Legge di bilancio 2024, previsioni in favore delle imprese

Marianna Capasso

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legge di bilancio 2024

Incentrata molto su riduzione della pressione fiscale e sulla necessità di ristabilire il potere d’acquisto, la Legge di bilancio 2024 introduce sostegni alle imprese, rifinanziando i principali strumenti destinati agli investimenti.

Ufficialmente Legge 213/2023, la nuova Legge di bilancio 2024 è stata pubblicata in GU il 30 dicembre 2023, con entrata in vigore dal 1° gennaio 2024.

Il consueto strumento normativo di fine anno – questa volta più di sempre – sembra incentrato soprattutto sulla necessità di ristabilire un forte potere d’acquisto per i cittadini, con l’obiettivo di innescare un moltiplicatore economico di cui potranno beneficiare, a valle, anche le imprenditorie, in maniera indiretta.

Sono stati comunque introdotti diversi interventi per il sostegno diretto alle aziende, attraverso la promozione e lo sviluppo degli investimenti, in modo da poter contribuire efficacemente alla ripresa economica del Paese.

Tuttavia, si è reso necessario trovare un punto d’equilibrio tra l’andamento dei conti pubblici e le politiche di contrasto all’inflazione, che nel biennio 2022/2023 ha colpito soprattutto i cittadini a basso reddito. Sulle scelte, poi, ha pesato anche l’aumento dei costi energetici, il conflitto russo-ucraino e la crisi in Medio Oriente. Non è stato quindi semplice trovare la quadra, anche considerando i timori per una possibile stagnazione.

La bozza iniziale contava 109 articoli, di cui 89 nella prima sezione e 20 nella seconda, per l’approvazione degli stati di previsione dei diversi Ministeri. Quando è stata invece varata, come da copione classico, la prima sezione è confluita in un solo articolo, composto da 561 commi; la seconda sezione, invece, si compone di 20 articoli, dal 2 al 21 (l’approvazione degli stati di previsione, per ogni Ministero).

Analizziamo, allora, le principali misure in favore degli investimenti aziendali, con un occhio anche agli aspetti fiscali per le imprenditorie.

I numeri della manovra finanziaria

La Legge 213/2023 punta in primis a ridurre la pressione fiscale, provando così a modificare il quadro congiunturale, facendo leva sugli altri strumenti legislativi e amministrativi di cui è composta l’intera manovra finanziaria per il 2024 – come i D.lgs. attuativi della riforma fiscale, i DL anticipi e la riprogrammazione di spesa per le risorse del PNRR.

È prevista una movimentazione economica pari a circa 28 miliardi di euro, di cui 16 provenienti dall’extra gettito e il resto dal taglio di specifiche spese.

La manovra finanziaria nella sua interezza, includendo quindi la Legge 213 e i due decreti delegati attuativi della riforma fiscale, opererà con interventi complessivi per 34,7 miliardi, con risorse che arriveranno principalmente dal taglio delle spese (10,8 miliardi di euro) e dall’aumento delle entrate (8,3 miliardi).

In questo modo dovrebbe delinearsi il calo della pressione fiscale, passando dal 42,5% del 2023 al previsionale 41,8% nel 2026, con un cumulo percentuale di 0,9 punti in quattro anni (considerando che nel 2022 era pari al 42,7%).

Ma a quanto ammontano, di preciso, le risorse destinate alle imprese? Sono circa 6 miliardi, tra rifinanziamento dei contratti di sviluppo, grandi progetti di interesse comune europei (IPCEI), tecnologie abilitanti, Nuova Sabatini e ZES unica nel Mezzogiorno.

A questi, poi, si aggiungono quelli che utilizzerà SACE, attraverso l’offerta della sua nuova garanzia Archimede. Ci sono però, extra legem, anche oltre 14 miliardi che arrivano direttamente dalle modifiche apportate al PNRR, con l’aggiornamento dei piani di ripresa e con l’integrazione del capitolo dedicato al REPowerEU, nella Missione 7.

Le diverse risorse destinate alle imprese saranno gestite dai vari ministeri: l’articolo 4 della Legge di bilancio 2024 fa riferimento al MIMIT, uno dei dicasteri più attivi in tal senso.

Questo potrà movimentare 9,6 miliardi di euro, di cui però 6,3 andranno al finanziamento del Piano Transizione 5.0, non previsto nella manovra finanziaria di fine anno, bensì dall’ultima “versione” del PNRR.

La cifra totale si aggiungerà ai già preventivati 6,4 miliardi, in bilancio per il Piano Industria 4.0. Le imprese, dunque, potranno richiedere un credito fiscale fino al 40%, qualora investano nell’ammodernamento digitale e nell’efficientamento energetico, nel cumulo delle risorse.

I contratti di sviluppo e la Nuova Sabatini

Tornando allora alla Legge 213/2023, analizziamo le misure previste per le imprese, partendo da quelle a favore dei contratti di sviluppo – lo strumento che sostiene i progetti effettuati in diversi comparti, che siano però di grandi dimensioni.

