Una nuova tecnologia a ultrasuoni contro le microplastiche

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C’è un perchè se le microplastiche che stanno inquinando ogni angolo dell’oceano sono così difficili da rimuovere dall’acqua. Si tratta dell’alto costo, in termini di lavoro e denaro, del processo di raccolta e isolamento.

Convenzionalmente, le microplastiche vengono raccolte filtrando l’acqua attraverso una sorta di setaccio. Sabbia e detriti biologici vengono divisi dalla plastica mediante separazione per densità e trattamento chimico. Successivamente, le microplastiche vengono prelevate con un metodo manuale laborioso e che richiede molto tempo.

Alcuni scienziati hanno cercato delle alternative. La più interessante arriva da un gruppo di ricercatori guidati dal Prof. Yoshitake Akiyama, del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Robotica presso la Facoltà di Scienze e Tecnologie Tessili dell’Università di Shinshu, in Giappone. Il team ha sviluppato un particolare tipo di dispositivo microfluidico, cioè un sistema che convoglia piccole quantità di fluidi in canali di dimensioni micrometriche. Questo genere di dispositivi utilizza la messa a fuoco acustica per raccogliere le microplastiche.

Come funziona?

La tecnologia acustica genera onde ultrasoniche che trasportano le microplastiche al centro del flusso del fluido che passa per i minuscoli canali costituiti da particolari superfici attive elettrostaticamente. Questa operazione aumenta la raccolta, perchè evita che i detriti restino a fluttuare a caso nell’acqua, concentrandoli in un punto preciso. Il problema dei dispositivi tradizionali è che bisogna far passare acqua e detriti per il canale più volte.

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