Numeri, raggi e quel numerino magico: lo sviluppo diventa metodo

Bartolomeo Porcheddu

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metodo

Un percorso concreto, un metodo, che parte dalle prove in officina e arriva a un sistema affidabile nel CAD, capace di eliminare tentativi ed errori per rendere lo sviluppo dei particolari più rapido, coerente e indipendente dall’esperienza del singolo.

In più di un ufficio tecnico, ho potuto osservare l’impiego di un metodo che ogni volta mi fa chiudere lo stomaco: aprire un componente nuovo, inserire un fattore K a caso, lanciare lo sviluppo, misurare lo scostamento, correggere, rilanciare, misurare di nuovo e avanti così, finché il numero non torna.

Un metodo per tentativi che funziona, tecnicamente, ma che ha un costo nascosto enorme: il tempo. E il tempo, in produzione, è l’unica cosa che non si recupera.

Il punto di svolta per me è arrivato quando in azienda ho trovato una vecchia tabella excel stampata — bordi sgualciti, qualche macchia di caffè — con le compensazioni espresse in millimetri per i materiali e gli spessori più comuni.

Era un patrimonio, ma incompleto: quei valori in millimetri non parlavano il linguaggio del CAD 3D, e per ogni combinazione di raggio interno diversa bisognava ricominciare a fare i conti.

Ho deciso di riscriverla da zero. Ho tradotto ogni valore in fattore K, l’ho organizzata per materiale, spessore, cava e punzone, e per ogni combinazione ho calcolato il fattore K corrispondente a tutti i raggi interni che mi erano capitati nei disegni: 0,5 mm, 1 mm, 2 mm e così via.

Il risultato è che oggi, quando mi arriva un componente in Fe S235 da 3 mm e devo dargli 0,8 mm a piega, qualunque sia il raggio interno usato dal progettista nel 3D, ho già il numerino giusto. Nessuna prova per tentativi, nessun rilancio.

I moderni CAD 3D ci vengono incontro: permettono di caricare queste tabelle direttamente nel software, in modo che il programma legga il raggio interno del componente e associ automaticamente il fattore K corretto. Gli strumenti ci sono, sta a noi sapere come sfruttarli.

Con questo capitolo chiudiamo il cerchio su tre aspetti strettamente legati tra loro: come ricavare la compensazione reale attraverso prove di reverse engineering, come gestire il raggio interno nel modello 3D senza creare problemi a valle, e come tradurre tutto questo nel fattore K che il CAD parametrico si aspetta.

Niente teoria fine a sé stessa: sono strumenti che lunedì mattina potete iniziare ad applicare. Per avere la tabella completa, è sufficiente, come sempre scaricarla inquadrando il QR code a fine articolo.

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