Parliamo di investimenti di elevato livello, se si considera che per il settore industriale si parte da una soglia minima di 20 milioni di euro: le agevolazioni finanziarie prevedono un contributo a fondo perduto alla spesa, in conto impianti, in conto interessi o anche un finanziamento agevolato.

Non c’è una regola precisa sull’ammontare degli incentivi, perché tutto dipenderà dalla tipologia di progetto, che potrà essere di ricerca, di sviluppo e innovazione; allo stesso modo, si terrà conto della localizzazione dell’iniziativa e dalla dimensione societaria, con una particolare attenzione agli investimenti green.

La competenza resta, come sempre, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che potrà impartire al gestore dei contratti di sviluppo le direttive specifiche per utilizzare al meglio i fondi. Il soggetto attuatore rimane Invitalia.

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Le imprese saranno obbligate a stipulare una polizza assicurativa per coprire i rischi derivanti da eventuali danni, provocati da calamità naturali ed eventi catastrofali verificatisi sull’intero territorio italiano.

Nella Legge di bilancio è stato previsto un rifinanziamento dei contratti di sviluppo, con un miliardo di euro e un’autorizzazione di spesa complessiva pari a 190 milioni di euro per l’anno 2024, 310 milioni per l’anno 2025 e 100 milioni per ciascuno degli anni dal 2026 al 2030.

Come da tradizione, poi, è stato incrementato il plafond per la misura Beni Strumentali. Per assicurare continuità alla meglio conosciuta Nuova Sabatini – misura di cui beneficiano principalmente le micro, piccole e medie imprese, nei rispettivi investimenti produttivi – è stato previsto un incremento delle risorse già messe a budget negli anni passati.

Parliamo di ulteriori 100 milioni di euro, che dovrebbero favorire e facilitare l’accesso al credito, aumentando gli investimenti in beni strumentali, attrezzature, impianti, software e tecnologie digitali.

A questi, si aggiungono 50 milioni di euro (da fine 2023) che arrivano dall’articolo 13 del DL 18 ottobre 2023, n. 145, uno dei due decreti fiscali connessi alla Manovra finanziaria.

Questo “tesoretto” si somma dunque alle previsioni economiche per l’anno in corso e alla programmazione economica stabilita con la precedente Legge di bilancio 2023, ovvero 40 milioni di euro annui dal 2024 al 2026.

L’incremento del FCS e la nuova garanzia di SACE

È stato predisposto un incremento della dotazione destinata al Fondo per la crescita sostenibile, con 110 milioni per l’anno 2024 e 220 milioni per l’anno 2025.

Il FCS finanzia i programmi e gli interventi che presentino un significativo impatto sulla competitività della produzione italiana, soprattutto in (1) progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, in (2) progetti che rafforzino la struttura produttiva, il riutilizzo di impianti produttivi e il rilancio di aree già in situazioni di crisi, e (3) progetti di promozione sui mercati globali e attrazione di investimenti dall’estero.

Passiamo poi a SACE, la longa manu del MEF, che nella nuova Legge di bilancio ricopre una posizione importante. Istituita inizialmente come Assicurazione del Credito all’Esportazione, trasformata poi in Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero, dal 2020 è un soggetto pubblico che sostiene le imprese attraverso una nuova e diversa operatività.

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Con la crisi pandemica, infatti, la Società cambia ruolo (rectius, ne ricopre uno ulteriore), andando oltre al classico supporto all’export e all’internazionalizzazione: nella sua nuova veste può rilasciare garanzie a supporto delle imprese, per l’accesso ai finanziamenti erogati da banche, istituti finanziari, società di factoring e leasing. Sono diversi gli strumenti emessi in questo ultimo triennio, tra cui garanzie per progetti attuativi del Green New Deal italiano.

Nella Legge 213, invece, SACE diventa la leva per le agevolazioni in “investimenti fortemente addizionali”, coinvolgendo quanti più imprenditorie private.

Fino al 31 dicembre 2029, infatti, il Gruppo potrà rilasciare garanzie connesse a investimenti di vario tipo, tra cui industriali e ad impatto ambientale, ma anche garanzie per i progetti destinati all’innovazione industriale, tecnologica e digitale delle imprese.

Ci sarà quindi un importante allineamento al diktat di Bruxelles per il raggiungimento delle transizioni gemelle.

Contestualmente all’ufficializzazione delle previsioni riportate nella Legge di bilancio, a fine 2023, SACE ha quindi lanciato la garanzia Archimede che, con un plafond pari a 60 miliardi di euro, potrà coprire fino al 70% dei finanziamenti offerti a imprese Mid Cap e Large Cap.

La garanzia può durare al massimo 25 anni e riguarderà i finanziamenti di qualsiasi forma, concessi alle imprese con sede legale in Italia e alle imprese aventi sede legale all’estero ma previa stabile organizzazione in Italia.

