Piegatura… ma quanto mi costi?

Emiliano Corrieri

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I tradizionali metodi di preventivo messi in campo dalle aziende sono quasi sempre il frutto di approcci pratici e autodidatti. A volte funzionano, ma nella maggior parte dei casi ci si affida alla “speranza”. Eppure oggi sono tanti gli strumenti a disposizione, specie software, che possono far fare il salto di qualità.

Il nostro settore, quello della lavorazione della lamiera, ha spesso un’origine peculiare e tende spesso a portarsi appresso alcune pratiche non sempre così… vantaggiose.

Mi spiego meglio.

È inutile negarlo: molte realtà anche strutturate hanno iniziato il proprio percorso senza grandi conoscenze tecniche, competenze organizzative e finanziarie.

Bastava più che altro caparbietà, voglia di fare e la giusta dose di passione e fantasia!

Ma se un tempo, quando c’era un mondo da creare e un sacco da inventare era tutto sommato ordinario portarsi a casa un margine soddisfacente, il mercato odierno ha fame di certezze e di nuovi saperi per restare in competizione.

Pena… la inesorabile erosione dei margini.

Le aziende devono migliorare l’organizzazione e soprattutto la capacità di prevedere i costi per proporre prezzi al contempo vantaggiosi per sé stessi e per i clienti.

La piegatura e il tradizionale trionfo dell’empirismo

Per quante opportunità e passi avanti faccia la tecnologia esiste uno zoccolo duro di imprese dove a “fare i prezzi” di un processo strettamente legato al fattore umano qual è la piegatura è l’applicazione di metodi esperienziali più o meno efficaci.

Vi sono piccole realtà che si affacciano da poco a questo complesso mondo che si trovano in grande difficoltà a proporre un preventivo anche solo sensato ai potenziali clienti!

Ciò è comprensibile ovviamente: la naturale paura di sbagliare, la mancanza di esperienza pregressa e il fattore umano giocano un ruolo determinante.

Ogni operatore pare un mondo a sé e se in azienda le presse sono tre o quattro… potenzialmente il pasticcio è dietro l’angolo.

Come si spiega il fatto che il piegatore A, un vero “martello” nelle produzioni in lunga serie si tramuti in un bradipo in fase di attrezzaggio?

Oppure che il piegatore B, così perfetto nei pezzi impossibili grazie alle sue impareggiabili fantasia e maestria, vada in crisi non appena gli articoli sono più di dieci?

Semplice: ogni persona è diversa e se non c’è un minimo di metodo da seguire… addio standardizzazione!

E soprattutto… addio preventivi precisi.

Come fare dunque?

Alcune realtà da tempo si sono arrese al fatto che “un dosso e una buca fanno un piano”, cioè adottando un metodo semplice ma reputato sufficientemente robusto ci sarà la volta in cui si guadagnerà bene.

Sarà la volta che servirà per annullare le perdite della volta successiva.

Un tot a piega e “sperem che la vaga ben”

I tradizionali metodi di preventivo che hanno le aziende sono quasi sempre il frutto di approcci pratici e autodidatti e, a onor del vero, in molti casi si rivelano efficaci.

Eppure, quello della preventivazione in piegatura è un tema abbastanza scottante e lo si vede quando viene affrontato nei gruppi social di settore con levate di scudi e secche stroncature ai metodi proposti.

C’è chi applica un valore a ogni piega, con il limite di non considerare se un pezzo è largo 2 cm o 2 metri o se si tratta di una semplice staffa o una tramoggia con una complessità degna del cubo di Rubik.

C’è chi, invece, ragiona di prezzo al kg… come in salumeria.

Attrezzaggi esclusi, ovviamente.

Qualcuno, poi, interpella l’esperto che si mette a mimare la lavorazione in macchina a occhi chiusi prima di divinare il responso inappellabile del cronometro.

Hai voglia a visitare fiere di settore in cui gli stand traboccano di sistemi informatici intelligenti, di barcode in grado di scandagliare le tempistiche e tracciare ogni singolo articolo nascosto nei meandri della filiera: alla base del mercato c’è una autentica fiumana di persone rispettabilissime che fa come gli pare giusto.

Ma… è ancora possibile nel 2023 usare questi metodi?

La risposta a una domanda del genere non esiste.

Perché possiamo pensarla come vogliamo, ma se una realtà guadagna con il proprio metodo allora perché lo dovrebbe sostituire?

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La domanda più corretta sarebbe: si potrebbe migliorare?

Beh… allora si, eccome!

Ebbene, le software house hanno fatto passi da gigante in tal senso.

Ad esempio, una delle funzioni dei mai abbastanza valutati CAM di piegatura è proprio quella di fornire dati precisi sulle tempistiche di realizzazione.

Ma non solo!

Se ci si prende la briga di settare i tempi di attrezzaggio con impegno e dedizione il sistema informatico è in grado di restituire ottime stime anche su quella che resta una delle fasi più critiche prima di iniziare la produzione.

Ovvio che poi gli operatori devono essere messi nella condizione di poter attrezzare la propria macchina agevolmente e questo lo si può fare se ognuno di essi dispone dei set di utensili a portata e in posizioni intelligenti.

E quindi: via l’armadio equidistante a tutte le macchine con gli utensili standard condivisi!

Ma questa è tutta un’altra storia…

Una storia che insegna a distinguere un mero e apparente costo vivo dall’inefficienza che nessun cliente sarà mai disposto a pagare.

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