La piegatura diventa “magiCAM”

cam

Spesso osteggiato e schernito, soprattutto dai piegatori più “esperti”, il CAM può invece rivelarsi uno strumento fondamentale per contrastare la cronica mancanza di collaboratori specializzati.

Da diversi anni i software sono entrati stabilmente a far parte del vastissimo mondo della manifattura e quello della lavorazione della lamiera non ha fatto certo eccezione. Sebbene i programmi per disegnare (detti CAD) siano i più noti, per lo meno per i meno esperti, quelli che servono a collegare nella maniera più diretta possibile il progetto al linguaggio della macchina utensile sono di identica importanza. Parliamo ovviamente dei programmi CAM che, sotto un certo aspetto, fanno il lavoro “sporco” di tradurre alla macchina ciò che è stato ideato in ufficio tecnico.

Una piccola curiosità

Il mondo dei programmi per progettare è quello del CAD, acronimo di computer aided design, cioè “disegno aiutato dal computer”, anteposto nella filiera al mondo CAM, acronimo di computer aided manifactury, cioè manifattura (intesa come costruzione, produzione) aiutata dal computer.

Il CAM è divenuto in breve uno strumento indispensabile per le tecnologie di taglio, sia laser che punzonatura, sia plasma, ossitaglio o waterjet.

La piegatura, dove ancora il CAM fatica ad entrare

In un processo produttivo ad altissima componente umana come la piegatura, un software che permetta di creare i programmi del controllo numerico delle presse piegatrici da remoto è ancora visto da molti con enorme diffidenza.

I motivi sono molteplici e tutti abbastanza comprensibili anche se spesso lo scoglio è più culturale che reale.

Ovviamente è impossibile tracciare con precisione tutte le singole peculiarità delle migliaia di aziende che piegano la lamiera internamente: ognuna di esse presenta delle caratteristiche proprie date dalle dimensioni, dal tipo di produzione, se sono terziste oppure no. Non di meno: dal livello reale di competenza delle maestranze. In particolare, su quest’ultimo aspetto si potrebbero scrivere interi libri in quanto sempre più spesso le aziende si trovano in grave difficoltà ad affrontare la fisiologica rotazione del personale. In poche parole: se il piegatore esperto se ne va… sono guai seri!

Ma come mai tanto scetticismo dinanzi ad uno strumento che, con i livelli attuali di tecnologia, sarebbe in grado in un sol colpo di rendere operative anche le risorse meno esperte e di prevedere tempi di lavorazione con molta più affidabilità?

Proviamo ad elencare delle motivazioni.

«Ma come faccio a fare questo pezzo?»

Quando un operatore vecchio (quindi non necessariamente anziano) è anche il più esperto dell’azienda, capita sovente che manifesti una certa refrattarietà verso tutto ciò che rappresenta il moderno o il cambiamento. Un collaboratore con sulle spalle centinaia di casi “impossibili” risolti è comprensibilmente un appassionato del proprio mestiere e talvolta tende ad essere troppo legato al proprio status.

Nella mia recente ma intensa carriera di formatore e consulente nel mondo della piegatura mi è capitato molto spesso di vedere autentici “baroni” dell’officina schernire un CAM in quanto incapace di risolvere una sequenza molto complessa e resa possibile solo attraverso dei magheggi congegnati ad hoc.

Ebbene: ciò che sfugge è che anche se il CAM rendesse possibile per molte più persone realizzare il 70 o 80% degli articoli… sarebbe già un grandissimo successo. Sì perché poi, a conti fatti, per ogni tramoggia da concludere “a lato, fuori dalla macchina” o per ogni “profilo tubolare con schiacciapiega sul doppio spessore” c’è una miriade indefinita di articoli molto più semplici che per l’esperto risultano inezie ma che senza le conoscenze adeguate sono comunque molto complicati.

«Tu che maneggi già il computer sarai un ottimo “cammista” per la piegatura»

Ecco un altro scoglio per l’utilizzo dei CAM. Chi è l’operatore che si dovrà occupare di svolgere i programmi offline?

Qui, in realtà, ci si accorge dei problemi quando l’acquisto è stato fatto. Immaginiamo l’azienda in cui l’ufficio tecnico sia composto da persone adeguatamente formate sull’uso dei CAD e dei CAM di taglio ma non direttamente sul processo di piegatura se non per sentito dire o per averlo visto svolgere qualche volta. Nonostante tutta la loro buona volontà probabilmente si troveranno a fidarsi in maniera troppo disinvolta degli automatismi con la conseguente realizzazione di sequenze molto distanti da come l’avrebbero pensate i piegatori. Il risultato talvolta è grottesco: si usa un CAM per trarne un vantaggio in termini di efficienza e produttività per poi scoprire che gli operatori più scafati a bordo macchina perdono tempo per effettuare tutte le modifiche per realizzare i particolari alla propria maniera. Il tutto sovente in un clima di crescente insofferenza tra i reparti…

Come sfruttare dal punto di vista umano gli indubbi vantaggi di un CAM di piegatura?

Tralasciando la solita e fondamentale questione sulla formazione e sulla necessità della presenza massiccia di un dialogo disteso e costruttivo tra i reparti, affrontare l’arrivo di uno strumento potenzialmente rivoluzionario come un CAM di piegatura ha bisogno di alcune valutazioni da non sottovalutare.

Partiamo dal fatto che la tecnologia non deve essere intesa come un fattore sostitutivo, ma potenziante.

Dotarsi di un CAM serve soprattutto a contrastare in modo efficace la cronica mancanza di collaboratori sufficientemente esperti da assumere. Personalmente vedo questo strumento come la potenziale emanazione di un operatore esperto che, grazie alla tecnologia, rende possibile quasi a chiunque realizzare i prodotti con molti vantaggi per sé stesso, grazie all’acquisizione di nuove competenze e per l’azienda, grazie alla possibilità di aumentare la produttività e standardizzare il processo.

Ovviamente, però, un altro ingrediente necessario per il pieno sfruttamento del CAM è la partecipazione e la condivisione tra figure diverse nell’utilizzo di questo straordinario strumento. La condizione ideale potrebbe essere rappresentata dalla cooperazione tra un operaio esperto che conosce i segreti del processo da un punto di vista pratico e un giovane operatore dell’ufficio tecnico che dispone sicuramente di una naturale e migliore padronanza dello strumento informatico. A tal proposito cito un detto che calza perfettamente con questa ipotetica soluzione:

il giovane corre veloce, ma il vecchio conosce la strada”.

Emiliano Corrieri