Export in Usa: le regole del gioco per vincere

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Stati Uniti e Canada si sono confermati lo scorso anno fra gli approdi prediletti per le esportazioni di beni strumentali e prodotti made in Italy della meccanica. Opportunità di business e di successo dipendono dalla conoscenza di una varietà di normative in evoluzione e non sempre di facile lettura.

Secondo i dati pubblicati alla fine dello scorso anno da Anima Confindustria l’export italiano di prodotti della meccanica ha generato un volume d’affari da 29,6 miliardi di euro riavvicinandosi ai valori espressi nel 2019 (30,1 miliardi) con una crescita del 15,1% sul 2020. Nel primo semestre del 2021 gli USA hanno perso a favore della Francia il secondo posto fra le destinazioni privilegiate per i beni strumentali made in Italy ma hanno confermato la loro importanza con un fatturato da 1,38 miliardi nel periodo.

Eaton ha dedicato una serie di eventi tematici alle norme per l’impiego di componenti ed equipaggiamenti elettrici in bassa tensione negli Stati Uniti e in Canada

Per il futuro restano una terra promessa, viste le aspettative che il presidente di Anima Marco Nocivelli ha dichiarato di nutrire verso il piano di investimenti per infrastrutture pubbliche e private varato dalla presidenza Biden. Il programma, secondo fonti ufficiali, è stato giudicato da Nocivelli foriero di «grandi opportunità per la meccanica» di casa nostra. Anche le vendite di beni strumentali al Canada stanno vivendo una fase di slancio e a sancirlo è il Rapporto 2021 di SACE, specialista dei servizi assicurativi e finanziari per le imprese. Qui «le dinamiche favorevoli di meccanica strumentale (+19,6%)» hanno rappresentato un decisivo traino per il generalizzato incremento delle consegne (+15,5%) da parte dei fornitori della Penisola.

Nella selva delle sigle

Per soddisfare una domanda che non sembra a oggi destinata a calare di intensità è tuttavia necessaria una approfondita conoscenza delle caratteristiche dei mercati statunitense e canadese, da un punto di vista prettamente commerciale. Ma a essa deve unirsi inevitabilmente anche lo studio di normative che non sempre, in assenza del supporto di un esperto o di un team di specialisti, risultano di facile interpretazione, anche perché soggette a frequenti aggiornamenti e revisioni. È questo il caso dei regolamenti che armonizzano la scelta e l’impiego di componenti a bassa tensione per gli equipaggiamenti elettrici indirizzati proprio ai due territori in oggetto. E che per loro natura interessano da molto vicino anche quell’industria del machinery cui si è già accennato poco più su.

L’edizione 04/2018 della norma di prodotto per quadri elettrici di controllo e di macchina UL 508 specifica che i Main Overcurrent Protective Device siano progettati in concordanza con le direttive del NEC

In particolare, si fa riferimento ai componenti di protezione, comando e commutazione elettrica ai quali è solitamente richiesta la conformità alle normative internazionali IEC. Queste ultime sono state adottate su scala globale; non però in Nord America ove vigono il National Electrical Code (NEC) o il CEC (Canadian Electrical Code) in base alle norme UL e CSA. L’aderenza a questo quadro normativo prende il nome di approvazione. Negli Stati Uniti il NEC e lo Occupational Health and Safety Act (OSHA) del 1970 impongono che sistemi e componenti vengano verificati e approvati da un responsabile locale. Un ispettore, cioè, identificato con l’acronimo di AHJ, ovvero Authority Having Jurisdiction. Preliminarmente, però, le singole parti debbono ricevere il benestare da parte di un laboratorio di test riconosciuto a livello nazionale (NRTL: Nationally Recognised Testing Laboratory) e cioè di una terza parte. Contrariamente a quanto previsto in Europa, non è quindi contemplata la possibilità di una dichiarazione di conformità emanata dal solo costruttore. Allo stato attuale, poi, in Canada ogni equipaggiamento elettrico deve rispettare il dettato del CEC e questo stabilisce che tutti i singoli componenti vengano approvati, in prima battuta, anche dal CSA.