Sono escluse le imprese in difficoltà e le PMI; per queste ultime, da gennaio 2024 è partita la Garanzia Futuro che, assieme alla Green, completa l’offerta di SACE.

Fringe benefits e premi di risultato
Interessanti novità per i fringe benefits offerti ai lavoratori dipendenti: la riduzione della pressione fiscale potrebbe partire proprio da una diversa imposizione a carico di tale tipologia di benefici. Le aziende utilizzano spesso questo strumento per diminuire il carico contributivo e fiscale – che sarebbe indubbiamente più elevato, con un’attribuzione monetaria sic et simpliciter.

Aumenta, quindi, il limite di non imponibilità per i beni e i servizi riconosciuti al singolo lavoratore, incentivanti e fidelizzanti: quello ordinario sale da 258,23 euro a 1.000, per tutti i dipendenti, mentre il limite arriva a 2.000 euro, in presenza di figli a carico o con età inferiore a 24 anni e reddito inferiore a 4.000 euro.

Sono poi detassati i premi di risultato: i premi di produttività e le somme di partecipazione agli utili dell’impresa potranno raggiungere il limite di 3mila euro nel 2024, mentre l’aliquota dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali scenderà dal 10% al 5%, ma solo per l’anno in corso e per il settore privato.

Le novità in ambito fiscale

Considerando l’obiettivo primario della nuova Legge di bilancio, ovvero la riduzione della pressione contributiva, analizziamo anche gli aspetti fiscali che, assieme alle misure dirette ad incentivare gli investimenti, rappresentano interessanti novità per le compagini e per i rispettivi lavoratori.

Partiamo dal reshoring, ovvero quel fenomeno per cui le aziende riportano la produzione in Italia, in linea con le ultime politiche di incoraggiamento del rientro produttivo.

Alle imprese che investono, quindi, nuovamente nel Paese è offerta una riduzione del 50% sulle imposte da reddito, e viene altresì riconosciuto un nuovo regime agevolato anche per i lavoratori dipendenti o autonomi con requisiti di elevata qualificazione e specializzazione (dalla fuga al richiamo dei cervelli).

A favorire le imprenditorie, nonché la movimentazione nel mondo del lavoro, ci pensa la previsione normativa sulla maggiorazione delle deduzioni, che passano dal 120% al 130% per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani, donne, lavoratori di categorie svantaggiate ed ex percettori del reddito di cittadinanza. Sono 1,3 i miliardi destinati al finanziamento di questa bivalente agevolazione.

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Con 1,3 miliardi sarà finanziata la maggiorazione delle deduzioni per le assunzioni a tempo indeterminato di giovani, donne, categorie svantaggiate ed ex percettori del reddito di cittadinanza.

Si torna a parlare di sugar e plastic tax, due imposizioni che non piacciono alle imprese e la cui entrata in vigore è stata differita nuovamente, evitando così un ulteriore addendum alla pressione fiscale: dovrebbe partire il 1 luglio 2024 ma potrebbero esserci novità in corso d’opera. Vedremo.

Sono poi previste misure per l’adeguamento del magazzino fiscale alla reale giacenza, con un contestuale allineamento del bilancio allo stato dei fatti.

Ci sono anche novità accolte con meno entusiasmo: dal 1 marzo 2024 è aumentata l’aliquota sulla ritenuta a titolo di acconto operata sui bonifici effettuati per poter beneficiare di oneri deducibili oggetto della detrazione d’imposta, i più noti bonifici parlanti; si passa dal 9% all’11%, con un effetto negativo sulla liquidità delle imprese, soprattutto per le installatrici e per quelle del comparto edile.

Le misure per il Sud
Nella Legge di Bilancio sono resi disponibili 1,8 miliardi di euro, per il 2024, destinati a coprire l’offerta di credito di imposta concesso alle imprese localizzate nella ZES unica del Mezzogiorno, per gli investimenti in macchinari, impianti e attrezzature varie (nuovi e non usati) destinati alle strutture produttive; saranno oggetto del beneficio anche gli acquisti di terreni e le spese per realizzare o ampliare gli immobili connessi all’attività di impresa. Per tutti gli altri dettagli sul tema ZES Mezzogiorno si veda l’articolo di approfondimento.

Sempre in ambito Mezzogiorno, ma extra Legge di Bilancio, a metà dicembre 2023 la Commissione Europea ha autorizzato, fino al 30 giugno 2024, l’esonero dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, ma solo per le imprese con sede nel Mezzogiorno.

La più nota misura “Decontribuzione Sud” nasce di fatto come aiuto di Stato, nella Legge di bilancio 2021: la diminuzione di 30 punti percentuali, sul totale dovuto, va a favore dei rapporti di lavoro dipendente, sia già avviati che futuri.

In questo modo si sostiene la disoccupazione regionale, sebbene la problematica dovrebbe assumere un connotato nazionale, in considerazione della carenza di professionalità in tutto il Paese, con una domanda nettamente superiore all’offerta di expertise. Ma questo è un altro discorso.

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