Strategie anti-pandemia

La mascherina di protezione “abbiatense” progettata e prodotta dalla Errevi

L’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha profondamente mutato non solo il modo di stare insieme, ma anche quello di lavorare. Abbiamo chiesto a Riccardo Volpato, attuale titolare insieme con il fratello Fabrizio, di Errevi S.r.l. di Abbiategrasso come ha reagito e come si sta comportando per far fronte a una situazione del tutto nuova e inattesa.

Convertire la produzione

Sorge ad Abbiategrasso, alle porte di Milano, la Errevi s.a.s., impresa a conduzione familiare da decenni presente sul mercato degli stampi e del servizio conto terzi di elettroerosione, la quale quest’anno ha compiuto 50 anni di attività. Riccardo Volpato, attuale titolare insieme con il fratello Fabrizio, della società e figli del fondatore Renato, esordisce: «Noi operiamo in settori di primaria importanza, come quello autom

Riccardo Volpato, titolare della Errevi s.a.s. (Abbiategrasso, MI)

otive, elettronico, microtecnico, medicale, ecc., e la qualità del nostro lavoro è riconosciuta non solo in Italia ma anche in Paesi esteri come Germania, Spagna, Francia, Inghilterra ed Emirati Arabi. In questa fase di grande difficoltà generalizzata, il fatturato si è contratto in maniera notevole sul mercato sia italiano, sia esterno, con una riduzione del 70-80%. Per far fronte a tale situazione, abbiamo cercato di sopperire alla mancanza di nuovi ordinativi proponendo noi stessi al mercato articoli dedicati alla protezione personale». Volpato precisa: «Stiamo immettendo sul mercato una mascherina da noi progettata e per la quale abbiamo anche realizzato lo stampo durante il periodo di “lockdown”. Si chiamerà “la mascherina abbiatense”, in onore di Abbiategrasso, la nostra città, e sarà una mascherina facciale, a uso generico, riutilizzabile con filtri intercambiabili, costruita con materiali medicali biocompatibili certificati. Noi speriamo che possa diventare uno strumento utile per il bene e la salvaguardia della collettività. Questo è solo un progetto iniziale: la Errevi sta progettando una nuova mascherina completamente diversa dall’attuale per ottenere, a prove ultimate, le validazioni necessarie secondo le normative vigenti.  Inoltre, diamo un segnale di massima flessibilità, dimostrando che la nostra azienda è in grado di convertire la produzione sulla base delle necessità del momento».

Il mercato

Per quel che riguarda la situazione generale, il titolare della Errevi si lascia andare a un piccolo sfogo: «In questo clima di incertezza, è veramente impossibile programmare attività di lungo periodo o investimenti. Noi, del resto, siamo terzisti: costruiamo stampi e attrezzature per altre aziende, le quali, se non ricevono lavoro, di riflesso non ne possono dare. Prima del Covid19 la situazione era buona poi, tra febbraio e marzo, molti ordini sono stati annullati e non sono stati mai più recuperati. Adesso la situazione è abbastanza grave, perché non sembra che ci sia una ripresa all’orizzonte ed è molto difficile acquisire nuovi clienti. Interagire o proporsi alle aziende è davvero difficile: anche solo avere un appuntamento o parlare con un responsabile è oggi una vera e propria impresa. Purtroppo le aziende di piccole dimensioni come la nostra stanno soffrendo: questa è la realtà dei fatti. Confidiamo dunque che la situazione si risolva presto, in quanto abbiamo tecnologie e competenze per offrire al mercato prodotti di assoluto livello».

Gli aiuti che servono

Secondo lei, quali incentivi, aiuti e contributi dovrebbe garantire lo Stato per far fronte a una situazione come quella attuale? «Lo Stato dovrebbe immettere, giustamente a fronte dei dovuti e necessari controlli, denaro gratuito direttamente nelle casse delle aziende e delle famiglie che sono realmente in difficoltà, per aiutare a uscire dalla crisi, magari sfruttando i fondi europei di cui si parla tanto. Non vedo altra soluzione».

 

 

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