Attenzione all’ispettore, occhio agli aggiornamenti

Come anticipato, la verifica di quadri ed equipaggiamenti elettrici è affidata negli USA a un ispettore locale che agisce sulla scorta delle regole valide in tutti e cinquanta gli Stati dell’Unione ma potrebbe anche attenersi alle cosiddette state and city regulation. Perché Oltreoceano esistono qualcosa come 2.000 giurisdizioni indipendenti: l’interpretazione e l’applicazione delle normative è suscettibile perciò di cambiamenti fra l’una e l’altra. Una approvazione è, in ogni caso, doverosa: in sua assenza decadrebbero le coperture assicurative – per quel che riguarda le conseguenze di carattere penale – o, in ambito civile, il rischio sarebbe un drastico taglio delle forniture di energia. L’apposizione di una etichetta UL, analoga ma non equivalente alla marcatura CE, su macchine e sistemi prima ancora della loro consegna può semplificare di gran lunga le procedure e soprattutto può velocizzare non poco i controlli da parte delle autorità ispettive. Il National Electrical Code o NEC ha carattere legale ed è pubblicato dalla National Fire Protection Association (NFPA). Ogni tre anni è sottoposto a revisione e la sua ultima edizione datata al 2020 introduce alcuni rilevanti aggiornamenti. Riguardano per esempio la tensione (in Italia: BT) passata da un massimo di 600 a un massimo di 1.000 Volt e i requisiti per gli interruttori di circuito per guasti a terra (Ground fault circuit interrupter, GFCI) e per guasti ad arco AFCI: Arc fault circuit interrupter. E ancora, il dimensionamento di cavi e conduttori e le specifiche di messa a terra; non da ultimo i requisiti di verifica dei cortocircuiti. Responsabilità dell’ispettore è in questa circostanza quella di verificare se l’SCCR del quadro sia sufficiente, considerando la corrente di cortocircuito presente nel punto di installazione (Available Fault Current). Questo implica che, almeno in linea generale, i quadri e i componenti con bassi valori di SCCR (5kA, 10kA) potranno difficilmente ricevere l’approvazione.

Uno standard specifico per le applicazioni industriali

Focalizzato circostanziatamente sulle regole cui devono uniformarsi gli equipaggiamenti elettrici di macchine e gruppi di macchine è l’Electrical Standard for Industrial Machinery NFPA 79 il cui contenuto non si discosta da quello dell’europeo IEC EN 60204-1. Interessa in primis l’installazione ma affronta nello specifico anche la realizzazione dell’alimentazione di un equipaggiamento elettrico di macchina e degli interruttori generali. Accanto alla già menzionata transizione dai 600 ai 1.000 volt BT, vengono descritte (al capitolo quinto) le caratteristiche della connessione alla rete.

La verifica di quadri ed equipaggiamenti elettrici è affidata negli USA a un ispettore locale che agisce sulla scorta delle regole valide in tutti e cinquanta gli Stati dell’Unione, ma potrebbe anche attenersi alle cosiddette state and city regulation

L’interruttore generale principale deve ora essere marcato con l’etichetta di Main Disconnecting Means se i dispositivi di sezionamento della macchina sono più di uno; e se l’interruttore generale principale è distaccato dal resto della macchina, non può però esser posto a una distanza superiore ai 20 piedi, pari a sei metri approssimativamente. Il testo illustra i nuovi requisiti per i cavi dei motori alimentati da inverter e dei servomotori e spiega che per le macchine, in linea con quanto riportato dal NEC, è necessaria l’implementazione della protezione dalle sovratensioni. Tutte le parti suscettibili di essere influenzate da un guasto d’isolamento devono essere idonee a sopportarne, infine, anche gli effetti termici e meccanici. Alcuni di questi update si ritrovano anche nell’edizione 04/2018 della norma di prodotto per quadri elettrici di controllo e di macchina UL 508A, che via aggiunge gli UPS e relative marcature nei quadri di comando. Indica in più la necessità che relè termici e salvamotori siano corredati da un’etichetta recante il valore di taratura; e che i Main Overcurrent Protective Device siano progettati in concordanza con le direttive del NEC.

Soluzioni Eaton conformi alla norma

Fusibili della serie Bussmann di Eaton, Class J e IR550, conformi allo standard americano UL 248

La normativa statunitense NEC regola il valore di corrente nominale di cortocircuito (SCCR – Short-Circuit Current Rating) per i circuiti elettrici, in modo da evitare il rischio di elettrocuzione, incendi e urti, identificando il livello massimo di corrente che i componenti di un circuito o di un’apparecchiatura elettrica possono sopportare in sicurezza. I fusibili della serie Bussmann di Eaton, sensibili alla corrente, aumentano il valore SCCR offrendo, a costi contenuti, la completa protezione di un circuito dalle sovracorrenti causate dai cortocircuiti, intervenendo quindi in modo sicuro in condizioni di sovraccarico e riducendo il pericolo di danni a persone e macchine. La gamma Bussmann include oltre 30 mila codici di fusibili a basso, medio e alto voltaggio conformi allo specifico standard americano UL 248.

