ma anche sapersi fare carico di eventuali sconfitte. La maturità di un manager si vede dalla sua capacità nell’affrontare i problemi, ma soprattutto dal sapersi rapportare ad ogni livello e gestire la squadra nei momenti maggiormente complessi e stressanti.

“La maturità di un manager si vede dalla sua capacità nell’affrontare i problemi, ma soprattutto dal sapersi rapportare a ogni livello e gestire la squadra nei momenti maggiormente complessi e stressanti”
Oltre a ciò, dare l’esempio, a mio avviso, rimane ancora una di quelle qualità necessarie. Ho sempre diffidato di quei manager che pretendono risultati e attaccamento all’azienda dai propri collaboratori, ma che arrivano tardi agli appuntamenti o spariscono spesso dall’ufficio lasciando lavorare gli altri fino a notte fonda per poi prendersi i meriti la mattina successiva. I manager fanno squadra con la loro squadra, consigliano e forniscono un insieme di competenze ed esperienze che si accrescono di giorno in giorno con il loro team e, soprattutto, sono individui che si aggiornano costantemente fino al loro ultimo giorno di lavoro.

Infine, non deve essere affatto scontato il fatto che questa figura professionale deve essere sempre più al servizio delle aziende che necessitano del loro apporto per evolversi in un mondo lavorativo sempre più agguerrito e labile nel mantenere ogni minimo vantaggio competitivo acquisito nei confronti della concorrenza.

Stefano Vezzelli

 

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