Aggiornarsi è vitale
Intervista a Gianpiero Tomassini, Technical Manager Industrial Components di Eaton Industries Italy, che alle norme per l’impiego di componenti ed equipaggiamenti elettrici in bassa tensione nei panorami statunitense e canadese ha dedicato di recente una serie di seminari ed eventi mirati.
Gianpiero Tomassini, Technical Manager Industrial Components di Eaton Industries Italy
Studi ed eventi sulle norme USA e canadesi nascono dall’interesse per questi mercati da parte dell’industria italiana (e viceversa)?  Sì, è corretto. Esportare in Nord America è storicamente un plus della manifattura italiana (in concorrenza con quella tedesca) specie nel campo delle macchine automatiche per alimentare, tessile, lavorazione delle plastiche. Oggi Italia e Germania si confrontano coi competitor asiatici, ma per ora la qualità dei prodotti europei resta un punto di forza.
Quali sono le destinatarie del messaggio che Eaton vuole diffondere con ricerche e seminari? Sicuramente le aziende costruttrici di macchine automatiche nel senso più largo del termine. Sia i costruttori di macchine piccole o semplici (ma con volumi importanti) sia i produttori di macchinari molto complessi come le linee di confezionamento degli alimentari hanno una buona penetrazione nel mercato nordamericano; e hanno ben chiaro il fatto che tale presenza può aumentare. Questo aspetto coinvolge la maggior parte delle aziende manifatturiere italiane con una vision per il futuro.
Quali settori offrono le migliori opportunità per il made in Italy in USA e Canada e perché?  In genere, si conferma il trend che vede il made in Italy di per sé vincente in Nord America. In particolare, come ben sa chi opera nel mondo dell’automazione, nonostante la concorrenza di Germania e Asia, il made in Italy vince anche nel settore delle macchine automatiche. Questo si deve innanzitutto alla tradizione e alle abitudini, che continuano a giocare un ruolo chiave, ma non solo: come anticipato, la sostanziale alta qualità dei macchinari progettati, sviluppati e prodotti dalle aziende italiane è fondamentale. Si pensi ai settori del food & beverage, tessile, della lavorazione di legno, vetro, marmi e graniti. Inoltre, le politiche correnti incentivano fortemente l’export: quindi molte aziende dotate di visione e strutturate adeguatamente, guardano con interesse all’enorme potenziale mercato che il Nord America costituisce. Infatti, gli USA sono, per storia e cultura, fortissimi importatori.
Quanto è sentita dalle imprese la necessità di aggiornarsi sulle tematiche normative locali? Aggiornarsi è vitale. Le norme nordamericane (NEC, UL, CSA) evolvono molto più rapidamente di quelle internazionali (IEC) o europee (EN). Per esempio, la norma relativa all’equipaggiamento elettrico di una macchina, che in Europa ha avuto le sue due ultime pubblicazioni nel 2006 e poi nel 2018, negli USA è stata emendata e ripubblicata a ogni riedizione del NEC (National Electrical Code), che è stato a sua volta riproposto nell’ultimo decennio nel 2011, 2014, 2017 e 2020. La consapevolezza di questa dinamica, benché diffusa, resta spesso superficiale: da un lato a causa dei continui cambiamenti, dall’altro per la difficoltà di accesso alle informazioni. La conoscenza reale di come stiano le cose è talora scarsa o incompleta: si avverte perciò la necessità di fare chiarezza.
Quali, secondo voi, i punti più caldi e degni d’attenzione del mutevole quadro normativo? Premesso che, per i costruttori di macchine, le maggiori novità normative sono state introdotte con il NEC 2017 e che il NEC 2020 ha invece avuto un impatto maggiore per elettricisti e installatori, due sono gli aspetti caldi per chi opera nel settore dell’automazione. Il primo è l’introduzione della necessità di prevedere spesso una protezione dell’equipaggiamento elettrico della macchina dalle sovratensioni. Il secondo, ancor più importante, è il fatto che per un equipaggiamento elettrico di macchina vada dichiarata la tenuta al cortocircuito (SCCR) e che questa verrà verificata da un ispettore al momento dell’allacciamento alla rete di alimentazione: se si rivelasse insufficiente, questo porterebbe all’impossibilità di utilizzare la macchina fino alla sua modifica, in modo da rispettare la richiesta normativa. I costruttori, storicamente, per semplicità dichiaravano valori SCCR di 5-10 kA, troppo spesso insufficienti in ambito industriale. Prima, non vigendo l’obbligo di verifica da parte di un ispettore, la cosa passava in cavalleria. Oggi, questo non è più possibile; i costruttori devono e dovranno adeguare il progetto delle macchine – nuove o preesistenti – alle norme e alla realtà industriale.
Quali riscontri avete ottenuto dai seminari e quali curiosità o necessità vi trovate a dover soddisfare, presso chi esporta in USA e Canada?  La formazione darà i primi riscontri concreti e puntuali all’avvio delle singole iniziative, quando i clienti si troveranno ad affrontare lo sviluppo di un nuovo progetto o la revisione di uno esistente. Quindi, ci aspettiamo richieste di supporto tecnico e normativo nel prossimo futuro, quando i clienti avranno bisogno di assistenza sulle scelte progettuali o la selezione del componente appropriato per un’applicazione. In genere, comunque, i punti su cui più spesso veniamo contattati sono relativi, dal punto di vista normativo, all’evoluzione delle norme e alla omologazione un prodotto. Da un punto di vista più tecnico, alla corretta scelta dell’interruttore generale di un equipaggiamento elettrico di macchina. Per questo, abbiamo dedicato buona parte del tempo ad approfondire questi due aspetti, specialmente il secondo.

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